14 Maggio 2002

Rosse di vergogna

Lo sport ostaggio del denaro. Ma Montezemolo è con Todt: giusto far vincere Schumi

Rosse di vergogna



Ferrari sotto processo dopo Zeltweg. E la Fia convoca i piloti
«Sono desolato, ma approvo e condivido la scelta che è stata fatta, perché i conti si fanno alla fine dell`anno». Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari, non cambia idea: non c`è nulla di male, spiega, in quello che è accaduto domenica scorsa sul circuito austriaco di Zeltweg. La decisione di ordinare a Rubens Barrichello, in testa alla gara fino a pochi metri dal traguardo, di far passare il compagno di squadra Michael Schumacher, è stata presa nell`interesse della scuderia e tanto basta. Alla faccia della regolarità della Formula Uno e di quei principi di correttezza e lealtà sportiva, spesso ipocritamente sbandierati da chi è disposto a calpestarli alla prima occasione. «Di volta in volta, la ragione ed i risultati devono vincere sui sentimenti», taglia corto Montezemolo. Ma intanto la polemica non accenna a placarsi. Ieri Hans Geist, il promotore del GP d`Austria, ha chiesto alla Federazione Internazionale dell`automobile di infliggere una sanzione che “faccia male“ alla Ferrari: «La corsa è stata superba, ma il risultato è un disonore completo, le persone non vorranno più comprare i biglietti d`ingresso», si è lamentato Geist.
Durissimi i commenti della stampa straniera. “Ferrari rossa di vergogna“, titolano i giornali brasiliani, mentre per quelli austriaci siamo alla “Formula farsa“. Anche la stampa tedesca non ha risparmiato severe critiche sia alle Ferrari che a Schumacher: unica eccezione, la Frankfurter Allgemeine Zeitung: «La F.1 – ha scritto il quotidiano – è sempre stata così. Questa competizione viene considerata dall`industria come uno strumento di marketing, con l`obiettivo assoluto di giustificare gli enormi investimenti. In quest`ottica Jean Todt ha agito nell`interesse dell`azienda». Insomma, tutti sanno che lo sport è ostaggio del denaro: perché dunque scandalizzarsi?

Intanto va in scena il festival dell`ipocrisia. La scuderia e i due piloti saranno ascoltati il 26 giugno a Parigi dal Consiglio Mondiale dello sport dell`automobile, che li ha convocati per chiedere spiegazioni. Ma è facile prevedere che anche stavolta tutto finirà a “tarallucci e vino“. Il “gioco di squadra“ non è infatti vietato dai regolamenti Fia, come insegna il passato. A ricordarlo, indirettamente, è lo stesso Jean Todt: «Credo sia stato molto meglio mostrare a tutti quello che avevamo deciso – si è difeso il direttore sportivo della casa di Maranello -. Sarebbe stato peggio chiedere a Rubens di far finta di essere sorpassato o sarebbe stato sufficiente caricare nella macchina di Rubens 10 chili in più di benzina e Michael avrebbe potuto superarlo al pit-stop, ma non lo abbiamo fatto. Questo perché doveva essere chiaro che Rubens è il vincitore morale. I dieci punti vanno a Michael, ma è Rubens il vincitore, così come successe quando Mika Salo permise a Eddie Irvine di vincere nel 1999, o come quando quando Michael, dopo il suo incidente a Siverstone, lasciò passare Irvine in Malesia».

Contro la Ferrari si scaglia però l`ira degli scommettitori. Per evitare guai la Snai ha deciso di pagare come vincenti anche le scommesse su Barrichello, mentre il Codacons ha annunciato la presentazione di un esposto. Motivo: «La vittoria di Schumacher potrebbe configurare il reato di frode sportiva».

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