30 Dicembre 2001

«Quella è una curva maledetta»

SOTTO ACCUSA IL VIADOTTO DELLA MAGLIANA

«Quella è una curva maledetta»

«Stesso incidente 17 anni fa, sempre con un bus»

ROMA E´[/CL807`] una curva maledetta. Abbiamo visto l´autobus saltare giù dal cavalcavia e schiantarsi al suolo», raccontano quattro soci del circolo del tennis. Viadotto della Magliana, ore 17 di mercoledì 12 settembre 1984. Bilancio della tragedia: otto morti e venticinque feriti. Tra i morti, l´autista, Luciano Di Pietro. Forse fu proprio un malore del conducente della linea 293 Fiumicino-Magliana-Eur a provocare l´incidente. Diciassette anni dopo si ripresenta la stessa scena, sempre su quella curva maledetta (qualche metro prima), sempre un pullman di linea che precipita nel canneto. Diverso solo il bilancio delle vite perdute, magra soddisfazione per chi sottolinea che anche ieri «i morti potevano essere di più perché il pullman era semivuoto». Ieri come oggi il primo a morire è stato il conducente: nell´84 Luciano Di Pietro era un dipendente dell´Atac; nel 2001 Antonio Errico, 35 anni, aveva solo un contratto di quattro mesi per guidare le vetture del Cotral, il consorzio trasporti regionali. Era sposato, faceva parte della Cooperativa regionale di formazione «Obiettivo lavoro». I colleghi e gli amici dicono che era bravo, affidabile, esperto. Da un mese era addetto alla guida degli autobus di linea del Cotral, dopo aver superato – «brillantemente», secondo i suoi superiori – le prove attitudinali. Un´assunzione temporanea per bloccare la falla della mancanza di autisti.
Il sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe Amato, pm di turno ieri, ha deciso di procedere all´autopsia del corpo dell´autista, per verificare se fosse stato colpito da un malore o se avesse bevuto alcool. Il magistrato ha anche deciso una consulenza tecnica per accertare l´efficienza dell´autobus (il Cotral sostiene che quindici giorni fa erano state cambiate le gomme alle ruote del mezzo precipitato) mentre una prima ricostruzione della dinamica dell´incidente è stata affidata alla polizia stradale. Venticinque feriti, allora, sei oggi. Ieri donne e uomini, in gran parte anziani, di quella Roma degli Anni `80 che stava scoprendo le periferie. Oggi giovani extracomunitari di una metropoli sempre più contaminata, meta di flussi di immigrazione dai paesi più disperati. Alcuni dei feriti ricoverati negli ospedali della capitale non avevano i documenti di riconoscimento, forse sono degli irregolari. Al posto di polizia del San Camillo un ferito del Bangladesh ha mostrato una tessera della comunità Sant´Egidio, un altro suo connazionale di un´associazione etnica. Il cinese, che non ha documenti, ha detto di vivere dalle parti di piazza Vittorio, nel cuore di Roma, e ha fatto avvertire telefonicamente dei connazionali. Scampoli di vita quotidiana, piccoli squarci su un mondo tanto lontano che pure ci appartiene. Anche sulla storia del viadotto, della curva della morte, affiorano verità amare. Per il vice sindaco dell´Ulivo, Enrico Gasbarra, quel viadotto, sul quale gli incidenti sono all´ordine del giorno, «deve essere percorso con la giusta attenzione: è una strada che pretende attenzione da chi guida». E´ a due corsie, senza quella di emergenza. Anche allora, nell´84, vi furono polemiche. Il viadotto era stato inaugurato un anno prima dal sindaco Ugo Vetere (Pci). Non era in regola neanche allora: per via di un contenzioso col proprietario di uno dei terreni, dopo il giudizio del Tar fu accettato che il viadotto non avesse la corsia d´emergenza. Naturalmente le indagini della magistratura potranno e dovranno accertare le cause della sciagura. Il Codacons chiede anche di verificare lo stato e la manutenzione del manto stradale, la cui competenza spetta al comune di Roma. Resta la beffa di una tragedia annunciata.

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