30 Novembre 2001

Fughe di gas: tubature vecchie

LE DENUNCE
Tubature vecchie
I sindacalisti: guadagniamo ma siamo stremati. E chi si ammala non viene sostituito

ROMA – «C?è ancora la ghisa, oltre all?acciaio: tubature che possono avere trent?anni. Del resto, con la liberalizzazione gli investimenti diminuiscono. Noi per segnalarlo avevamo scritto lettere sia al Comune sia al prefetto di Roma». Mentre parla il rappresentante delle Rsu dell? Italgas, Bruno Zolla, in città, nel quartiere Prati e a Boccea, vengono registrate altre due notevoli fughe di gas che mettono in allarme centinaia di persone. «Ma non capite che le fughe possono e devono essere prevenute? Il problema è che adesso nessuno ha interesse ad investire nelle tubature. Né nel personale: nel 1984 eravamo 2.200, adesso siamo la metà. E la diminuzione del personale ha riguardato tutti i servizi». La notte che ha preceduto l?esplosione, in servizio a Roma c?erano 5 squadre da due persone ciascuna.
Quarantott?ore dopo la tragedia, i sindacati avanzano dubbi e critiche su più fronti: «A Roma ci sono oltre 900 chilometri di condotte in ghisa, materiale inadeguato e pericoloso – dice Corrado Colaioli, coordinatore dell?Ugl -. L?Italgas deve attivare servizi di vigilanza della rete». Anche la Cgil-energia, accusa: «Negli ultimi anni abbiamo più volte denunciato una progressiva riduzione degli investimenti, il rallentamento del programma di sostituzione delle condutture in ghisa e l?abbandono della manutenzione programmata». Ciò ha comportato «la riduzione del personale addetto al pronto intervento con conseguente affidamento dei lavori in appalto e subappalto».

La valutazione che accomuna i sindacalisti, al di là delle sigle, è che la liberalizzazione del mercato non può far finire in secondo piano la sicurezza e la qualità del servizio: «La privatizzazione – dice Bruno Zolla – impone risparmi, tagli. Facciamo straordinari, guadagniamo di più, ma siamo stremati, stressati. Adesso se una persona si ammala quasi non si può sostituire. E poi abbiamo un sospetto: che non siano stati rispettati i termini di convenzione, quelle clausole, cioè, che impongono all?azienda determinati compiti, come, ad esempio, la sostituzione della vecchia conduttura. È una verifica da fare». Analoga sollecitazione viene dal Codacons, che chiede anche di avere accesso a tutti gli atti inerenti l?anzianità, la manutenzione e lo stato generale della rete di distribuzione di gas italiana. Non solo: l?associazione dei consumatori annuncia il ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar della Lombardia che ha annullato quanto fatto dall?Autorità per l?energia elettrica e il gas in termini di sicurezza; l?articolo 27, soprattutto, che imponeva alle imprese distributrici, anche nelle case di chi lo avesse richiesto, un intervento d?emergenza temendo fughe di gas. «Una decisione grave che va a danno dei cittadini».

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