Il mare non restituisce i corpi portati lontano dalle correnti
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fonte:
- La Provincia Pavese
Il mare non restituisce i corpi portati lontano dalle correnti
LAMPEDUSA. Il mare non restituisce altri corpi. La tempesta e le tremende correnti del canale di Sicilia li hanno portati chissà dove. Uomini, donne e bambini partiti con la speranza di una dignità di vita sono destinati a una morte senza sepoltura. Si tenta di calcolare la furia del vento e l`andamento delle correnti per capire dove potrebbero essere stati spinti i naufraghi. La fatica dei soccorsi è amareggiata dalla convinzione di non trovare più nessuno vivo, eppure nelle acque del naufragio si è diretta una vera flotta, pescherecchi e mezzi militari coordinati dalla sala operativa centrale delle Capitanerie di Porto. L`aiuto mancato ai vivi si tenta di trasformarlo in pietà per i morti e compassione per i sopravvissuti. Da Mazara del Vallo l`altro giorno hanno preso il mare quattro pescherecci, Pindaro, Maria Madre, Teseo e Esago. Hanno portato ieri sera a Porto Empedocle i dodici corpi recuperati, anche se avrebbero preferito fare rotta verso i loro consueti attracchi tanto che sono volate parole grosse con il centro radio della Capitaneria. L`autopsia è poco più che un adempimento burocratico da compiere per far procedere le indagini sul disatro. La Marina, travolta dalle polemiche, ha mobilitato le navi Cassiopea e Driade, motovedette delle Capitanerie di Porto, elicotteri del Sar e aerei Atlantic. Tutto inutile. Restano solo le accuse incrociate. Le parole più pesanti sono quelle di Ciccio Giacalone, comandante dell`Elide, il peschereccio intervenuto per primo dopo l`sos dei clandestini. «La Marina non ha voluto rimorchiarli e non ci ha neanche mandato unmedico per soccorrere quei disperati». Parole scritte a verbale dalla procura della Repubblica di Agrigento, decisa a indagare per naufragio e disastro colposi. Il primo a essere chiamato a rispondere sarà il comandante del pattugliatore Cassiopea, denunciato anche dal Codacons per ritardi nei soccorsi. Cercano di capire che cosa sia davvero successo nella tempesta del canale di Sicilia anche il prefetto di Agrigento Nicola Simone e il questore Fulvio Della Rocca. Ieri sono andati a Lampedusa per ascoltare dalla voce dei sopravvissuti la ricostruzione della tragedia. Gli interrogatori sono condotti dai carabinieri, i primi a intervenire nel centro di prima accoglienza dove sono assistiti i dieci sopravvissuti. Un altro filone di indagine segue, è ovvio, i percorsi del traffico di uomini e si tenta di stabilire l`attendibilità di racconti secondo i quali il viaggio dei clandestini sarebbe cominciato in Turchia. Secondo gli investigatori questo potrebbe essere un depistaggio, magari per proteggere parenti e amici imbarcati con l`aiuto degli stessi trafficanti che avevano riempito la barca naufragata. Si parla con insistenza di un`altra imbarcazione che sarebbe riuscita a sfidare la tempesta e attraccare sulla costa siciliana.
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