30 Dicembre 2001

Termovalorizzazione, il Tar si pronuncia

OSTUNI

Si apre, a distanza di quattro anni, un altro capitolo della lunga e tormentata vicenda giudiziaria
Termovalorizzazione, il Tar si pronuncia

La tesi del Comune e di Legambiente «non manifestamente infondata»

OSTUNI Un altro capitolo sul «termovalorizzatore» (meglio noto come inceneritore), si apre a distanza di 4 anni dal «caso» quale altro atto nella lunga vicenda giudiziaria ha ha contraddistinto tutto questo lungo lasso di tempo.
Il Tar di Lecce (presidente Aldo Ravalli, estensore Antonio Pasca e componente Errico D`Arpe), nel pronunciarsi sui ricorsi avverso l`annullamento della concessione edilizia per la costruzione dell`impianto di «termovalorizzazione», ha rimesso gli atti alla Corte costituzionale.
I giudici amministrativi si sono pronunciati sul ricorso presentato dalla «Sei-Società Ecologia Industriale» avverso l`annullamento della concessione edilizia per la costruzione dell`impianto nella zona industriale ostunese e sui controricorsi intentati dal Comune, Legambiente e Codacons-Puglia.
Nel dispositivo si legge tra l`altro che «Non manifestatamente infondata la tesi sostenuta dal comune di Ostuni e Legambiente secondo la quale anche l`autorizzazione per la costruzione di un impianto di distruzione dei rifiuti per la produzione di energia elettrica, sino a 10 Mw, va sottoposto a procedura di «Valutazione d`Impatto Ambientale» (Via) col pieno coinvolgimento degli Enti locali interessati e delle associazioni che ne hanno titolo».
In base al principio di sussidiarietà, la Carta europea delle autonomie locali infatti ha assegnato ai soggetti territorialmente interessati, un ruolo importante nelle decisioni che riguardano la popolazione residente. Tale principio è ancora più rafforzato sulla base del trasferimento dei compiti e delle funzioni amministrative ai Comuni che sono gli Enti funzionalmente più vicini ai cittadini.
Come si ricorderà, attraverso la vecchia normativa la «Sei» aveva ottenuto dal ministero dell`Industria l`autorizzazione per avviare l`istallazione nel territorio di Ostuni, di un «termodistruttore» per la produzione di energia elettrica fino a 10 Mw. La Regione aveva dato l`assenso e la pratica dopo il nulla osta da parte del Sirsi e con i pareri favorevoli dei Vigili del fuoco e Asl, era stata sottoposta nel 1998, all`esame della commissione edilizia ed Utc. In quella sede si dove solo valutare il rispetto delle norme urbanistiche e cioè se l`immobile dell`impianto rispettava le regole urbanistiche.
Ad un esame più approfondito, trattandosi della distruzione dei rifiuti (300 tonnellate al giorno) e una parte di questi comprendente anche elementi che potevano dare luogo a fumi pericolosi alla salute pubblica, ci fu un ulteriore approfondimento e, soprattutto, la mancanza (dal punto di vista procedurale) del «Via» Il sindaco Cirasino, all`epoca, invitò con decreto il dirigente dell`Utc a revocare e annullare la concessione edilizia mentre tutto un comitato sportaneo di cittadino per il «No all`inceneritore», attivò pubbliche iniziative di protesta con una raccolta di 4mila firme.
Dopo due ordini del giorno approvati in Consiglio comunale, con atto dell`11 dicembre 98, su annullava la concessione edilizia concessa ad aprile mentre il Sisri, il 4 febbraio 99, il commissario straordinario Semerano, revocava il provvedimento (relativo al precedente nulla osta del 3 febbraio `98 dello stesso Ente) sul «Nulla osta condizionato al progetto a firma degli ingegneri Luigi De Simone e Mario Gugliotta per la realizzazione, nell`ambito del perimetro Asi di Ostuni, di un impianto di termovalorizzzazione per la produzione d`energia elettrica».
La «Sei » fece ricorso al Tar e il comune si costituì in giudizio nominando, oltre al legale dell`Ente, Cecilia Zaccaria, anche il prof. Giampietro del Foro di Roma e nella tesi difensiva furono poste le ragioni di tutela della salute che è un bene costituzionalmente protetto.
Anche il commissario per l`emergenza rifiuti, Salvatore Distaso, ascoltò gli amministratori pose attenzione sul problema tant`è che nel piano dei rifiuti, Ostuni fu escluso dalle ipotesi di localizzazione.

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