AUTO E OCHE
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fonte:
- Corriere della Sera
AUTO E OCHE Molti romani che non trovavano un taxi, un tram o un autobus in tempi ragionevoli, si saranno ieri domandati: ma che senso ha il sacrificio di un` altra giornata a piedi? Non tutti hanno le ore libere e l` umore adatto per pedalare o per trastullarsi in un sabato ecologico. C` e` gente che lavora anche nel fine settimana, che deve raggiungere luoghi lontani in citta` . Ci sono bambini da andare a prendere e anziani da riportare a casa, malati da visitare in ospedale. L` automobile e` spesso una necessita` in questa metropoli che non riesce ad onorare l` impegno di servire in modo adeguato quella parte della popolazione che non vuole o non puo` mettersi al volante. Quando poi tutta la cittadinanza si vede in pratica revocata per una diecina di ore la patente, questa inadempienza pubblica diventa insopportabile. C` e` poi l` esplicita ammissione dello scarso effetto dell` astinenza dalla motorizzazione nella lotta all` inquinamento. Ancora venerdi` gli esperti avvertivano che lo stop e` poco piu` di una goccia sottratta alla palude velenosa di benzene e di particelle fini. Eppure bisogna insistere. Nonostante i disagi e i mediocri effetti, l` utilita` di queste giornate e` notevole. Dietro c` e` un modello didascalico. C ` e` un segnale dell` opinione pubblica alla politica, perche` metta in moto grandi scelte che qui hanno piu` che altrove uno spazio non di sola fantasia. Mi faceva osservare giorni fa Giuseppe Campos Venuti, decano degli urbanisti italiani, come i r omani non siano del tutto consapevoli del potenziale di salubrita` costituito dal verde cittadino. E` una miriade di parchi che consente di entrare nella metropoli piu` bella del mondo traversando percorsi che senza traffico automobilistico sa rebbero sentieri di aria buona. Se si mettesse in campo una cura di ferro di metropolitane e tramvie, Roma salverebbe i suoi nervi e i suoi polmoni. I romani vogliono recuperare equilibrio ambientale senza rinunciare ai ritmi e alla mobilita` dei tem pi nuovi. Sarebbe quindi uno sbaglio vedere queste giornate come un bucolico inno al passato, che poi aveva altri assilli e inquinamenti. Tanto che i medici del Seicento dovevano esortare gli amministratori che “si lastrichino le strade, si mettino g li stabuli e si proibisca che si tenghino dentro la terra per alcuno tempo bovi, buffali, porci et oche“. Oche di ieri e automobili di oggi. La domanda resta piu` o meno la stessa. Ieri: se non mi fai allevare le oche, che altro mi dai da mangiare? O ggi: mi fai lasciare l` automobile a casa, con che mezzo celere e frequente mi fai spostare da un punto all` altro della citta` ?
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