26 Agosto 2001

«Seconda vittima del Lipobay»

TORINO – C?è un altro caso di morte sospetta a causa del Lipobay, associato all?uso di ciclosporine. Come quello dell?aziana pensionata bolognese, viene preso in seria considerazione dalla magistratura. Vittima è anch?essa un?anziana, una settantenne, deceduta due notti fa al Sant?Eugenio di Roma per un?insufficienza renale acuta. La Procura della Capitale ha aperto un?inchiesta per omicidio colposo. La prima segnalazione è stata al numero verde del CODACONS, cui si è rivolta una nipote della donna, mercoledì scorso: «Diffondete queste notizie, fate in modo che la gente sappia». A raccogliere la testimonianza è stato Emilio De Lipsis, docente di medicina interna all?Università di Tor Vergata e consulente dell?associazione di consumatori. La sua interlocutrice parlava con «equilibrio e conoscenza dell?argomento». E? anch?essa un medico e si è allarmata quando il neurologo del Sant?Eugenio è arrivato alla conclusione che la lesione alle gambe, subito diagnosticata alla zia, era di origine muscolare. L?anziana aveva cominciato ai primi di luglio una cura per ridurre i livelli di colesterolo. «All?improvviso ha avvertito dolori e spossatezza alle gambe che le hanno provocato una para-paresi – ha raccontato la nipote -. L?abbiamo ricoverata a Napoli dove viveva. Nei giorni successivi la zia ha avuto una paralisi all?intestino e i medici l?hanno operata senza riuscire a precisare la diagnosi. Quando è insorta l?insufficienza renale noi parenti abbiamo deciso di trasferirla in un ospedale di Roma. Alla fine s?è capito: si trattava di rabdomiolisi». Anche questo caso si aggiunge al dossier della Farmacovigilanza del ministero della Salute, mentre il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello fa qualcosa di più: spedisce al CODACONS un modulo sul quale raccogliere le segnalazioni dei cittadini in modo sistematico. «Al ministero sono arrivati a 63 reazioni avverse provocate dal Lipobay – osserva il magistrato -. Io ne ho qui una che riguarda un torinese ricoverato in un ospedale della zona, da cui mi si informa della diagnosi fatta un anno e mezzo fa in un altro nosocomio della nostra provincia al paziente: epopatia da Lipobay. Nemmeno questo caso era stato segnalato alla farmacovigilanza. Chissà quanti altri ce ne sono stati». I numeri sono importanti nell?inchiesta di Guariniello: perché la Bayer ha ripetutamente giocato sull?incidenza relativa degli effetti collaterali gravi e ha dovuto ritirare precipitosamente la cerivastatina quando si sono messe in moto le autorità sanitarie internazionali. Il magistrato ha ormai ricostruito con chiarezza la successione degli eventi e dispone di elementi che già gli consentono di individuare un nuovo profilo di reato – sul punto è più che sfuggente – e soprattutto chi indagare fra i vertici della Bayer. In questi giorni rifletterà e poi deciderà il da farsi. Aspetta anche le prime «annotazioni» dai propri consulenti tecnici sulla cerivastatina, sulla sua sperimentazione, come è avvenuta, se in particolare si siano condotti tutti gli studi necessari. La «malafede» della multinazionale chimico-farmaceutica è fuori discussione. Ieri, il magistrato ha scovato fra le varie carte sequestrate altre considerazioni al limite del paradosso. Questa volta contenute nel rapporto semestrale della Bayer relativo al periodo settembre 99 – febbraio 2000. Vi si afferma: «Abbiamo modificato il foglietto illustrativo indicando quale controindicazione l?uso concomitante di cerivastatina e gemfibrozil soltanto per il mercato statunitense». Il capitolo successivo si intitola «No Usa country» e completa la precedente informazione: «Altrove non si è ritenuto opportuno fare altrettanto». Solo perché negli Stati Uniti si era verificata una dozzina di casi in più di rabdomiolisi? Ce n?è pure per qualcuno al ministero: perché il Cipe, nel febbraio scorso, decise e sulla base di quali verifiche che Lipobay 0,4 poteva essere commercializzato in Italia al prezzo di 68 mila lire al pubblico «considerata la sua buona tollerabilità anche a dosaggi maggiori»?

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