28 Marzo 2002

Antenna, se ne chiede la rimozione

Francavilla

I residenti nei pressi dell`impianto vorrebbero che il Comune attivasse le rispettive competenze

Antenna, se ne chiede la rimozione

Petizione-esposto al sindaco con 131 firme di cittadini




FRANCAVILLA FONTANA Centotrentuno cittadini francavillesi hanno fatto pervenire un esposto idirizzato al sindaco, al presidente del consiglio, ai capigruppo consiliari, ed un altro alla «Lega Ambiente», dove si chiede la rimozione dell`antenna-ripetitore di telefonia mobile situata in via Massari. I residenti nei pressi di quest`impianto vorrebbero che l`amministrazione comunale attivasse le sue competenze per la tutela della salute pubblica. L`assessore all`ambiente, Antonio Ammaturo, dice: «Ho inoltrato l`esposto al comandante della polizia municipale e al dirigente dell`ufficio tecnico per verificare se l`antenna è stata installata con l`autorizzazione del comune, con i pareri espressi dai vari enti preposti al controllo dell`emissione delle onde elettromagnetiche, così come previsto dal vigente regolamento comunale e dall`ultima legge regionale. Appena sarò in possesso delle relazioni dei suddetti, verificheremo quali atti dovranno essere adottati in merito ove dovessero emergere responsabilità». Da informazioni certe, vien notizia che saranno installate oltre due stazioni radio, base per telefonia mobile da parte della Tim. I cittadini sono preoccupati per le onde elettromagnetiche emesse dall`impianto, posto sul tetto di una casa, che costituiscono grave pericolo per la salute e l`incolumità dei cittadini. Nessuno è contro la tecnologia, i satelliti ed i telefonini, ma ci si chiede se è proprio necessario «piazzarle» nel centro abitato. Alcuni appaiono rassegnati ed disperatamente preoccupati per la salute dei propri figli. Dice un ragazzino residente nella zona dove è stata posizionata l`antenna: «Elettrosmog che nuoce a tutti, vade retro! Io adoro mio nonno e il pensiero che quella “maledetta antenna“ fa impazzire il suo by-pass, mi angoscia. La notte faccio sempre incubi su mio nonno che fa corto circuito e su mia madre che si ammala di leucemia. Quando a scuola ci hanno consigliato di acquistare l`uovo di pasqua in piazza, perché il ricavato va all`Associazione Italiana contro le leucemie e linfomi, mi sono infuriato. Si vuole provocare la malattia per poi curarla? Non capisco bene. Perché non mettere questi generatori di onde nocive lontano dalle case? Prevenire è meglio che curare, lo dice anche la pubblicità. L`unica cosa da fare è protestare con manifestazioni, volantini e lettere alle autorità provinciali o statali». Sarà per i discorsi ascoltati in famiglia ma questo adolescente la sa lunga. Secondo l`Airc (agenzia internazionale di ricerca anticancro) fra i 78 cancerogeni accertati i campi elettromagnetici non ci sono. Né sono considerati tra i 63 fattori «sospetti». Nel 1998 l`Organizzazione Mondiale di Sanità spiegava che «non c`è evidenza scientifica che l`esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza abbrevi la durata della vita umana né che induca o favorisca il cancro». «La correlazione tra campi elettromagnetici e forme tumorali non è dimostrata», ribadisce Roberto Bertollini, portavoce italiano dell`Oms, «per le certezze ci vorranno molti altri studi». Anche il sindaco Vincenzo Della Corte è di questo parere, e dice: «Vorrei poter fare qualcosa ma la competenza è della regione». Sul fronte opposto ci sono associazioni come Wwf, Legambiente, Codacons e i comitati antiantenne, molti federati nel Conacem. Guido Santonocito, Wwf, cura il sito www.elettrosmog.org. dice: «Sottovalutare l`elettrosmog è sbagliato. Ne sappiamo poco. E quel poco fa paura. I “campi“ sono un problema in particolare italiano. Grazie alla lunga mancanza di regole nel settore, abbiamo 60 mila antenne (negli Usa sono 12 mila), tutte in zone abitate. Abbiamo 150 siti a rischio elettrosmog e una sola indagine in loco. Quella di Cesano, sotto Radio Vaticana. Qui l`osservatorio epidemiologco del Lazio ha evidenziato che nei primi 2 km. Dalle antenne c`è un`incidenza di leucemie superiore di 6 volte la media nazionale, che diventano 4 volte tra i 2 e i 4 km. E 2 volte nel raggio di 10 km. Un`indagine, fra l`altro, lacunosa, non essendoci un vero registro dei casi. E gli studi sono appena iniziati. Dire che l`elettrosmog è un bluf è fuorviante, disincentiva la ricerca di tecnologie e regole più sicure e la stessa autodifesa personale: come, per esempio, usare l`auricolare con il telefonino per esporsi di meno al suo “campo“. Secondo noi prima di riempire l`Italia di antenne ci volevano studi rigorosi, non il contrario».

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