Omaggio al Prof. CESARE MALTONI
La legge Questo è un documento del 1995 sull’inquinamento elettromagnetico, intervento dell’oncologo Cesare Maltoni scomparso la scorsa settimana. L’intervento fu pubblicato su un periodico della cosiddetta "stampa alternativa" e da esso si evince la passione per la divulgazione verso chi ancora sa essere sensibile, per la ricerca scientifica finalizzata ai reali bisogni dell’uomo, per una documentata giustizia e contro il sopruso di chi usa arricchirsi a spese di altri. Molti sono i ricercatori che direttamente o indirettamente citati nel suo articolo rappresentano coloro che stanno proseguendo sulla sua strada, altri proseguono su strade parallele che dovranno tutte ricongiungersi, pena l’ennesima sconfitta. La strada che egli indica è ancora irta di ostacoli, mentre le fonti di contaminazione che egli ci additava sono ancora nei nostri occhi
Grazie per il tuo impegno, Cesare Maltoni.
"Che la sua forza e la sua perseveranza nella ricerca della VERITA’ non ci abbandoni mai".
Beatrice Bardelli
Stacca le onde.
Intervento del Dott. Cesare Maltoni (direttore scientifico dell’istituto Ramazzini e dell’istituto dei Tumori di Bologna) alla settima edizione di SANA da AAM Terra Nuova – Ottobre 1995
Chi nega ancora qualsiasi effetto dei campi elettromagnetici sulla salute umana ignora volutamente i risultati della ricerca scientifica che ha ormai appurato la loro correlazione con l’insorgenza di tumori.
Bologna. Sana, settima edizione: un salone diventato ormai appuntamento primario per il naturale. Nell’appartata saletta dell’ammezzato, AAM Terra Nuova, in collaborazione con il Conacem, ha organizzato quest’anno un convegno di estrema attualita’: "II problema dell’inquinamento elettromagnetico". Grazie alla gentilissima disponibilita’ dei relatori intervenuti, i lavori si sono conclusi con ampia soddisfazione da parte del consistente pubblico quanto degli intervenuti stessi, sia per lo spessore delle relazioni quanto per l’ampia panoramica sugli aspetti sanitari, tecnici e legislativi. In attesa di raccogliere compiutamente gli interventi, riportiamo una sintesi della relazione del prof. Cesare Maltoni, direttore scientifico dell’istituto Ramazzini e dell’istituto dei Tumori di Bologna che delinea lo stato della ricerca sugli effetti dei campi elettromagnetici.
"Voglio iniziare questo mio intervento sottolineando la reale portata del problema inerente i campi elettromagnetici (ndr: per brevita’ nel testo cem). Oggi, infatti, possiamo affermare con certezza che gli effetti dei cem sulla salute umana sono senz’altro uno dei grandi problemi che investono la nostra societa’ e che derivano dal tipo di sviluppo industriale che ci siamo dati.
Per ampiezza, e’ paragonabile ai problemi posti dalla grande chimica di sintesi con tutto cio’ che ha prodotto di terribile e di benefico; dall’altro alle radiazioni ionizzanti propriamente dette e riconducibili allo sviluppo del nucleare e, in terza battuta, al mondo delle benzine e dei combustibili liquidi. Si tratta, quindi, di un problema enorme che non puo’ essere affrontato come un qualsiasi problema di ambientalistica o di medicina del lavoro, ma come uno dei grandi problemi che occupa un posto centrale nel settore dei rapporti tra salute, ambiente e modello di sviluppo.
Questa premessa per ricordare a chi banalizza la questione che, cosi facendo, fa un’operazione non scientifica e di non tutela sanitaria e,con tutta probabilita’, un’azione su commissione.
CEM TOUT COURT
Ma cosa sono i cem? Sono campi prodotti da cariche elettriche in movimento e ovviamente, per antonomasia, la carica elettrica in movimento e’ la corrente elettrica.
Si trasmettono sotto forma di radiazioni, caratterizzate da due parametri:
la lunghezza d’onda e, inversamente proporzionale, la frequenza. Maggiore e’ la lunghezza d’onda, minore o bassa e’ la frequenza. Tuttavia, rispetto ai campi elettrici, quelli magnetici hanno una particolarita’: sono difficilmente schermabili.
