12 Marzo 2002

Conto alla rovescia per il pianeta

Giulietto Chiesa, davanti a una platea di giovani entusiasti, rilancia la partecipazione e l`impegno civile

Conto alla rovescia per il pianeta

E l`applauso più convinto è per l`elogio della Costituzione

Il mondo in guerra e il mistero di Osama Bin Laden

Che belle le nostre ragazze, e che belli i nostri ragazzi, che battono le mani a scena aperta, in un applauso spontaneo, quando Giulietto Chiesa definisce la nostra Costituzione «una delle più belle al mondo». E ci si sente subito meglio, la giornata ha un sapore diverso, la notte trovare il sonno sarà più agevole. Dietro ci trovi il lavoro di insegnanti che si sono sgolati a spiegare perché «L`Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro», la ricchezza nazionale di una scuola pubblica, laica, gratuita, che bene o male funziona. Diciamolo: una trincea democratica e salda.
Capita in un`aula magna del liceo Azuni di Sassari, gremita oltre le sue possibilità di alunni di quella e di altre scuole, un sabato mattina che segna la comparsa di un nuovo dirigente politico della sinistra, capace di parlare ai giovani e di coinvolgerli. Perché alla fine, quando Chiesa annuncia che sta lavorando a un`associazione, a una rete nazionale per la pressione democratica sui mezzi di comunicazione, sta semplicemente rispondendo a una richiesta di partecipazione e di impegno che viene dalla platea. Per fare un esempio, è come se dalle fanfare del «Deutschland über alles», si fosse tornati all`originario e riflessivo Adagio molto cantabile del quartetto «L`imperatore» di Haydn, dove gli archi sembrano disegnare, senza accenti di supremazia o sopraffazione, il fervore, l`operosità di un popolo. Qui si intuisce un lavoro che non appare, non fa notizia, non sarà mai sui giornali, ma che dà risultato: e quel che si vede sono tante facce pulite che chiedono, esigono, di confrontarsi con il sudiciume dello stato di cose presente. Se Giulietto Chiesa ha un titolo per chiedere un cambiamento a sinistra, sta qui: ha abbassato la fanfara, ridato voce al quartetto, moltiplicandolo per le dodicimila persone incontrate in sessantacinque dibattiti (è un astigiano preciso, che tiene bene i conti). È capace di mobilitare i giovani, chiamandoli su cose precise e importanti. Non si lamentino i rappresentanti della «politique politicienne» di sinistra se si troveranno cassintegrati da chi sa rivolgersi, finalmente, alle generazioni successive.
L`incontro, organizzato dagli Amici dell`Azuni, dalla cooperativa Iniziative culturali, dal Codacons e da Magistratura democratica, raccoglie più adesioni del previsto, tanto da costringere la preside, Lidia Massarella, («per la prima volta», dice) a scoraggiare qualche classe a partecipare. (Lo stesso problema si presenterà il pomeriggio, quando la sala Angioy del Palazzo della Provincia si dimostrerà insufficiente a contenere la metà dei partecipanti).
Chiesa avverte che non è venuto a dire cose gradevoli: «Siamo in guerra, il mondo è entrato in guerra», e spiega che è una guerra che non si esaurirà nel corso di una generazione. Poi analizza lo stato del pianeta, spiega che l`ambiente può essere definitivamente rovinato nel corso di una generazione. Si rivolge ai ragazzi spiegando che è un problema che riguarda diretamente la loro generazione, i loro figli, il suo che ha cinque anni e mezzo e richia di crescere in un pianeta reso invivibile da guerra e devastazioni ecologiche.
Nell`aula gremita non vola una mosca. Chiesa ha lo scrupolo del giornalista, prima di tutto informa. Per esempio sul fatto che i capitali della famiglia di Osama Bin Laden per due volte hanno salvato dalla bancarotta il presidente George W. Bush. Prospetta un impero nel quale esiste un onnipotente ponte di comando, dal quale però esclude lo stesso Bush: «Non è abbastanza intelligente».
Lo scenario che delinea è più che drammatico, ancor più dopo l`11 di settembre: «Non so chi ci fosse dietro l`attentato, forse anche Osama Bin Laden, certo non solo lui. Una cosa è certa: è stato un atto di terrorismo di stato, e per questo non lo sapremo mai. Il fatto che Osama non sia stato trovato e ucciso dimostra solo che è una marionetta della quale qualcuno tira i fili, e che è stata lasciata da parte per poterla riutilizzare».
