19 Maggio 2002

Il vincitore e i 10 punti

PALLONATE

Il vincitore e i 10 punti



E`una vera fortuna che Luca Cordero di Montezemolo non sia mai stato sfiorato dall`idea di intraprendere la professione di avvocato. Una vera fortuna per lui, ma soprattutto per i suoi clienti mancati. Si tratta di un convincimento che abbiamo maturato dopo aver visto le immagini della conferenza stampa del presidente della Ferrari per esporre il punto di vista della casa di Maranello sulla figuraccia di Zeltweg. Una missione impossibile, al cospetto di un comportamento così grettamente antisportivo da ostruire qualsiasi via di fuga verso una giustificazione credibile. In circostanze del genere, al difensore non restano che due possibili soluzioni: la prima è quella di ammettere l`errore senza mezzi termini, sperando che la pubblica autocritica argini gli effetti del danno all`immagine; all`opposto, la seconda è quella che porta a assumere le vesti di «avvocato del diavolo», attestandosi sulla linea della difesa a oltranza, tramite l`utilizzo di raffinati sofismi, di una causa palesemente indifendibile. Quest`ultima è stata la linea scelta da LCdM: il quale, però, ha prodotto una performance che, più che da «avvocato del diavolo», è stata da «avvocato di un povero diavolo». Ovvero, degna di un patrocinante di quelli che sarebbero capaci di far correre i rischi di un`ordalia a un cliente che affronta una causa per protesti. Dunque, chiamato a difendere un`immagine il cui prestigio è stato costruito in un secolo e deturpato in un pomeriggio, LCdM ha voluto puntare grosso; consapevole, fra l`altro, che a breve le azioni Ferrari potrebbero essere quotate in borsa (per un`operazione alla quale la Fiat assegna molte delle proprie chance di uscire dalla crisi finanziaria), e che in vista di un simile obiettivo la rispettabilità del marchio è fondamentale. LCdM ha così deciso di rilanciare: difendendo la scelta di far sorpassare Barrichello da Schumacher sul traguardo; invitando i tifosi a essere meno passionali e più ragionevoli (ciò che rischia di verificarsi davvero); mostrando grande umiltà al cospetto di critiche e richieste di chiarimento («La Fia ci ha convocati? E chi è, Trapattoni?»; «Già, ci mancavano quelli del Codacons, era un po` che non si facevano vivi. Figuriamoci se sulle nostre strategie dobbiamo dare retta a quelli del Codacons»). Inoltre, LCdM ha attaccato frontalmente Flavio Briatore: riuscendo nella miracolosa impresa di renderlo simpatico persino a chi lo aveva sempre detestato. Ma il vero clou della linea di difesa è stato il «sofisma della doppia vittoria»: una raffinatezza intellettuale talmente sfiziosa che LCdM ha voluto metterla per iscritto in una lettera aperta a Prodi pubblicata sul Corsera di mercoledì: «(…) domenica siamo riusciti, unici al mondo, nell`impresa di vincere la gara con Barrichello e prendere 10 importanti punti con Schumacher.» Un ragionamento che ricorda una battuta di Woody Allen in La dea dell`amore (rispondendo a una domanda della figlia, disse: «In questa famiglia papà comanda e mamma prende le decisioni»), ma che fa ridere molto di più. E` rifacendoci al «sofisma della doppia vittoria» che sosteniamo l`avvedutezza di LCdM nel non aver mai pensato di fare l`avvocato: perché se mai avesse sostenuto un`argomentazione del genere davanti a un tribunale sarebbe stato incriminato per oltraggio alla corte.

Va comunque detto che lo stesso LCdM deve essersi accorto di avere esagerato. Tant`è che sull`edizione del CdS/Stadio di ieri, grazie alla compiacenza del maestro Italo Cucci (che martedì, commentando la conferenza stampa, lo aveva paragonato a Enzo Ferrari, il Drake; e non rispondiamo delle vostre esplosioni d`ilarità), egli è intervenuto per proporre di sé l`immagine del «grande uomo di sport». Dalle colonne del quotidiano romano, LCdM ha proposto una festa celebrativa della grande stagione dello sport modenese, da tenere a Maranello. Giustificando questa iniziativa personale in virtù della sua «modenesità acquisita»: «Sono di Bologna, ma non posso considerare Modena la mia seconda città, al massimo (…) la mia co-città, perché a Bologna dormo e a Modena lavoro». E doveva tenerci proprio tanto a far sapere che l`attività più gravosa continua a svolgerla a Bologna.

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