La categoria generale dei cem include tutta una serie di radiazioni: i cem a bassissima frequenza indotti dalla corrente elettrica, le radiofrequenze, le microonde (soprattutto per produzione di calore), le radiazioni luminose, i raggi ultravioletti (l’intero spettro dell’ultravioletto) e le radiazioni ionizzanti propriamente dette ossia raggi X e radiazioni Gamma (piccolissima lunghezza d’onda e elevatissima frequenza).
Parlando di cem tout court, si allude sempre ai cem a bassissima frequenza, cioe’ quelli generati dalla corrente elettrica di rete. Ma e’ un errore riduttivo: perche’ li vicino, nello spettro, vi sono le radiofrequenze e, piu’ in la’, le microonde termogene, che stanno subendo un’espansione enorme. Limitarci allora ai cem generati dalla corrente elettrica significa circoscrivere la problematica solo ad una sua parte. Invece, l’attenzione va posta sui cem in toto, cioe’ basse frequenze, alte frequenze (ripetitori Tv, telefonini, ecc) e microonde (forni, ecc).
Qui tratteremo delle basse frequenze per comodita’ espositiva e necessita’ di contenere i tempi del mio intervento ma, ripeto, la problematica investe globalmente tutti i cem. Quali sono i cem a bassissima frequenza, cioe’ quelli propri alla corrente elettrica?
Sono quelli a grande lunghezza d’onda e a bassa frequenza (che si misura in Hertz: 60 Hertz per gli Usa; 50 Hertz per l’Europa, Italia compresa) ed hanno precisi effetti sulla materia vivente, poiche’ inducono delle correnti elettriche nei substrati biologici.
I cem a bassissima frequenza possono avere origine naturale oppure industriale (prodotti dall’uomo). Voglio mettere l’accento su questo fatto, perche’ i grandi difensori dell’innocuita’ dei cem – che popolano le istituzioni sanitarie italiane, anche ai piu’ alti livelli, e che spesso si presentano con tanto di legittimazione politica – dicono: "… ma i cem ci sono sempre stati da che mondo e’ mondo!" Questo e’ il loro grande urlo di guerra. Ma non dicono mai che i cem naturali possono essere stabili (vedi geomagnetismo) oppure variabili, i piu’ pericolosi (dovuti a fenomeni atmosferici o a correnti vaganti nel sottosuolo), e che la loro intensita’ e’ sempre bassissima. Mentre i cem artifi’ciali-industriali, prevalentemente di tipo variabile, danno origine a campi elettrici di diffusione nella biosfera di ben altre intensita’. Ne consegue che i cem naturali variabili sono infinitamente inferiori, di diversi ordini di grandezza, rispetto a quelli variabili prodotti dall’industria. Questo va tenuto bene a mente. Al limite, sono come certi farmaci: in piccolissime dosi potrebbero anche essere salutari – dato ma non concesso – ma ad alte dosi certamente ammazzano.
COSA SAPPIAMO?
Qual’e’ l’origine dei cem artificiali? Da quale fonti sono prodotti? Da stazioni di trasformazione dell’energia elettrica, dagli elettrodotti, da impianti e apparecchiature industriali, dagli elettrodomestici, dalle apparecchiature personali e financo da quelle mediche. Viviamo quindi immersi quotidianamente nei cem a bassissima frequenza. Generalmente, sono variabili sia per intensita’ che per direzione. L’unita’ comunemente usata per misurare i cem e’ il Tesla e relativi sottomultipli (milliTesla, microTesla, ecc.) e il background di inquinamento di base, misurato oggi nei centri residenziali della nostra societa’ industriale, e’ di circa 0,1 microTesla (un diecimilionesimo di Tesla). Un dato da tener ben presente!
Cosa sappiamo dei cem? Esiste una grande differenza di conoscenze sugli effetti dei cem a secondo della tipologia. Ad esempio, oggi sappiamo abbastanza sulle radiazioni propriamente ionizzanti (in termini biologici), cioe’ raggi X, gamma e anche ultravioletti, ma sappiamo ben poco sulla loro pericolosita’, soprattutto a bassissime dosi. Nel 1995, ad oltre cento anni dalla prima fruizione dei raggi X con il tubo di Rontgen siamo ancora all’oscuro su cosa facciano realmente a basse dosi. Certo, lo sappiamo in via estrapolativa, sulla base di curve matematiche che ci dicono che a certe dosi succede questo piuttosto di quest’altro, ma sono modelli matematici: indicano solo se il rischio e’ tollerabile o meno. Di fatto mancano dati empirici. Non e’ un caso che nell’Istituto in cui opero abbiamo appena finito di condurre la biofase di uno dei piu’ consistenti esperimenti animali mai effettuato in cancerogenesi, per misurare e valutare il livello delle bassissime dosi di radiazioni ionizzanti.
