16 Marzo 2002

«Sobrino non può fare quella pubblicità»

«Sobrino non può fare quella pubblicità»


L?Antitrust sospende i messaggi dei centri dimagranti dopo la denuncia di una ventina di signore




Sobrino che fa rima con grissino. Da ieri questa pubblicità che campeggia dappertutto con una bella mora di contorno è entrata nel mirino dell?Autorità garante della concorrenza e del mercato. In particolare lo sono i famosi «macchinari» sciogligrasso ideati dall?ideatore del metodo, il dottor Roberto Sobrino: da questo momento non possono essere più citati, in quanto privi delle autorizzazioni ministeriali.
Stop dunque alla pubblicità che prometteva miracoli per le persone in sovrappeso: a decretare la sospensione provvisoria di tutti i messaggi pubblicitari dei centri dimagranti Sobrino contenenti le indicazioni segnalate dal Codacons è stato il Garante con un?ordinanza emessa il 7 marzo.
A far scattare il provvedimento è stato il ricorso intentato dal Codacons, che nei mesi scorsi aveva raccolto la protesta di una ventina di ex clienti dei centri rimasti delusi dai risultati promessi. Nell?ordinanza del Garante si fa esplicito riferimento alle pagine Internet e agli spot televisivi indicati dal Codacons, dove venivano citati i «macchinari ideati dal dottor Sobrino» che il cliente troverà «esclusivamente presso i nostri centri». «Grazie alla loro efficacia – così il Garante ne riporta il testo -con poche sedute dimagrirai perfettamente perdendo grasso e cellulite soprattutto dove nei hai bisogno».

«Avevamo già sospeso dal dicembre scorso questi spot – ha reagito il legale dei Centri, l?avvocato Gerardo Ghiura – Dunque il provvedimento non comporta nulla per noi».
«Troppo comodo – ribatte il presidente del Codacons del Lazio, Italo Mannucci, che ha curato i ricorsi con l?avvocato Deborah Impieri – L?ordinanza del Garante riguarda in realtà tutta la pubblicità Sobrino».
La denuncia era scattata in novembre nel corso della trasmissione tv di Antonio Marrazzo «Mi manda Raitre». La puntata ospitava alcune malcapitate clienti, che pur avendo pagato non avevano ottenuto alcun risultato.
Di fronte alle loro proteste i centri Sobrino avrebbero reagito invitandole a controllarsi la tiroide. Ma le clienti, referti clinici alla mano, erano invece risultate perfettamente sane.

«Io ho avuto la malaugurata idea di rivolgermi a loro per perdere una decina di chili – spiega la signora Patrizia Casoria, di Pomezia – Ci sono andata con mia figlia, che aveva solo bisogno di rassodarsi. Abbiamo buttato via cinque milioni di lire. E non siamo dimagrite. In più mi hanno convinta a pagare ricorrendo a un leasing, con una loro finanziaria. E così mi trovo a pagare 400 mila al mese. Ditemi voi se tutto ciò non è una beffa…».

«Un milione al chilo – aggiunge Mannucci – francamente sembra eccessivo. Anche perchè la cellulite non può essere certo risolta con artefizi di quel genere…».

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