17 Aprile 2002

Alimenti, rincaro di 203 euro l`anno per famiglie

I dati Istat di marzo. L`Ocse: italiani tartassati, in 23 anni + 8% le tasse sui redditi

L`inflazione ferma al 2,5%

Alimenti, rincaro di 203 euro l`anno per famiglie





ROMA L`inflazione rallenta la sua corsa. A marzo i prezzi restano fermi al 2,5% su base annua, ma si riscaldano dello 0,1% rispetto al mese precedente se si includono i tabacchi, e dello 0,2% senza questa voce. A febbraio, invece, la variazione mensile era stata dello 0,4%. Lo rileva l`Istat, che fornisce anche l`indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, che a marzo ha visto una crescita pari allo 0,3%. Mentre le associazioni dei consumatori quantificano in un aumento medio annuo, solo per la spesa alimentare, di 203 euro a nucleo familiare.
Negli ultimi 12 mesi gli incrementi più consistenti si sono registrati nel comparto «alberghi, ristoranti e pubblici esercizi», con un`impennata del 4,3%, ma anche per i prodotti alimentari e le bevande alcoliche gli italiani hanno speso un 4,2% in più, con rincari del 3,4% per i beni ed i servizi. I prezzi, invece, si sono raffreddati nei settori delle comunicazioni (meno 1,7%) e dell`abitazione, acqua, elettricità e combustibili, con un decremento dello 0,2%.
A Bari la variazione mensile è stata del +0,1%, come a Potenza, mentre quella annua del capoluogo pugliese è stata del +2,6%, di quello lucano del +2,3%. Le città più care, secondo l`Istat, sono Trieste (più 3,5%), Trento, Ancona e l`Aquila (più 3%), Venezia e Roma (più 2,9%). Mentre i prezzi sono stati più sotto controllo ad Aosta (più 1,6%) e Campobasso (più 1,7%).
L`effetto della crisi in Medio Oriente sul petrolio si sente nella variazione registrata a marzo, rispetto al mese precedente, nella voce trasporti, che tocca lo 0,3%, lo stesso aumento che coinvolge l`abbigliamento e le calzature (su cui pesa l`effetto della fine dei saldi di stagione) e gli spettacoli e la cultura, per il ritocco all`insù del costo degli abbonamenti e degli impianti di risalita in montagna.
Un balzo che arriva allo 0,4% per il listino di alberghi e bar, mentre, a far risparmiare, sempre su base mensile, sono le comunicazioni (meno 0,1%) ed il comparto «abitazione, acqua, elettricità e combustibili (meno 0,2), dove a influire è la diminuzione dei prezzi della telefonia e del gas.
Se si va a guardare l`indice armonizzato dei prezzi per i Paesi Ue, la crescita è dello 0,9 rispetto a febbraio e del 2,5% rispetto a marzo 2001, soprattutto per effetto dei rincari di abbigliamento e scarpe (6,6%). Ma a livello europeo, anche se «le prospettive di inflazione non appaiono troppo buone» per colpa del prezzo del petrolio e degli aumenti della dinamica salariale, il commissario Ue Pedro Solbes ritiene che «i rischi inflazionistici sono moderati», anche perchè la ripresa, negli Usa, «è più sostenuta delle aspettative», con benefici effetti anche in Eurolandia.





Consumatori –


A leggere i dati Istat sono le associazioni dei consumatori, che denunciano come «ritocchini e arrotondamenti» pesino sulle tasche degli italiani, specie sulle famiglie a basso reddito: la spesa annuale per alimenti e bevande è passata da 9.396.000 lire l`anno a 9.790.000 lire, con un aumento di 394mila lire, cioè 203 euro. Adusbef, Federconsumatori, Adoc e Codacons rilevando, solo a marzo, il ritocco all`insù dei listini di alberghi, bar, ristoranti, abbigliamento, calzature, trasporti e spettacoli, tornano a chiedere al governo la revisione delle previsioni sull`inflazione, su cui si basano gli incrementi contrattuali «che non raggiungeranno – assicurano – il tasso programmato dell`1,7%».
Le associazioni auspicano, inoltre, un controllo più rigido delle tariffe pubbliche, il blocco per 12 mesi dell`aumento dei biglietti ferroviari ed un bonus fiscale di 1000 euro per i redditi inferiori ai 16.000 euro l`anno.




Tasse –


Oltre all`inflazione, a tartassare gli italiani c`è la pressione fiscale. Secondo un rapporto dell`Ocse, negli ultimi 23 anni è incrementata del 7,9% la tassazione sugli stipendi, compresi i contributi del lavoratore, calcolati sui singoli senza figli. Le tasse sui salari sono passate dal 20% del 1979 al 27,9 del 2001, un trend che si è invertito a partire dal 1999, quando la pressione fiscale aveva toccato il picco del 29,1%.
Peggiore del dato italiano, tra i 30 Paesi Osce, c`è solo quello tedesco – dove le tasse sono passate dal 31,6 al 40,6% dei redditi – e belga (dal 25,3 al 41,7%).

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