27 Gennaio 2002

Con la siccità aumenta anche il rischio incendi

C?è forte preoccupazione nella Protezione civile

Con la siccità aumenta anche il rischio incendi
Siccità in agguato

CATANZARO – Che sorprese ci riserva l?anomalo clima di quest?anno 2002? Potrebbero venirne fuori di brutte, «specie al Nord», pronostica il responsabile del Dipartimento Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri Guido Bertolaso, ieri a Copanello – frazione balneare di Stalettì, in provincia di Catanzaro – per un convegno in tema di prevenzione dei rischi e avvenire della Protezione civile. «Siamo preoccupati per quanto potrebbe accadere tra la primavera e l?estate prossime per le conseguenze della siccità odierna», ha spiegato Bertolaso durante l?intervento-clou di un?iniziativa promossa dall?Assessorato provinciale del ramo Protezione civile.Nuove norme regolamentano ormai il settore, già perturbato per la repentina «bocciatura» di Franco Barberi, responsabile del Dipartimento che legò il suo nome alla ricostruzione in Umbria, ma anche alla chiacchieratissima «Missione Arcobaleno» nei Balcani. In più, serve una ben maggiore qualificazione da parte dei volontari che operano nel comparto, come s?è riscontrato sul campo. Serie esigenze, in termini assoluti; quisquilie, se raffrontate al concreto pericolo di un?estate realmente di fuoco nella parte settentrionale del Paese, che finora era stata tra l?altro la meno esposta agli incendi, a seguito dell?ormai cronica assenza di pioggia. «Dobbiamo restare all?erta e porre una costante attenzione a una disperante situazione meteo che di sicuro non ci aiuta sul fronte incendi, almeno sulla carta – ha aggiunto Bertolaso -. Se questa carenza di precipitazioni, fenomeno che sta riguardando soprattutto il Nord Italia, dovesse persistere, quest?estate avremmo grossissimi problemi». Com?è noto, i roghi da sempre caratterizzano la stagione calda soprattutto nel Mezzogiorno, vuoi per le temperature più alte, vuoi per l?«attività» di certi operai idraulico-forestali che provocherebbero dolosamente incendi per assicurarsi continuità nel lavoro: proprio per dissuadere i malintenzionati, una legge ha proibito la ripiantumazione nei luoghi devastati da roghi dolosi. Le cifre parlano da sé: a fronte di 8 milioni e 675mila ettari di bosco in Italia, solo negli ultimi 20 anni oltre 2 milioni e 697mila ettari sono stati inceneriti dal fuoco. A poco valgono gli interventi antincendio, tra l?altro non sempre puntuali, al punto che nel ?98 il Codacons intentò un processo che fece scalpore contro l?ex capodipartimento Andrea Todisco e altri 5 funzionari della Protezione civile (poi tutti assolti) per incuria e disservizi. Per la verità, non c?è un solo pericolo. Lo stesso «numero 1» della Protezione civile ha spiegato che oltre ad agevolare il propagarsi delle fiamme, l?attuale siccità naturalmente rischia di creare problemi macroscopici «per l?approvvigionamento idrico». Un?altra questione annosa, in Calabria, che non s?è mai fronteggiata: impianti come le dighe del Menta e del Metramo – «incompiute» miliardarie da 20 anni – dovrebbero fornire l?apporto idrico risolutivo per migliaia di calabresi che ogni estate restano a secco.

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