10 Marzo 2002

LE RISPOSTE DEI MILITARI

LE RISPOSTE DEI MILITARI



ROMA – Sul mare mosso delle polemiche gli ufficiali dello Stato maggiore della Marina non si trovano a loro agio. Dicono: «Come si può pensare che il “Cassiopea“ non abbia voluto prestare soccorso ai naufraghi di Lampedusa? La salvaguardia della vita umana in mare è il credo di ogni marinaio. Il salvataggio lo si fa comunque e dovunque ci sia bisogno. Il primo che arriva sul luogo dell?incidente, marinaio civile o militare, ha il dovere di adoperarsi. Ma che dice quel nostromo?».
Il nostromo che indispettisce lo Stato maggiore della Marina è Ciccio Giacalone, del peschereccio “Elide“. E? lui che ha accusato i marinai del “Cassiopea“ di essere intervenuti in ritardo nei soccorsi ai naufraghi. Gli ufficiali dello Stato maggiore hanno la loro verità da raccontare, che è la seguente: il “Cassiopea“, giovedì pomeriggio, era impegnato nella consueta attività di sorveglianza pesca nel mare di Lampedusa. Ricevuta dal peschereccio “Elide“ la segnalazione che c?era una barca di clandestini in difficoltà, ha fatto decollare un elicottero da ricognizione. L?elicottero è poi tornato indietro confermando l?emergenza. Il mare, infatti, cominciava a ingrossare. A quel punto, il “Cassiopea“ si è mosso. La nave della Marina militare era a circa 150 chilometri dal natante in difficoltà. Con il mare a forza cinque e con il vento a oltre 30 nodi il “Cassiopea“ ha impiegato circa quattro ore per raggiungere la barca dei clandestini che, intanto, era già stata presa a traino dal peschereccio. La nave della Marina militare si è fermata a circa 700 metri dalle due imbarcazioni, per motivi di sicurezza. A quel punto, l?incidente. Gli ufficiali dello Stato maggiore dicono che è falso sostenere che i marinai del “Cassiopea“ non abbiano fatto tutto il possibile per salvare la vita dei naufraghi. «E? stata calata una lancia in mare – affermano – Due naufraghi sono stati ripescati. E poi sono stati lanciati in mare i salvagente». Inoltre gli ufficiali spiegano che il “Cassiopea“ non avrebbe potuto sostituirsi, nel traino della barca dei clandestini, al peschereccio “Elide“: troppo diverso il tonnellaggio delle imbarcazioni per farlo.
Il “Cassiopea“ d?altronde è al di sopra di ogni sospetto, dicono a Palazzo della Marina. Solo nella scorsa settimana, e nello stesso tratto di mare, ha salvato dal naufragio decine di extracomunitari in quattro diverse occasioni: il 1 marzo ha soccorso un gommone alla deriva con 13 clandestini della Sierra Leone, il 3 marzo ne ha salvati altri 22, il 4 marzo ha addirittura fatto gli straordinari, dando assistenza in mattinata a 30 extracomunitari e traendone in salvo, nel pomeriggio, altri 30. In tre occasioni su quattro ha preso a bordo i naufraghi. Perché avrebbe dovuto improvvisamente essersi impigrita giovedì scorso?
Tuttavia il tono delle polemiche non scema d?intensità: il Codacons ha denunciato il comandante del “Cassiopea“ per omissione di soccorso; i Ds, per bocca del responsabile dell?Immigrazione Giulio Calvisi, chiedono di sapere «perché è passato così tanto tempo fra l?Sos e il verificarsi della tragedia; l?ex ministro Livia Turco, dicendosi «indignata dal comportamento del Governo», ha affermato che «l?Esecutivo deve riferire e chiarire di fronte alle Camere che cosa è accaduto nel mare di Lampedusa. Per governare i flussi migratori non serve la repressione». Ma chi è andato giù più duro di tutti è stata Rosy Bindi la quale, a margine dei lavori congressuali del Ppi, ha commentato la tragedia di Lampedusa affermando che «è di tale portata che impone al Governo un radicale ripensamento della proposta di legge sull?immigrazione. La spudoratezza del Governo non ha limiti», ha incalzato la Bindi riferendosi alle dichiarazioni del sottosegretario all?Interno Antonio D?Alì («Non ci sarebbero stati morti se la nuova legge fosse già entrata in vigore»). Poi, l?ex ministro della Salute si è chiesta: «La Marina italiana ha bisogno di una legge per compiere operazioni di soccorso in mare? O dobbiamo pensare che se ci fosse stato un traghetto italiano in difficoltà lo avrebbero lasciato colare a picco?».


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