Beneficenza: Più attenzione contro le truffe
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fonte:
- La Città
Caro Direttore, si fanno sempre più frequenti le iniziative di raccolta di denaro o altro a scopo di beneficenza per destinazioni diverse. E passi pure. Ma il fenomeno della mano tesa per l`obolo è, a quanto pare, oggi, un po` troppo diffuso. Lo deduco dalla personale esperienza, fatta in diverse occasioni, lungo vari percorsi cittadini, e particolarmente in determinati posti (chiese, cimiteri), la natura dei quali lasci presumere sensibilità e disponibilità di tipo umanitario e caritativo. Le forme adottate variano: dalla questua pura e semplice senza parola a quella sollecitata con i più ricercati e spesso ingenui o furfanteschi atteggiamenti. C`è chi mostra un cartello con la scritta “ho fame“, chi utilizza bambini per impietosire o povere bestiole, chi espone o lamenta qualche personale disagio fisico, chi si mette in ginocchio al centro del marciapiede. Io ovviamente rispetto le libere scelte di ciascuno, di chi chiede e di chi dà. Ma – a parte la poco decorosa immagine che tali scene offrono – quanto di coscienza, di responsabilità e, perché no, di intelligenza critica c`è in queste manifestazioni della nostra società, da cui si resta, non di rado, non tanto impietositi quanto incuriositi se non contrariati? E` certamente deplorevole l`uso di pratiche raggiranti e spregiudicate da parte di chi tende la mano. Ma responsabile di un certo malcostume sociale è anche chi va incontro a quella mano con improvvido gesto, facilmente liberatorio e consolatorio nei propri confronti. Se l`accattonaggio è, comunque un male della società, non è questo il miglior modo di combatterlo e di sanarlo senza prendersi la briga di scoprire la verità. Mi è accaduto d`imbattermi in un tale che, ricette alla mano, mi chiedeva un contributo per acquistare dei farmaci di quasi vitale importanza, quando mancava un`assistenza sociale. Mi dissi pronto ad accompagnarlo in farmacia per pagare, io, in qualche modo. Quel povero “sventurato“, vistosi smascherato, non poté che andare su tutte le furie. E, rinunciando, scomparve. Aldo Morretta Un ciclomotore che nessuno assicura Gentile direttore, più di due mesi fa ho acquistato un ciclomotore per mio figlio. Ma, a tutt`oggi, nessuno in famiglia ha ancora potuto usufruirne. Il motivo è presto detto: non riusciamo a trovare una compagnia che lo assicuri e come è noto, senza assicurazione, non è dato di circolare. Ora ci chiedono delle cifre esorbitanti, ora ci rifiutano categoricamente la possibilità di assicurare il motorino, ora ancora ci ricattano, obbligandoci a sostenere una polizza vita se vogliamo assicurare il motorino. Insomma, un salasso che una famiglia con tre figli ed un solo stipendio non può consentirsi. Senza voler entrare nel merito delle scelte di queste compagnie assicurative, mi chiedo però come si possa risolvere questo grave handicap, cosa si possa fare per venire incontro alle esigenze degli utenti. Ho scritto anche al Codacons, ma finora non ho avuto risposta. Non vorrei essere costretto a rivendere il ciclomotore che finora mi serve solo come oggetto di arredamento.
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