31 Maggio 2002

Gli italiani «impegolati» in Argentina sono 350.000

Crisi


Gli italiani «impegolati» in Argentina sono 350.000






Roma. Meno del 3% dei risparmiatori italiani che hanno investito in titoli, ha acquistato titoli di stato argentini per un valore medio di investimento di circa 40.000 euro; i risparmiatori coinvolti sono circa 350.000 per un totale di circa 14 miliardi di euro. È Domenico Santececca, direttore dell?area mercato dell?Abi, a fornire il dato ai parlamentari della commissione Finanze della Camera che hanno ascoltato anche le associazioni dei consumatori, oltre all?associazione delle banche, sulla esposizione dei risparmiatori italiani nel paese sudamericano.
Le associazioni di consumatori non considerano il sistema bancario privo di responsabilità nei confronti dei risparmiatori italiani, chiedono una commissione d?inchiesta al Parlamento e minacciano una serie di azioni legali.

Obiettivo del sistema bancario italiano, ha spiegato Santececca parlando con i giornalisti a margine dell ? audizione, è di fare in modo che «quando il debito argentino dovesse essere ristrutturato, i risparmiatori italiani abbiano lo stesso trattamento degli altri creditori argentini». A questo proposito l ? Abi ha chiesto all ? ex ambasciatore italiano in Argentina di assumere la funzione di referente nei confronti delle istituzioni del paese sudamericano, mentre Intesa Bci sarà è la banca di riferimento.
L ? Italia è al quinto posto fra i paesi coinvolti e a differenza di altre situazioni di insolvenza, la percentuale di titoli è piuttosto alta. Pesano infatti per circa il 40% sull ? esposizione totale di 150 miliardi di dollari.
L ? Argentina non era considerato un paese a rischio, inoltre la vicinanza culturale fra i due paesi è di vecchia data e questo ha indotto all ? acquisto dei titoli.
I consumatori puntano il dito contro il sistema bancario che non avrebbe informato con sufficiente precisione il rischio che i consumatori italiani correvano. In particolare, hanno sostenuto i rappresentanti di Adusbef, Altro Consumo, Codacons, Adoc e Federconsumatori, le banche non avrebbero fatte firmare le dichiarazioni obbligatorie in caso di investimenti rischiosi, come prevede la Consob. Se verificato, questo elemento consentirebbbe «migliaia di iniziative legali contro le banche». Di diverso avviso Santececca, secondo il quale tutto è stato regolare.

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