L?AUDITEL FINISCE DAVANTI L?ANTITRUST E L?AUTORITA? PER LE GARANZIE NELLE TLC
Il 15 luglio 2000, in occasione di una diretta su Raiuno, un violento temporale fece interrompere il collegamento di uno spettacolo in prima serata di Katia Ricciarelli, presentato da Mara Venier, dalla Piazza Duomo di Lecce. Per circa 15 minuti (dalle ore 21 alle 21,15), la Rai mandò in onda il consueto segnale orario, ma all?indomani l?Auditel, fondato da Rai, Mediaset ed Upa con quote paritetiche del 33,33 per cento ciascuna, certificò che nel quarto d?ora ?incriminato? ben 3 milioni di telespettatori si erano sintonizzati sul ?segnale orario?, con uno ?share? del 15%: in parole semplici, 1 ascoltatore su 6 aveva guardato per ben 15 minuti il segnale orario Rai !
Così inizia la denuncia sull?Auditel presentata dall?Intesa dei consumatori all?Antitrust e all? Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per segnalare l?inveritiera raccolta dei dati di ascolto delle TV, sulla quale vengono ideati sia i palinsesti che i programmi televisivi, basati su un assunto: 5.075 famiglie del campione Auditel, fanno la fortuna dei programmi o il loro fallimento,anche se non esiste la prova certa che in quel determinato giorno ed a quella determinata ora le ?famiglie Auditel? stiano guardando o meno quel determinato programma, oppure stanno gironzolando per casa, sbrigando le faccende domestiche o facendo altro.
Non si conoscono i criteri di scelta del campione, denuncia l?Intesa dei consumatori, né se le ?famiglie Auditel?,coperte dal segreto più assoluto, nel dare la loro preferenza a quel determinato programma, propendono per una TV che faccia cultura oppure per una televisione deficiente basata sul culto dello scollacciatura e della volgarità piuttosto che di programmi di cultura,che a giudicare dai dati di ascolto,pare non interessino agli italiani e proprio per questo non si producono o si producono saltuariamente.
Se la programmazione televisiva è scadente,violenta,diseducativa perchè basata sulla rincorsa degli indici di ascolto,arbitrariamente certificati dall?Auditel,ossia da una impresa fondata da Rai,Mediaset ed Upa (i controllati che autocertificano se stessi); se i palinsesti vengono ideati per abbassare ed assecondare l?offerta televisiva all?eventuale gradimento del ?pubblico Auditel?, la cui segretezza è pari all?opacità dei criteri di scelta quando la società dell?informazione e le stesse leggi che regolamentano i rapporti tra cittadini ed aziende concessionarie di pubblici servizi,come sono le TV, richiedono il massimo della trasparenza,allora l?informazione e la cultura entrano in un vicolo cieco gestito da oligarchi, che hanno a cuore soltanto i loro interessi rispetto a quelli più generali.
In sostanza l?Auditel si è trasformato, sostengono le 4 associazioni, in uno strumento nato per la tariffazione pubblicitaria, per rilevare l?ascolto degli spot, ed è quindi diventato l?arbitro supremo dell?offerta televisiva e del gusto degli spettatori italiani.
Ma il ?monopolio? Auditel, secondo alcune segnalazioni ricevute, inciderebbe anche sulla libera scelta delle imprese ad ottenere la ?reclame? dei prodotti in quelle fasce orarie più appetibili,ossia la pianificazione degli spot televisivi nei programmi di ?successo? o di ?massimo ascolto?: anche se una determinata azienda volesse pagare la tariffa piena per reclamizzare i suoi prodotti,ad es. durante il Festival di Sanremo,oppure in una finale di Coppa dei Campioni o in Formula Uno,sembrerebbe che la selezione della pianificazione pubblicitaria,effettuata dall?Upa di concerto con Sipra e Publitalia,tenderebbe ad escludere quelle società che non farebbero parte del circuito !
Per questi motivi l?Intesa dei consumatori ha chiesto alle due Autorità di intraprendere una doverosa istruttoria volta ad acclarare le tecniche di rilevazione nonché la diffusione dei risultati delle stesse anche ai sensi e per gli effetti della legge 287/90.

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