20 Gennaio 2002

Sfumati in Argentina tanti risparmi toscani

Da 5 a 800 milioni di euro investiti nei bond del paese sudamericano

Sfumati in Argentina tanti risparmi toscani

MAURIZIO BOLOGNI

C`è il dirigente d`azienda che in bond argentini aveva investito 30.000 euro (circa 60 milioni di lire), il professionista 15.000 (30 milioni), la casalinga 5.000 (10 milioni). Adesso imprecano tutti. In pochi giorni hanno perso il 6070 per cento del loro capitale. Con quei soldi avevano acquistato i «Bot» del Paese americano, titoli obbligazionari che garantivano gustosi rendimenti annuali tra l`8,5 e il 10 per cento ma che l`esplosione della crisi argentina ha ridotto a carta straccia. Quante sono le vittime colte di sorpresa in Toscana? Migliaia. Che avrebbero investito in bond argentini tra i 500 e gli 800 milioni di euro, forse più. E avrebbero perso 300500 milioni di euro.
«La mia banca dice che rischio di perdere tutto, cosa posso fare?» scrive Enrico all`Aduc. Lettera come queste le associazioni dei consumatori ne hanno ricevute a migliaia e parecchie arrivano dalla Toscana. Adusbef, Codacons, Adoc e Federconsumatori hanno costituito un comitato che promette di andare a caccia delle responsabilità. Nel mirino ci sono i consulenti finanziari delle banche. «Nel luglio 2001 ? scrive sempre all`Aduc Giuseppe, un altro risparmiatore ? su consiglio della mia banca ho investito una somma considerevole in obbligazioni della Repubblica Argentina. Ho appreso che il possibile crollo dell`economia era previsto già da un anno. Perché il mio consulente bancario non mi ha informato e non mi ha consigliato di vendere i titoli per tempo?». Spiega Elio Lannutti, responsabile nazionale di Adusbef: «Stiamo raccogliendo prove sulla responsabilità di certi sportelli bancari, poi avvieremo le cause».

Loro, le banche, sostengono di non aver mai consigliato di investire in bond argentini, che lo hanno fatto solo investitori professionisti consapevoli del rischio e che ? come dicono da Cassa di Risparmio di Firenze ? «è marginale la quota di bond argentini custoditi per conto della clientela». Ma nessuno fornisce cifre. Lo fa, invece, il Monte dei paschi. «Non è mai rientrato nelle nostre politiche commerciali stimolare l`acquisto di bond argentini, che rappresentano una quota irrisoria, sotto lo 0,2 per cento, della massa dei depositi presso la clientela, buona fetta della quale è istituzionale, ovvero costituita da finanziarie e associazioni» spiega Giorgio Olivato, responsabile della divisione banca commerciale di Mps. La sensazione dei consumatori è però che qualcosa non abbia funzionato nelle comunicazioni tra le sedi centrali delle banche e le filiali locali, soprattutto di istituti di credito più piccoli: le prime erano avvertite del rischio Argentina, ma le seconde hanno continuato fino all`estate scorsa a consigliare l`acquisto di bond argentini anche a piccoli risparmiatori, casalinghe e pensionati, gente poco disposta a rischiare i propri soldi.

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