11 Giugno 2001

Il Giro è finito, tocca ai giudici

Il Giro è finito, tocca ai giudici.

Simoni primo a Milano, mentre l`inchiesta dilaga.
La più tormentata edizione della corsa lascia il posto allo scandalo doping. Nel mirino non ci sono soltanto i corridori


MILANO – Dario Frigo sarà sentito dalla Procura del Coni oggi o al massimo domani, primo atto di un nuovo giro, quello dei giudici sportivi e ordinari. Il Giro d`Italia di ciclismo, invece, è finito ieri a Milano, con il successo finale di Simoni. Ma le briciole di sport degli ultimi giorni lasciano ora spazio al dramma del doping. Frigo ha già un altro appuntamento, a Biella, mercoledì, per spiegare e spiegarsi con la gente. Cacciato dal Giro dopo il blitz dei Nas a Sanremo durante il quale è stato trovato in possesso di sostanze dopanti, Frigo non intende sottrarsi alle sue responsabilità. Che sono certamente sue, ma dell`intero sistemaciclismo. A Sanremo, durante la drammatica incursione di mercoledì scorso, i carabinieri hanno trovato di tutto. E quando si sequestrano flebo appese alle grucce delle stampelle dentro gli armadi, o flebo conservate in frigorifero (la soluzione fisiologica non si mette certo in frigo, l`epo, vietatissima, invece si), come è successo in Rivera, è assai poco credibile che squadre, medici, massaggiatori, dirigenti, tecnici non sappiano nulla.

Per questo, probabilmente, nell`inchiesta di Firenze, in cui gli indizi portano a pesanti ipotesi di reato – ricettazione quella più pesante, ma anche violazione della legge antidoping e di quella per illecito sportivo – sono coinvolte altre persone oltre agli atleti. Quanto all`illecito sportivo c`è già una denuncia: quella al Codacons della moglie di un giornalista di un settimanale, che si è rovinato scommettendo centinaia di milioni sui risultati del Giro. Sotto tiro in questo caso gli organizzatori, accusati di omesso controllo sui corridori. Il grande uso di farmaci vietati (dimostrato dalla retata di Sanremo) avrebbe, secondo questa accusa, falsato i risultati.

Il Giro esce a pezzi, mentre si è scatenata la lotteria sul numero dei ciclisti finiti sotto inchiesta. Settanta, la metà degli iscritti, è la cifra pubblicata su un quotidiano. «Non capisco da dove possa essere tratta questa notizia», dichiara il procuratore capo di Firenze Antonino Guttadauro: «In questi giorni i carabinieri del Nas stanno esaminando i verbali di sequestro, poi valuteremo quali farmaci sono stati trovati e in possesso di chi. Infine potremo determinare chi dovrà essere iscritto nel registro degli indagati. Ci siamo fatti un`idea, sia pure approssimativa, ma quel numero mi pare eccessivo. Inoltre l`indagine non riguarda soltanto i ciclisti. Ho letto anche che ci sarebbero talpe, pentiti. A me non risulta».

Sarebbero meno di trenta i casi «sotto esame», anche se la consegna fra gli investigatori è quella del silenzio, finché il quadro non sarà completo. Il che dovrebbe accadere a metà della settimana. L`unica conferma riguarda la quantità e la gravità del materiale sequestrato. Farmaci vietati di ogni genere, pericolosissimi, altri, probabilmente, ancora in fase di sperimentazione e non ancora commerciati in Italia. Ci sono decine di confezioni anonime da esaminare, per questo il perito chimico, del pm Bocciolini, Dario D`Ottavio, sarà a Firenze nei prossimi giorni. Dove porta la pista dell`Emassist (emoglobina ricombinante umana) trovata a Dario Frigo? La solita Svizzera, serbatoio infinito di farmacia proibita? Oppure il mercato su Internet? Questi prodotti costosi, tra l`altro, segnano ancora di più le gerarchie del plotone, fra coloro che possono permettersi di spendere cifre elevate e chi resta aggrappato alle vecchie sostanze. Gli inquirenti sospettano che nelle flebo, apparentemente destinate solo agli integratori, ci fosse anche epo: il doping più a buon mercato. «E` una cosa immane», si lascia sfuggire un investigatore. L`indagine è solo all`inizio. Inoltre sul Giro aleggia la minaccia dell`esito dei test antidoping, fermi ancora al prologo di Pescara. E non promette nulla di buono.

Intanto domani a Roma tutte le componenti del mondo delle due ruote nostrano si riuniscono al capezzale del ciclismo agonizzante dopo la retatachoc di Sanremo. Non sarà un incontro facile. Occorrerà partire dalla responsabilità di questo sfascio. Ma chi se la assumerà? I corridori si erano affidati ciecamente alle regole antidoping dell`Uci, la federazione internazionale, rinnegando quelle della federazione italiana (più severe) e del Coni. Ricordate il «grande rifiuto» del 1999 ai test di «Io non rischio la salute»? Lo scenario, due anni dopo, è desolato. Si riuscirà a ricostruire?

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