14 Giugno 2002

L`insostenibile Ct





Questo è lo sfogo di un trapattoniano pentito. Nauseato dal demone di narcisismo e ruffianeria che si è impossessato del C.T. della Nazionale. Dalle sue interviste ai giornalisti, che chiama tutti per nome nel tentativo di ingraziarsene i favori, con la stessa tecnica dei venditori di polizze e dei fondatori di partiti.

Da quel suo perpetuare in mondovisione la caricatura di un Alberto Sordi del nord che non esiste quasi più: una macchietta che si agita, fischia, strambotta, alternando le parolacce alle preghiere. Mi avvilisce, da laico, che tiri in ballo il nome di Dio per una punizione di Montella. Che confonda la religione con la scaramanzia.

E che in panchina biascichi e spruzzi ampolle come una beghina. Si atteggia a grande capo, ma è ridotto a fare lo stregone: la formazione sembra dettata dai capricci di Totti, che pone il veto su Montella, e da quelli di Vieri, che pretende l`amichetto Inzaghi nel ruolo di Del Piero. Lo «spera-in-dio» è l`unico schema che Trap ha saputo dare a questa squadra spompata: capace che la prossima volta li mamdi in campo col santino di padre Pio nelle braghe e che al posto dell`inno di Mameli faccia intonare «Tu scendi dalle stelle».

Trapattoni perde i pezzi e pure i tifosi, ma rimane il C.T. ideale di una porzione d`Italia: quella che fa festa in strada per una qualificazione regalata e che, attraverso l`ineffabile Codacons, querela il guardalinee malese perchè credersi vittime di un complotto aiuta a non prendere coscienza della propria broccaggine.

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