Co `sto euro no se capisse più …
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fonte:
- Il Gazzettino
“Co `sto euro no se capisse più n`ostrega“. Ormai non è più un discorso limitato agli anziani superstiti di una città che c`era e che oggi non c`è più. Il fatto che la nuova moneta abbia sconvolto il sistema dei prezzi e la loro percezione è ormai una realtà accertata. A distanza di sei mesi dall`entrata dell`euro, i nostri portafogli sono diventati sensibilmente più leggeri. Lo dicono i dati sull`inflazione, che in soli tre mesi (tra dicembre 2001 e marzo 2002) ha registrato in città un balzo dell`1,26 per cento contro la media nazionale, che si assesta poco sopra il punto percentuale. Con questo dato Venezia si piazza al “disonorevole“ terzo posto in Italia dopo Cagliari (1,58\%) e Trieste (1,36\%) nella classifica delle città che hanno registrato i maggiori rincari.
D`altronde, non si dice nulla di nuovo. Tutti si sono accorti che in certi bar un aperitivo analcolico al banco costa 2 euro, quasi quanto una confezione da dieci bottiglie monodose. Tutti si sono poi accorti che frutta e verdura hanno raggiunto quotazioni degna del boom del Nasdaq tra la fine del 1999 e marzo del 2000, con tassi di incremento a due cifre. Le ciliegie quotano 6 euro al chilo mentre i peperoni si assestano sui 2,10 euro al chilo. Solo in parte la giustificazione di certi prezzi va cercata nella cattiva stagione, perché il motivo principale è come sempre il fattore turismo, che fa di Venezia una vetrina privilegiata in cui ogni cosa può essere venduta a prezzi più alti rispetto ad altri posti.
«L`introduzione dell`euro – ha osservato acutamente il presidente della Camera di commercio milanese, Carlo Sangalli, durante la presentazione di una ricerca condotta in collaborazione con l`Università Cattolica – ha cancellato dalla memoria collettiva i prezzi per tutti i beni, non più espressi in lire».
E in Italia questo fatto è ancora limitato. In Olanda l`aumento dei prezzi nei primi tre mesi dell`anno è stato del 2,70 per cento.
Se per la frutta e la verdura o i prezzi dei bar certi aumenti possono essere più o meno giustificati, ci sono settori in cui l`aumento pare dovuto essenzialmente all`effetto “tabula rasa“.
I musei non civici né statali, per esempio, sono un esempio lampante di questi aumenti del tutto arbitrari, dei quali probabilmente pochi si sono accorti. Ecco una serie di prezzi con le rispettive variazioni assolute. L`ingresso intero alla Collezione Guggenheim costava in dicembre 12 mila lire, ora costa 8 euro (15.490 lire). La visita al campanile di San Marco è passata dalle 8 mila lire ai 6 euro attuali (11.618), San Giorgio Maggiore da 3.000 lire a 3 euro (5.809), le Sinagoghe da 12 mila lire a 8 euro (15.490), il monastero Mechitarista da 10.000 lire a 6 euro (11.618), la scala Contarini del Bovolo da 4.000 lire a 2.5 euro (4.841). E si potrebbe continuare a lungo.
«Per il consumatore – commenta l`avvocato Mario d`Elia, presidente regionale del Codacons – l`adozione dell`euro non è stata finora un guadagno, proprio a causa del comportamento di certi operatori, che hanno approfittato del salto nel buio dei prezzi. In Francia hanno fatto una cosa intelligente, prorogando la doppia indicazione dei prezzi per altri sei mesi».
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