26 Maggio 2001

“Troppe sigarette via da casa mio padre“

“Troppe sigarette
via da casa mio padre“


Forlì, un quindicenne malato d`asma denuncia e chiede i danni

il caso

Forlì – Un ragazzo di quindici anni soffre di allergia asmatica e vive in un appartamento piccolo, sessanta metri quadrati, con i genitori. Il padre, un manovale edile spesso disoccupato, in una sola giornata fuma due pacchetti di sigarette e soprattutto d`inverno trasforma la casa in una camera a gas. Il ragazzo implora il padre: «Smettila». L`uomo non sente ragioni. D`accordo con la madre, il ragazzo chiede l`aiuto di un`associazione di consumatori, che consulta i propri avvocati e decide un`iniziativa clamorosa. Chiede che il padre sia mandato via da casa, lo denuncia per violenza privata e chiede che risarcisca i danni.

Questa la storia di V.M., studente di Forlì presso un istituto tecnico, annunciata ieri dal Codacons, associazione di difesa del consumatore, con un comunicato della sede nazionale. «La nostra iniziativa – dice l`avvocato Italo Mannucci, capo dell`ufficio legale del Codacons – è stata decisa con un preciso obiettivo: tutelare il minore. Se si considerano come violenza le ordinarie percosse (nel 90% dei casi guaribili in pochi giorni) come si può non considerare violenza estrema una condanna a morte, come quella decisa da un padre che fuma accanitamente accanto a un figlio con i polmoni malati?».

Il ragazzo – questo il racconto che non offre molti particolari «per tutelare la privacy» – soffre di asma già da qualche anno. Ma nella casa piccola il padre continua a fumare. Spesso non va a lavorare, perché la ditta è in crisi. La moglie lo sgrida, gli dice che così ammazza il figlio, e lui non sente ragioni. La donna va anche alla Asl a parlare con i medici. Chiede anche l`intervento del parroco, che prova a convincere l`uomo. Nulla da fare. La donna allora si rivolge al Codacons, perché vuole separarsi dal marito, ma soprattutto vuole tutelare la salute del figlio.

«Bisogna tenere presente – dice l`avvocato – che i polmoni malati del ragazzo sono ancor più sensibili al fumo. Noi abbiamo presentato denuncia perché i minori sono di tutti, non solo dei genitori. La legge 281 del ?98 riconosce ad associazioni come la nostra il diritto di tutelare la qualità della vita e la salute. Per la prima volta entriamo fra le mura domestiche. Certo, la nostra azione è più facile in un ufficio, pubblico o privato, e quando c`è qualcuno che obbliga i colleghi a subire il fumo passivo, abbiamo i mezzi per impedirgli di continuare a fare del male. Fra le mura di una casa privata possiamo entrare soltanto perché la madre e il figlio hanno chiesto il nostro aiuto. Noi a nostra volta chiediamo l`intervento del giudice che tutela i minori».
L`associazione percorrerà due strade, una giuridica e una «politica». «Chiederemo al tribunale civile di Roma quella che viene definita una sentenza punitiva. Per la tosse del bambino chiederemo un risarcimento di un miliardo.
Sappiamo benissimo che il padre mai potrà pagarlo, ma qui entra la “politica“. Sentenze come questa possono fare capire al nuovo Parlamento e al nuovo governo quanto importante sia la lotta contro il fumo, attivo e passivo. Saranno loro che dovranno prendere le iniziative più opportune».

Per il ragazzo verranno chiesti provvedimenti anche alla Asl di Forlì: uno psicologo che lo assista in questi giorni di separazione dei suoi genitori, uno pneumologo e un assistente sociale che possa seguire la famiglia. Prima di depositare la denuncia, un ultimo tentativo. «Chiameremo il padre, la madre e il figlio per parlare con loro. Chiederemo al genitore un impegno preciso: smettere di fumare. Ma se il ragazzo non cambierà idea, e vorrà l`allontanamento del padre da casa, noi gli saremo vicino.

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