26 Ottobre 2001

Censimento, occhio a chi bussa

I rilevatori dell?Istat dovranno avere un tesserino. E si potrà chiedere loro la carta d?identità


Censimento, occhio a chi bussa


Fornire i dati è però obbligatorio, multe da 400 mila lire a quattro milioni



SI PREVEDE sfuocata la foto che l`Istat si appresta a scattare all`Italia civile. A cinque giorni dall`annuncio del quattordicesimo censimento sono infatti migliaia i romani che ancora devono ricevere i questionari indispensabili per l`indagine demografica, per scoprire usi, costumi e caratteristiche della popolazione radicata. Un problema logistico, assicurano negli uffici dell`Istat, di pura organizzazione. Mentre ancora si studia come fare per portare a termine l`intera operazione, a Roma cresce l`allarme sul fronte della sicurezza. Il problema è il solito: aprire o no la porta di casa a chi si presenta per la consegna dei moduli.


Diabolik in agguato
Sono in tutto centomila i rilevatori chiamati a bussare alle porte di casa per chiedere notizie e approfondire le caratteristiche dello stile di vita di ciascuno. La diffidenza è d`obbligo, ma è nostro dovere aprire. In ogni caso è possibile delegare il proprio portiere sia a ricevere i questionari sia a riconsegnarli una volta compilati. I rilevatori sono a tutti gli effetti degli «incaricati di pubblico servizio», quindi soggetti a tutti gli obblighi che questo comporta. Saranno ben riconoscibili anche guardando dallo spioncino, in quanto avranno appuntato sulla giacca un tesserino di riconoscimento rettangolare, la parte superiore cerchiata di rosso, a sinistra la foto, sotto il timbro del Campidoglio, il nome e il cognome. Il Codacons ricorda che mostrare il documento è un obbligo assoluto, mentre è nelle possibilità dell`utente chiedere anche la carta d`identità per assicurarsi che le generalità corrispondano. Quello del «porta a porta» è un incubo da sempre per i romani. E a ragione.
Per evitare rischi di truffe e aggressioni le Poste hanno addirittura invitato i cittadini a non aprire a chi, presentandosi come funzionario dell`ente, proponga piccoli affari (apparentemente innocui) in nome dell`Europa che cresce. Nessuno è autorizzato a farlo, ma qualche volta è successo: un paio di signori ben vestiti in casa di anziani soli. Il business è rapido: lire vere in cambio di euro chiaramente falsi. «Meglio prevenire, dicono negli uffici di viale Europa, meglio usare un po` di diffidenza in più che restare vittime di una truffa indimenticabile».


Vietato sbagliare
I questionari di rilevazione saranno consegnati alle famiglie, alle convivenze, alle singole persone. Tutti hanno l`obbligo di fornire i dati e le notizie richiesti. Chi non comunicasse la propria condizione, oppure chi dovesse fornire informazioni scientemente errate o incomplete, incorre nelle sanzioni amministrative previste dall`articolo 11 del Decreto Legislativo 322 del 1989. Che parla chiaro: ammende da 400.000 lire a quattro milioni per violazioni da parte di persone fisiche, da un milione di lire a dieci milioni di lire per violazioni da parte di enti e società.


La privacy
Siamo in una botte di ferro. Nessuno potrà utilizzare le informazioni ottenute per scopi che non siano espressamente noti: i dati raccolti, insomma, non possono essere esternati se non in forma aggregata, in modo tale che non se ne possa trarre alcun riferimento personale. Chi volesse farlo incorrerebbe nelle maglie della giustizia. E la pena sarebbe esemplare.

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