16 Novembre 2001

LE RIFORME DEL GOVERNO

LE RIFORME
DEL GOVERNO

Appena tre paginette in un corposo documento sulle «misure per favorire l?iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza privata», La rivoluzione della Rc auto voluta dal governo Berlusconi si basa su cinque norme; che – almeno a una prima lettura – sembrano andare più a favore delle compagnie che degli assicurati-tartassati, soprattutto quelli del Mezzogiorno.
Il piatto forte? La nascita del reato di «truffa in assicurazione» e l?obbligo per tutte le imprese di avvalersi dell?attuario, una sorta di controllore in grado di dire la sua sulla effettiva necessità di rincarare le tariffe. La truffa in assicurazione: un reato specifico, che prima non esisteva. In buona sostanza, l?ipotesi di raggiro è estesa anche a chi «denuncia un sinistro non accaduto» o cerca di «conseguire o accrescere per sé o altri il profitto derivante da un?assicurazione». Reato nuovo, ma pene vecchie: multa da 600 mila lire a tre milioni ? e visto che siamo alla vigilia dell?euro, perché non prevederle già in euro? -, reclusione da sei mesi a tre anni. La figura dell?attuario: dovrà essere, si è detto, obbligatoria per tutte le imprese (fin qui lo avevano solo quelle di grandi dimensioni), in pratica è un matematico che studia e approfondisce i numeri della stessa compagnia e indica se sono gonfiati o meno. Il tutto «al fine di agevolare l?esercizio dei poteri di controllo da parte dell?Isvap». Che, però, a sua volta ha scarsi poteri di decisione sulle tariffe.
Le altre tre norme: l?estensione del modello di denuncia dei sinistri (il cosiddetto Cid) anche «ai danni a persona di lieve entità, che comportino invalidità non superiori a cinque punti», insieme con la possibilità di liquidazione da parte della propria assicurazione per danni «di entità non superiore ai 15.000 euro» e la possibilità di riparare il proprio veicolo presso un autoriparatore scelto dalla compagnia o di ottenere un risarcimento pari a quanto la stessa compagnia avrebbe speso; l?obbligo di riportare sull?attestato di rischio le attuali franchigie a carico dell?assicurato, in modo da estendere – nell?eventuale passaggio da una compagnia all?altra – lo strumento della franchigia stessa; lo stop al rimborso delle spese legali prima della presentazione di un?offerta di liquidazione e comunque prima di 60 giorni dal ricevimento della denuncia di sinistro.

Fin qui le norme. Sulla cui bontà giura il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano: «Calmiereranno il mercato delle assicurazioni e ridurranno i premi». Un provvedimento che «va incontro a una esigenza di riforma strutturale e non contingente del mercato assicurativo». Di luci ed ombre parlano, invece, le due controparti: l?Ania, che raccoglie le compagnie assicuratrici, e le associazioni dei consumatori. La prima «valuta positivamente l?introduzione di norme che consentano una efficace lotta alle truffe». Su questo punto, però, qualche perplessità arriva da Napoli. Dove Antonio Coviello, docente di marketing assicurativo, avrebbe preferito norme più severe: «Magari una reclusione estesa fino a tre anni e un giorno, per arrestare l?autore della truffa in flagranza di reato». Non basta. «Ottima l?idea di estendere a tutte le compagnie l?obbligo dell?attuario. Ma questa figura non esiste in Italia. Una proposta troppo sul vago. Soprattutto, chi… custodirà i custodi?» E il Codacons si dice favorevole solo al risarcimento diretto e non all?indennizzo diretto. «Siamo preoccupati poiché, usando un termine al posto di un altro, si apre pericolosamente la strada per una accettazione da parte dell?assicurato di un minor valore del proprio diritto alla salute». Infine, l?Aci Napoli: «Una prima lettura – osserva il direttore Antonio Coppola – conferma le perplessità che avevamo alla vigilia. Basterà qualche spesa in meno da parte delle imprese a far scendere le tariffe?»

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