26 Febbraio 2002

L?euro resta solo, è allarme per i prezzi

L?euro resta solo, è allarme per i prezzi


Senza possibilità di confronto, più difficile accorgersi dei rincari. Il prefetto: sarà tutto sotto controllo

Il rischio è «cartellino selvaggio». A due giorni dall?addio alla lira (anche se i soldi si potranno cambiare in banca fino al 30 giugno), si moltiplicano gli appelli delle istituzioni e delle associazioni di consumatori alla trasparenza nei prezzi. Sarà difficile. «Invito tutti i negozianti romani – afferma l?assessore alla Semplificazione burocratica del Campidoglio Mariella Gramaglia, curatrice della campagna di informazione sull?euro – a esporre ancora per qualche mese i cartellini con il controvalore in lire, perché l?euro non è del tutto entrato nell?uso quotidiano». È d?accordo Cittadinanza attiva, che ha inviato per la città 500 «ambasciatori» della nuova moneta: «C?è ancora bisogno della doppia scala di valori – afferma Simona Pasca – in modo che si possa far meglio l?abitudine al controvalore. Le idee sono confuse, le persone possono essere smarrite e temere ancora di più gli aumenti». «Macché, dobbiamo abituare la gente a pensare solo in euro – replica Antonio Nori, presidente della Confesercenti – Non siamo favorevoli a prolungare il doppio cartellino. I romani sono intelligenti, c?è la libera concorrenza, andranno dove costa meno». Ancora il doppio prezzo? «Va bene se è un invito – afferma a sua volta Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio – Ma già le banche hanno un po? ecceduto nell?invito a cambiare la vecchia moneta, adesso il doppio cartellino: basta, è ora che la lira vada nei libri di storia, è ora di darci un taglio».
Chi ha consegnato i nuovi listini con l?importo in «bianco» a 9600 locali è il Presidente dell?Associazione bar e latterie Alberto Pica. «Finora i prezzi di caffè e cappuccini sono rimasti fermi, anzi in qualche caso sono scesi – afferma Alberto Pica – A marzo qualche aumento ci sarà, ma l?invito dell?Associazione è quello di arrotondare in basso per mantenere stabili i consumi». E Alberto Pica fa degli esempi: un caffè da 1400 lire, ovvero 0,72 euro, potrebbe scendere a 0,70; il cappuccino da 0,93 a 0,90; la bibita da o 1,55 a 1,50, mentre la birra media, dagli attuali 3,98, finirà sicuramente a 4 euro. «Abbiamo lasciato liberi i nostri iscritti di scrivere nello spazio “bianco“ il prezzo che ritengono opportuno – aggiunge Pica – in accordo con l?autorità garante della concorrenza e del libero mercato. Ma il nostro consiglio è il ribasso». «Il prezzo del caffè è fermo da 4 anni – aggiunge Nori – qualche ritocco in alto non sarebbe uno scandalo». Ma se – secondo l?Istat – rincari ci sono stati soprattutto nei ristoranti e nei cinema, chi teme l?impennata dei prezzi è il Codacons, l?associazione degli utenti e consumatori. «Con il primo marzo – afferma l?avvocato Rienzi – scatterà il terzo aumento: il primo è stato a metà dicembre del 2001, per prepararsi alla trasformazione in euro; il secondo all?inizio dell?anno, con i ritocchi e adesso nuovi aumenti confidando nell?impossibilità di raffronti. Il consumatore se ne accorgerà solo se gli aumenti saranno eccessivi». «Sarà tutto sotto controllo – garantisce il Prefetto Emilio Del Mese – finora è andata bene. E il 10 marzo c?è il Comitato euro: se ci saranno aumenti eccessivi, ce ne accorgeremo».

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