Il potere, il potere imperiale, è al centro del discorso. Cita un`intervista a un giornale francese di Brzezinski, già consigliere del presidente Carter, nella quale rivelava che la fornitura di armi ai mojahedin afghani cominciò ben prima dell`intervento sovietico, sulla base della sola possibilità che l`«Impero del male» si lasciasse prendere nella trappola afghana. «Quella guerra – ha ricordato – ha fatto un milione di morti, quattro milioni di mutilati, sei milioni di profughi. E ventitré milioni di persone sono state usate come topi da laboratorio per un esperimento di politica». Ricorda gli undici milioni di mine sparse su un territorio grande due volte l`Italia, i bambini chge quotidianamente arrivavano straziati all`ospedale di Emergency diretto da Gino Strada, nella valle del Panshir, dove lo stesso Chiesa ha passato un mese.
Ma il vero nucleo della questione è l`informazione: di tutto questo, spiega Chiesa, noi non sappiamo nulla, come non abbiamo saputo dei retroscena della guerra nel Kosovo, mentre a poche centinaia di chilometri più a Est si consumava un`altra tragedia umanitaria, e di proporzioni ancora maggiori, quella cecena, quasi occultata dai media. Perché, argomenta, per l`Impero, quella in Cecenia non era una guerra utile. Mentre abbiamo scoperto solo a novembre che l`economia americana era entrata in recessione. Possibile che non lo sapessero otto tra gli uomini più potenti del mondo quando, in luglio, si sono riuniti a Genova per il G8? E perché la notizia compare solo dopo l`11 settembre e a guerra cominciata?
La comunicazione è oggi in troppe poche mani di uomini «senza morale né giustizia»: sei colossi della comunicazione con un fatturato superiore a tutte le case automobilistiche del mondo. Un «rumore di fondo» che vanifica il pluralismo. Ricorda il suo stupore quando, tornato dalla Russia nel `94, a casa della sorella a Genova, cenava davanti al televisore acceso. Un signore con i capelli lunghi comunicava i dati di ascolto della trasmissione, otto milioni, e trentamila lettere di persone che chiedevano di partecipare. Lui, ovviamente, non sapeva che esistesse una trasmissione come «Stranamore», e dopo averla vista non riusciva a capacitarsi che ci fossero trentamila persone che volevano andare in tv «a farsi offendere e umiliare» e «otto milioni di disgraziati» che pendevano dalle labbra di Castagna, che «ho poi saputo con sollievo che è stato cacciato dall`Ordine dei giornalisti».
E le «stranezze» della politica italiana, letta da lontano sui giornali italiani, con il sistema maggioritario «regalato» dalla sinistra all`avversario. Perché, spiega, il maggioritario è il sistema «che fa vincere il demagogo, quello che ha le televisioni.
Ribellarsi, «vaccinare i cervelli», rispunta anche un leniniano invito a «parlare a milioni di persone», a guardare con spirito critico all`informazione. Un invito: «Nelle redazioni è pieno di giornalisti che ne hanno fin qua di quello che fanno e vorrebbero fare buona informazione. Non lasciateli soli».
Gli applausi ormai lo interrompono sempre più di frequente. Chiude ricordando il suo percorso di formazione. Non ha niente da rinnegare del suo percorso politico. Socialismo, comunismo: libertà e uguaglianza valgono oggi come ieri. Lui, che è stato tanti anni corrispondente dall`Urss, prima dell`Unità, poi della Stampa, dice oggi di non sentirsene affatto orfano: che dovesse crollare gli sembrava già allora scontato, ma che c`entra con quei principi? Per contrasto cita Ferrara, «anticomunista anche quando era iscritto al partito» (altro applauso). E parla dei suoi studi di fisica, interrotti per fare politica con il Pci, ma mai rimpianti, quei quattro anni, per l`incontro con il Galileo della «sensata esperienza e certa dimostrazione» alle letture: Gramsci, ma anche Freud. Libri ne ha citati tanti, da Luttwak all`«Homo videns». Stai a vedere che li convince perfino a leggere.

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