«Mangiare ci costa 203 euro in più» Roma
«Mangiare ci costa 203 euro in più»
Roma . Altro che «inflazione fredda»! A dispetto del « congelamento » del dato globale sull ? inflazione, il vero carovita per le famiglie italiane non accenna a diminuire: i dati dell? Istat evidenziano infatti ancora nel dettaglio una vera e propria «impennata» del 4,2% nell ? ultimo anno per la spesa alimentare, e del 4,3% per alberghi, ristoranti e pubblici esercizi. È quanto denunciano le principali associazioni di consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), che hanno calcolato un aumento della sola spesa alimentare di 203 euro tra marzo 2001 e marzo 2002. Si tratta di aumenti che danneggiano direttamente le famiglie e i cittadini a basso reddito che, a causa di «ritocchini e arrotondamenti», denunciano le associazioni, sono passate da una spesa annuale per alimentari e bevande di 9.396.000 lire circa a 9.790.000 lire l?anno , con un aumento di 394 mila lire, cioè 203 euro. « Leggendo con atten zione gli ultimi dati dell? Istat – affermano le associazioni in una nota – nel mese di marzo gli aumenti congiunturali più elevati si sono proprio registrati nei capitoli degli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (»0,4%), abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura (»0,3) » . « Per questo l ? Intesa dei consumatori torna a chiedere al governo la revisione delle previsioni sull ? inflazione sulla quale si basano gli incrementi contrattuali; un controllo più rigido sulle tariffe pubbliche, come i trasporti, aumentate dello 0,3 per cento a marzo; il blocco per dodici mesi dell ? aumento dei biglietti ferroviari, e un “ bonus fiscale “ pari a 1000 euro per i redditi inferiori ai 16 mila euro all? anno » .
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