5 Gennaio 2002

La bistecca sicura ha la carta d´identità

IL CODACONS: MA L´EMERGENZA NON È FINITA, DUE CASI DI BSE OGNI SETTIMANA

La bistecca sicura ha la carta d´identità

Reazioni positive all´introduzione dell´etichetta obbligatoria

ROMA A tre giorni dall´avvio l´operazione «bistecca senza veli», ovvero la nuova etichetta obbligatoria per la vendita delle carni bovine, scattata all´apertura delle macellerie dopo la festività di Capodanno, riscuote il consenso dei consumatori. «I cittadini europei hanno una difesa in più nei confronti di mucca pazza – dicono al Codacons – le indicazioni previste dall´etichettatura dal primo gennaio 2002 dovrebbero essere tali da mettere al sicuro dal rischio di contrarre la variante umana della Bse». L´associazione di tutela dei consumatori esorta le autorità a non abbassare la guardia. «L´emergenza è tutt´altro che superata per gli allevamenti – sottolineano al Codacons – dall´inizio dei controlli sui capi bovini in Italia si sono registrati in media due casi a settimana di contagio da Bse. Questo significa che i mangimi a base di farine di origine animale hanno continuato a circolare nonostante il divieto». Con l´entrata in vigore in tutta l´Unione europea del sistema obbligatorio di etichettatura completa, il margine di sicurezza per chi consuma carni bovine aumenta in modo notevole. L´etichetta contiene infatti ogni informazione possibile sull´animale finito sul bancone del macellaio: luogo di nascita, sistema di ingrasso, di macellazione, di sezionamento, il tutto completato da un codice di identificazione. E´ la seconda fase del metodo di garanzia per il consumatore varato con un regolamento comunitario nel luglio 2000, in cui venivano previste, appunto, due tappe per l´applicazione: la prima, operativa da settembre 2000, prevedeva esclusivamente l´obbligo di mettere in etichetta il codice di identificazione degli animali e dichiarare il paese in cui era avvenuta la macellazione e il sezionamento. Ora, con la seconda fase, c´è l´obbligo di indicare anche il paese di nascita e d´ingrasso dei bovini. Si completa così il sistema di tracciabilità della carne auspicato sia dai consumatori sia dagli allevatori.
L´etichetta deve essere applicata sull´involucro della carne preconfezionata, mentre per la vendita a taglio può essere sostituita da un´indicazione scritta che identifichi il pezzo in modo ben visibile. Così è possibile sapere se la fettina acquistata in macelleria proviene, per esempio, da un bovino nato e allevato in Italia o da un capo nato all´estero e poi cresciuto in Italia, o ancora da un animale il cui intero ciclo, dall´allevamento alla macellazione, si è svolto all´estero. Ci sono poi altre indicazioni che potranno essere aggiunte volontariamente: notizie sull´azienda zootecnica dove il bovino è nato, sulla tecnica di allevamento, sul tipo di alimentazione adottata, sulla categoria del bovino (vitello, vitellone). Certamente per il personale dei macelli e i dettaglianti si tratta di un impegno in più, che potrà rivitalizzare il mercato del settore dopo il crollo di vendite dovuto alla Bse. Su questo, infatti, il presidente di Assomacellai, Giampaolo Angelotti, non ha dubbi. «Le garanzie e i controlli igienico sanitari – dice – rappresentano le nuove frontiere della sicurezza alimentare, la “tracciabilità“ delle carni bovine servirà da viatico per un consumo sicuro».

Le organizzazioni agricole concordano. Nel campo delle iniziative spontanee da segnalare quella della Dalf, grande azienda di commercio e lavorazione carni: attiverà da lunedì un sito Internet (www.dalfcarni.com) per fornire chiarimenti su ciò che dai macelli finisce sulle nostre tavole.

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