«Radio Vaticana è un caso estremo»
-
fonte:
- Corriere della Sera
«Radio Vaticana è un caso estremo»
Roberto Bertollini (Organizzazione mondiale sanità): «Sulle radiofrequenze sappiamo troppo poco»
«L?allarme sulla Radio Vaticana non è ingiustificato». Nei giorni scorsi un alto esponente dell?Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso preoccupazione per la situazione creata dalla Radio Vaticana. «Bisogna prendere precauzioni per tutelare la popolazione», ha detto il dottor Roberto Bertollini, un medico italiano originario di Roma (dove conserva casa a Monteverde Vecchio), 48 anni, direttore del centro dell?Oms su ambiente e salute di Roma e da un anno direttore della divisione tecnica per l?Europa dell?Oms. Bertollini di stanza a Copenaghen divide il suo tempo tra Danimarca, Svizzera e Italia.
Dottore, che cosa consiglia di fare contro l?esposizione ad alte emissioni di radiofrequenze?
«Il problema è quello di sempre in questo campo dove conosciamo ancora troppo poco. Il problema delle radiofrequenze poi, più in particolare, è ancor meno noto, nel senso che abbiamo conoscenze inferiori rispetto a quelle raggiunte sulle linee elettriche e in generale sui campi elettromagnetici generati. Però…».
Però?
«Nel caso di Radio Vaticana siamo di fronte a una situazione estrema».
Perché?
«In questo caso ci sono troppe coincidenze che suscitano sospetti e che non possono essere sottovalutate».
Provi ad elencarle.
«Ci sono ripetitori che generano radiofrequenze molto elevate, un sistema unico che non ha riscontri e che è in grado di trasmettere in tutto il mondo. Questi ripetitori sono vicini a una comunità piccola.
Poi c?è uno studio epidemiologico molto ben fatto, mi riferisco a quello che è stato reso noto nei giorni scorsi dall?Agenzia per la salute pubblica nel Lazio. In quello studio, che è uno dei primi studi al mondo sul problema, si evidenzia un numero molto elevato di leucemie nei pressi delle antenne. Conosco il curriculum dei ricercatori che hanno realizzato questo importante screening e posso stare tranquillo.
Sanno fare il loro lavoro».
Si spieghi meglio. Su questo problema dei dati ci sono contestazioni.
«Non capisco perché. Chi solleva dubbi, mi pare, a volte non ha un atteggiamentto scientifico. Vede, i ricercatori dell?Agenzia hanno adottato una metodologia dello studio che è solida, con un approccio che usiamo anche noi dell?Oms. Intendo quello di tipo geografico, che tiene in considerazione la distanza dalla fonte di esposizione della comunità che si sta studiando».
Conclusione?
«Ci sono elementi sufficienti per dire che il problema va preso in considerazione con serietà. Non si tratta di procedere in modo perentorio, visto che siamo di fronte per fortuna a troppi pochi casi. Ma i casi ci sono. E allora la cautela è giustificata».
È questa la posizione dell?Oms?
«L?Oms ha posizioni in genere caute su questo problema. L?abbiamo detto e ridetto. Ma le situazioni estreme, e questa è una situazione estrema, rendono necessario un atteggiamento di cautela. Io ragiono da medico.
Dico: guardare i dati, ragionare sui fatti, abbiamo dati d?incidenza e non di sola mortalità…».
Che differenza c?è?
«La mortalità non può essere l?unico indicatore, perché i decessi potrebbero essere provocati anche da cure sbagliate».
E allora?
«Allora tutto ciò deve indurre alla cautela e a comportamenti adeguati sulla base di questa considerazione».
Per essere più chiari cosa consiglia?
«Consiglio di contenere l?esposizione nella zona immediatamente circostante magari con misure tecniche che consentano di abbassare l?emissione di radiofrequenze. I quesiti scientifici posti da questo problema, come ho spiegato, non possono essere risolto che in tempi lunghi. Intanto però, mentre si continua a cercare e a studiare il fenomemo, si devono prendere precauzioni».
Che cosa bisognerebbe invece evitare?
«Non ci si dovrebbe schierare a favore o contro, come in una crociata, perdendo di vista l?interesse finale che è in fin dei conti la tutela della salute delle persone. Si tratta in definitiva di trovare soluzioni di gestione del rischio».
Gli studi continueranno?
«Certo, perché se la letteratura è numerosa per le basse frequenze, cioè gli elettrodotti, è ancora troppo scarsa per le alte frequenze. Lavoriamo anche sui cellulari, dove l?Oms ha in corso un?importante ricerca, mentre per gli impianti radiobase ci sono ricerche inglesi ed australiane».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ELETTROSMOG
-
Tags: ambiente, bertollini, bordon, cesano, elettrosmog, radio vaticana
