Mare chiuso, è polemica
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fonte:
- Il Messaggero
Mare ?chiuso?, è polemica
Stabilimenti: contestata la proposta di accesso a numero limitato
Stabilimenti a numero chiuso, con una quantità di bagnanti proporzionata ai servizi igienici e agli spazi disponibili. Spiagge sottoposte al regime di valutazione che già esiste per i campeggi, le discoteche, i cinema e persino gli stadi sportivi: chi prima arriva ha la possibilità di prendere il sole e fare il bagno.
Non è solo una proposta provocatoria ma a giorni diventerà qualcosa di più. La Fiba, il sindacato che raccoglie la gran parte dei gestori di spiaggia non solo a Ostia ma anche nel resto d?Italia, sta preparando un?iniziativa da sottoporre all?assessorato regionale al Turismo e alle altre istituzioni competenti. «In alcune regioni, come ad esempio la Toscana ? segnala il presidente nazionale Fiba Renato Papagni ? questa è una realtà normativa. Che senso ha far entrare in un impianto mille-duemila persone quando i servizi igienici sono solo sette-otto? La nostra non è una battaglia di retrogaurdia ma il tentativo di far guadagnare in qualità i servizi che rendiamo. I campeggi, i cinema, gli alberghi e persino gli stadi sportivi hanno un numero limite nella capienza. Negli stabilimenti, invece, questo parametro non esiste. Vogliamo competere per ottenere le bandiere blu dell?Ue e per le migliori valutazioni. Quindi è necessario uno sforzo normativo da parte delle amministrazioni».
L?iniziativa è un sasso nello stagno capace di creare un maremoto. Persino nel Sib, sindacato balneari ?concorrente“, l?idea esercita un certo fascino. «Credo che sia ragionevole ? commenta il presidente regionale Sib Fabrizio Fumagalli ? porre una soglia alla quantità di persone in relazione ai servizi disponibili. Purchè questo strumento non divenga la possibilità di scegliere i clienti o possa essere discrezionale sugli accessi. La spiaggia e il mare sono beni demaniali la cui fruizione va resa possibile al maggior numero di persone».
Tra i gestori l?idea trova convinti proseliti. «Sino a metà degli anni Settanta ? ricorda Cesare Urbinati, del ?Gambrinus“, impianto per vip ? gli stabilimenti erano certificati per un certo numero di persone. Superato quel limite all?ingresso eravamo autorizzati ad apporre il cartello ?Tutto esaurito“. Con le inchieste del pretore Amendola la materia si è liberalizzata e siamo costretti a far entrare tutti. Non è giusto: l?offerta sulla costa è varia e per tutte le esigenze. Perchè non posso scegliere di rinunciare ai clienti per garantire a chi entra la giusta tranquillità? Non si tratta di essere classisti ma di puntare alla qualità».
Diversa la posizione di Fabrizio Quoiani, concessionario del Lido Beach, stabilimento nato sulle ceneri del glorioso ?Roma“: «Siamo sufficientemente maturi come imprenditori ? sottolinea ? per capire quali sono i limiti e la portata delle nostre spiagge. Oggi il numero chiuso lo fa il mercato con le scorte di magazzino e le attrezzature disponibili. Come sulla questione della distanza tra gli ombrelloni credo che dovremmo fare da noi; ho paura che con il numero chiuso qualcuno sia tentato di fare strani giochi».
Durissima la reazione del Codacons, Comitato che raccoglie le associazioni dei consumatori. «Gran bella idea il numero chiuso ? ironizza il responsabile regionale, Italo Mannucci ? così per andare al mare faremo le liste d?attesa e il check in. E alla porta questi signori intendono mettere i tornelli delle banche oppure i buttafuori? E? un modello inaccettabile che sembra utile solo ad accaparrare i clienti più ricchi: la spiaggia è di tutti e non conosce dichiarazioni dei redditi».
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