1 Giugno 2001

Cure dimagranti…

Cure dimagranti…

Quando si fa leva sul recupero della forma fisica, il “trucco“ più frequente, come ricorda il Codacons, è questo: «Prima dicono “dimagrisci senza sforzo“, poi, invece la prima cosa che chiedono di fare è proprio una dieta». Dunque, una cosa ben diversa da ciò che viene promesso al consumatore.
E se le signore hanno un debole per chi propone loro di perdere peso in poco tempo e senza troppe rinunce, gli uomini “cedono“ più facilmente agli annunci o agli slogan pubblicitari contro la caduta dei capelli: «Anche qui sono in molti a restare delusi – conferma Carla Falcinelli – ma quando si va un po? più a fondo, si scopre che questi centri hanno in mano contratti perfetti, regolarmente firmati dalle stesse persone che poi si rivolgono a noi per sapere come recedere». Da un mese a questa parte infatti il Codacons dell?Umbria è stato letteralmente sommerso da segnalazioni. «In realtà, chi ha firmato contratti di questo tipo – continua Carla Falcinelli – non ha alcuna possibilità di recedere. Questo genere di operazioni non rientrano nella categoria delle “vendite fuori dai locali commerciali“. Se il soggetto si reca spontaneamente nelle sedi di tali centri, una volta firmato, il contratto deve essere onorato. Il Codacons può fare poco». In questi casi infatti non può essere applicato il decreto 50/92, che offre la possibilità al consumatore di recedere entro sette giorni dalla data del contratto firmato per strada o in luoghi diversi dalla sede della ditta proponente l?acquisto.
E quando qualcuno decide di ritirarsi a tutti i costi da tali impegni, rinunciando alla cura dimagrante rivoluzionaria o ai nuovi rimedi contro la caduta dei capelli, si trova costretto a pagare una penale pari al 30% del totale pattuito, particolare di solito specificato nelle condizioni di vendita, ma spesso “ignorato“ dall?acquirente. Ma questi contratti, come evidenzia Carla Falcinelli, nascondono un altro inconveniente: «L?altro aspetto penalizzante è che vengono conclusi per importi intorno ai 7/8 milioni, precludendo il ricorso al Giudice di pace. I cittadini dunque, o pagano la penale, o portano avanti un contenzioso davanti alla giustizia ordinaria».

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