Centomila euro di multa dall?Antitrust ai farmacisti.
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – Centomila euro di multa dall?Antitrust ai farmacisti. I divieti che la categoria si è data di farsi pubblicità e promuovere sconti e consegnare i medicinali a domicilio restringerebbero, secondo l?Autorità, la concorrenza nel settore. Per questo, è stata inflitta la “condanna“ alla Federazione nazionale degli ordini dei farmacisti, a 11 Ordini provinciali, alla Federfarma, a due unioni regionali e 17 associazioni provinciali di titolari di farmacie. «La consapevolezza di non poter promuovere confronti da parte dei consumatori – si legge nella motivazione dell?Antitrust – non può che ridurre gli incentivi a migliorare il servizio offerto e la spinta all?adozione di politiche di prezzo differenziate». Insorgono i farmacisti, applaudono le associazioni dei consumatori.
LA VICENDA
Tutto ha inizio due anni fa. Quando, un?azienda, la Silea, propone di introdurre nelle farmacie, come già accade nei supermercati, delle tessere magnetiche “fedeltà“ per i clienti. Quelle che memorizzano le spese effettuate e, arrivati ad una cifra stabilita, permettono di avere omaggi o sconti. Una sorta di raccolta punti per poi aver diritto ad un premio. La tessera offerta sarebbe stata destinata agli acquisti di tutti i prodotti tranne che i farmaci. Né quelli prescrivibili né quelli da banco. La promozione, secondo il progetto, avrebbe coinvolto solo cosmetici, zoccoli, pappine per bambini, etc. I farmacisti respingono l?offerta: il loro codice deontologico impedisce qualsiasi forma di sconto, “tre per due“ o simili. L?azienda decide, allora, di denunciare la vicenda all?Antitrust, trovando nelle norme della categoria gli estremi di un?azione contraria alla concorrenza.
IL CODICE
I farmacisti, subito dopo l?apertura del procedimento, concordano di mettere mano al codice deontologico: “aprono“ alla pubblicità, dicono sì alla consegna dei medicinali a domicilio. Ma l?Antitrust va avanti lo stesso, la multa ieri viene resa pubblica: si riferisce al periodo in cui venne fatta la denuncia. «Si contesta – si legge ancora – l?adozione di comportamenti volti al coordinamento dei prezzi di vendita dei prodotti parafarmaceutici praticati dagli iscritti».
LA PROTESTA
Immediata la protesta dei farmacisti, hanno già annunciato il ricorso al Tar. «Così si arriverà alle vendite “tre per due“ tipo supermercato – si indigna Giacomo Leopardi, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti -. Non vorremmo che questa deregulation ci portasse a trasformare le farmacie in bazar. Chi ci assicura, inoltre, che in quelle tessere fedeltà non vanno a finire anche le spese per le medicine? Non si può prefigirare, così, l?appropriazione indebita di clientela? Da noi si entra per avere consigli e informazioni sulla salute non solo per comprare e basta». Giorgio Siri, presidente della Federfarma, l?associazione delle 16mila farmacie italiane respinge «l?idea di diventare un grande magazzino che si accaparra i clienti». «Abbiamo fatto accordi – aggiunge – a favore del cittadino. I prezzi da noi praticati sono stati molto più bassi, fino al 30%, rispetto a quelli imposti dai listini».
I CONSUMATORI
Applaudono le associazioni dei consumatori. Che “rincarano“ con un?altra proposta: liberalizzare la vendita dei farmaci da banco e cancellare la presenza di capitale pubblico nelle farmacie. L?Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, chiede che la concorrenza entri anche in questo settore. «Fino ad oggi – dice il presidente Vincenzo Donvito – impenetrabile e sottomesso ai più corporativi legami di dipendenza delle associazioni di categoria. La rendita di posizione territoriale, senza che il consumatore possa scegliere rispetto ad una convenienza economica, deve diventare un retaggio del passato». E il Codacons sentenzia: multa giusta.
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