18 Marzo 2002

Argentina, la lotta dei risparmiatori

BOND Le iniziative dei due comitati nati per rappresentare i «piccoli»


Argentina, la lotta dei risparmiatori


Pronto l?esposto alla Consob, ma c?è chi sceglie la via diplomatica



Attese. Speranze. E l`organizzazione di lotte diplomatiche e giuridiche a tutto campo. Dei trecentomila risparmiatori italiani traditi dal crac argentino, però, solo qualche centinaio si è finora aggregato alle iniziative promosse dai comitati nati per difendere gli interessi dei piccoli investitori. I capitali in gioco sono invece enormi: secondo le stime delle banche – offertesi a loro volta come paladine dei diritti dei risparmiatori in sede di trattativa internazionale – le famiglie italiane sono esposte per 10 miliardi di euro. Le iniziative in corso, per ora, sono due: quella del Cita , il comitato promosso da quattro associazioni di consumatori (Adoc, Adusbef, Federconsumatori, Codacons). E quella del comitato presieduto da Claudio Pugelli . Un?associazione senza scopo di lucro nata per volontà di otto bancari e professionisti toccati personalmente dal dramma, perché investitori in bond argentini.
Che cosa offrono queste associazioni ai reduci della tempesta finanziaria che ha fatto svanire le cedole (un miliardo di euro nel 2002) e decurtato i capitali del 70%?
Per i consumatori ci sono più tavoli aperti. Oltre a quello diplomatico (contatti con il governo italiano e con le rappresentanze argentine, proposte per la ristrutturazione del debito), il Cita ha deciso comunque di ricorrere alla Consob perché la vicenda avrebbe messo in luce gravi scorrettezze da parte delle banche. L`esposto – corredato da circa trecento casi raccolti dalle quattro organizzazioni con un apposito questionario reperibile anche su Internet (vedi tabella ) – dovrebbe arrivare sul tavolo dell`autorità di vigilanza del mercato nei prossimi giorni.
Qual è l`accusa? «Ci rifaremo all`articolo 29 del regolamento Consob, quello che chiama in causa le operazioni non adeguate al profilo di rischio del cliente». In pratica, dicono i consumatori, la gente ammette nella maggior parte dei casi di aver scelto liberamente di sottoscrivere i bond argentini, ma sostiene di non aver capito fino in fondo i rischi a cui andava incontro.
Ultima accusa: l?abbandono totale. Alla domanda: «E? stato contattato dalla banca prima o dopo la crisi?», la maggioranza risponde infatti «no». L`umanità dolente che si racconta nei questionari è davvero varia: c`è chi ha investito il 25% del suo patrimonio. Ma c?è anche chi ha messo in gioco il 100%. Ci sono professionisti con una discreta possibilità economica, ma anche pensionati e casalinghe. «E? corretto vendere a cuor leggero obbligazioni di Paesi emergenti a pensionati a basso reddito, anche se dicono di voler rischiare?», si domandano i consumatori. Poiché la grande maggioranza dei bond argentini nelle tasche dei risparmiatori non è quotata in Piazza Affari e non è sottoposta all?obbligo di prospetto informativo (al pari di molte obbligazioni emesse e garantite dagli istituti di credito italiani), l?esposto dei consumatori verterà dunque sul generico dovere di correttezza e vigilanza (sancito dalla legge) che tutti gli intermediari hanno quando vendono al pubblico prodotti finanziari.
Gli effetti? Se la Consob riterrà fondate le accuse farà un?ispezione. Che, alla fine, potrebbe sfociare in una multa per le banche colpevoli da parte del ministro per l?Economia. Insomma in caso di successo la vittoria sarebbe molto politica – con un bel colpo all?immagine delle banche – e poco pratica. Nel senso che, comunque, nessun risarcimento arriverebbe nelle tasche dei risparmiatori traditi. Per vedersi riconoscere danni economici dovuti alla scorrettezza dell?intermediario, infatti, l?unica via è quella della causa civile. Una strada decisamente difficile da percorrere, anche se ci fossero da mettere sul piatto autorevoli sanzioni e tirate d?orecchi agli istituti di credito.
«Noi invece abbiamo deciso di non fare battaglie collettive di rivalsa nei confronti delle banche italiane. La cosa più importante in questo momento è organizzare al meglio il fronte diplomatico. Per essere il più possibile agguerriti e presenti quando si aprirà la trattativa per la ristrutturazione del debito», spiega Claudio Pugelli, presidente dell?altro comitato, attivo in Italia dall?8 gennaio scorso. Pugelli – che di banche se ne intende, essendo stato vice direttore generale dell?Acri, l?associazione delle casse di risparmio italiane – pensa che l?argomento della colpevolezza delle banche sia difficile da dimostrare. «Gli ordini d?acquisto contengono riferimenti al contratto di deposito titoli del cliente – dice ancora Pugelli -. E sono pieni di clausole liberatorie per le banche». Ma allora non vale mai la pena andare in tribunale a chiedere i danni? «Occorre vagliare caso per caso, mettendo sul piatto eventuali occultamenti dei rischi ed enfatizzazioni dei vantaggi da parte di chi ha venduto – dice Pugelli -. Ed è un lavoro da fare in compagnia di un legale serio e preparato».
Il comitato, le cui iniziative sono riepilogate sul sito www.comitatoargentina.it , chiede 30 euro di iscrizione per le spese di ordinaria amministrazione e chiarisce che, alla fine della vicenda, quello che avanza verrà devoluto alla ricerca per combattere il cancro.
Finora gli iscritti sono circa 300. Che, anche in questo caso, rappresentano diversissime categorie di cittadini: «C?è chi ha investito tutto. E chi, come noi promotori dell?associazione, si era limitato a una piccola diversificazione». Il comitato dunque, fermamente convinto che la via diplomatica sia l?unica percorribile, si sta collegando con analoghe iniziative in Spagna e Germania. Ha incontrato il governo italiano, tiene costanti rapporti con l?ambasciata argentina e ha presentato un ricorso alla Commissione europea che, spiegano, «deve tutelare i cittadini anche in caso di aggressione finanziaria da parte di uno Stato straniero». Il nostro obiettivo, conclude Pugelli, è quello di essere riconosciuti come interlocutori credibili e visibili quando si capirà con chiarezza la soluzione proposta dallo Stato argentino.

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