Camera commercio, un dirigente ogni 7 dipendenti
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fonte:
- La Sicilia.it
Camera commercio, un dirigente ogni 7 dipendenti
La rabbia di Ridolfo: «Le qualifiche a suo tempo dettate da logiche clientelari»
Ok, il “prezzo“ è giusto. Ovvero: ai dirigenti della Camera di commercio deve essere applicato il nuovo contratto – che prevede, come ovvio, un aumento salariale. E così sarà. Il presidente dell`Ente, Stefano Ridolfo, ha infatti assunto una propria determinazione – che sarà presentata in una delle prossime riunioni di Giunta per l`approvazione definitiva – in questo senso, “a seguito del pronunciamento espresso dall`assessorato regionale alla Cooperazione, peraltro, in verità, lacunoso e impreciso“. E con ciò si pone fine al contenzioso con la dirigenza camerale. Tuttavia – e anche questo è un fatto – qualcuno, e in particolare la Regione, dovrà pur spiegare all`Ente da quali “casse“ si debbano tirar fuori i soldi occorrenti.
La questione, insomma, ha due facce. La Regione impone l`applicazione di un contratto estremanente “pesante“, ma allo stesso tempo ricorda che l`Ente è autonomo e quindi deve gestirsi da sé. Intanto, i tre consiglieri camerali – Francesco Tanasi, vicepresidente nazionale del Codacons, Giovanni Cammarata e Giacomo Scarciofalo – che hanno sollevato la questione sottolineano che si deve dare “immediata applicazione del contratto alla luce della nota dell`Ufficio legislativo della Regione che toglie ogni dubbio residuo“. E che “dal ritardo nell`applicazione del contratto sono derivati un danno d`immagine all`Ente camerale, un danno economico per le legittime agitazioni sindacali (con sciopero il 1° febbraio, ndr) e un danno per l`utenza che non ha conseguentemente potuto fruire pienamente dei servizi ordinariamente erogati. Infine, sono da considerare con la massima attenzione eventuali azioni risarcitorie poste in essere dai dirigenti nelle more dell`applicazione della normativa“.
Tuttavia, il bilancio della Camera è di circa venti miliardi di lire annui; le pensioni pesano per circa sei miliardi, altrettanto dicasi per gli stipendi; gli aumenti previsti dal nuovo contratto “costeranno“ circa mezzo miliardo annuo in più. In soldoni – ed è proprio il caso di dirlo – per la promozione dei servizi e il rilancio della Camera non rimane quasi niente.
La determinazione di Ridolfo, quindi, “non significa che la Camera abbia abbandonato la linea di confronto che ha ritenuto di aprire con la Regione sull`onerosità di un contratto di lavoro che, se legittimo nell`estensione ai dirigenti camerali, pone dei problemi attuali e futuri attese le magre risorse finanziarie della Camera di Commercio di Catania ma anche delle altre Camere siciliane“. Necessarie, dunque, “concrete azioni di intervento da parte della Regione per far sì che venga alleviata se non la spesa per il personale in servizio almeno quella per il personale in quiescenza che costituisce un onere rilevantissimo all`interno dei correnti bilanci degli Enti camerali. Sarebbe davvero opportuno, se non necessario, che la Regione, riconoscendo da un lato l`esigenza che venga applicato ai dipendenti delle Camere un contratto di tal guisa, dall`altra parte si preoccupi di indicare a quali fonti di finanziamento gli stessi Enti debbano rivolgersi per la sua attuazione“.
Né è tutto. Perché a Catania i soli dirigenti “costano“ la metà di quanto costa tutto il resto del personale in servizio. Nella Camera etnea – infatti – ci sono 17 dirigenti su 110 dipendenti. “Un numero spropositato rispetto alle reali esigenze dell`Ente“ e che “a suo tempo fu probabilmente dettato da logiche clientelari piuttosto che da motivi di efficienza ed economicità. Nondimeno è necessario assicurare il coinvolgimento della dirigenza nella gestione dell`Ente, attuando i principi di riforma introdotti dalla legge regionale 10/2000“. L`atto assunto dal presidente, pertanto, “non ha voluto rappresentare una risposta all`agitazione e allo sciopero, ma il riconoscimento di un necessario ruolo che deve essere attribuito alla dirigenza, ferma restando la responsabilità della Regione nell`assumere idonei provvedimenti volti ad alleviare il grave stato di crisi finanziaria che connota il sistema camerale siciliano che, nel suo complesso, può giungere in tempi ravvicinati ad un vero e proprio stato di collasso“.
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