Quello che stupisce, poi, e’ che ci si appelli addirittura alla legge. Che ci sia una legge non significa che ci sia il background scientifico per quella legge: piu’ semplicemente indica una volonta’ del legislatore che, tenendo conto di un’informazione scientifica approssimativa e di tutta una serie di lobbismi convergenti, ha prodotto una legge ritenuta sopportabile dalla societa’ in termini di rischi e di costi in quel momento. Troppo spesso la legge non corrisponde a quanto sa la scienza. C’e’ chi addirittura vorrebbe che la scienza si richiamasse alla legge, quando invece dovrebbe essere la legge a diventare tale solo sulla base di dati scientifici concreti. A chi dice che l’informazione scientifica e’ cosi’ "tant’e’ vero che la legge dice che… " va risposto senza mezzi termini che la legge non prova un bei niente. E’ il dato scientifico che la legge dovrebbe tenere in puntuale considerazione a dire qualcosa, non il contrario. Purtroppo, spesso non ci sono dati scientifici sufficienti e, soprattutto, troppo spesso, anche se ci sono vengono depennati, reinterpretati, ruminati a livello di tutte quelle infinita’ di commissioni e sottocommissioni che caratterizzano il bizantinismo delle nostre istituzioni in particolare laddove c’e’ di mezzo la salute pubblica.
DA UN CAPO ALL’ALTRO
Dicevo, dunque, che delle radiazioni ionizzanti sappiamo abbastanza ma non certo a sufficienza. Oggi cominciamo a conoscere qualcosa sugli effetti dei cem a bassa frequenza caratteristici della corrente elettrica. Non sappiamo invece nulla, assolutamente nulla, sugli effetti delle microonde e delle radiofrequenze. Niente di niente. Quindi, associare il pericolo del telefonino al pericolo delle onde di un cavo elettrico e’ un’estrapolazione scorretta, perche’ non si considerano le diversita’ implicite nelle radiofrequenze.
Tra radiazioni ultraviolette, raggi X e raggi gamma esistono differenze enormi in quanto a effetti biologici. Queste differenze ci sono pure tra i cem a bassissima frequenza della corrente e le radiofrequenze e tra questi e le microonde. Estrapolare e’ un errore scientifico: microonde e radiofrequenze vanno studiate, separatamente, punto e basta.
Quindi tutta quella stampa che omologa questo modo di assemblare ogni problematica, di ridurne le divergenze in un’unica categoria; tutti quei conferenzieri scientifici tanto ascoltati dai politici, quelli che fanno la scienza nei corridoi dei ministeri o delle sedi politiche, i diffusori di un informazione banalizzata e approssimativa, gli acculturati dell’ultimo momento… non fanno altro che creare confusione: una confusione che finisce per disinformare il pubblico, colpirne solo l’immaginario e determinare associazioni che non andrebbero fatte.
Allora, cosa ci dicono le nostre conoscenze sui cem indotti dalla corrente elettrica? Ci dicono qualcosa di molto importante: stabiliscono un continuum! Prima si diceva: "Tanto se una radiazione non e’ ionizzante o eccitante non produce effe’tti… ". Oggi sappiamo invece che gli effetti vengono prodotti anche da onde all’altro capo dello spettro: da quelle lentissime e a bassa frequenza.
Per cui possiamo forse assolvere tutte le onde comprese tra questi due poli estremi, entrambi dannosi, solo perche’ non sappiamo nulla su di loro? Direi proprio di no: semmai dobbiamo andar a vederle, proprio perche’ c’e’ un continuum.
DANNI DA CEM
Da quando esiste la corrente elettrica conosciamo i suoi effetti acutissimi, acuti e subacuti. Tra gli effetti acuti c’e’ la folgorazione e la morte, ma tra gli effetti subacuti, che sono compatibili con la vita ma determinano delle alterazioni, oggi sappiamo che quando l’esposizione a cem e’ al disopra di certe intensita’ possono insorgere cefalee, stancabilita’, senso di vertigine, irritabilita’, effetti visivi, ecc. Fino a qualche anno fa, era tutto quanto si sapeva e lo studio di questi effetti (cefalee, irritabilita’, ecc) e’ relativamente recente in campo medico. Fino ad allora non c’era nessun sospetto che queste radiazioni potessero produrre tumori e altri effetti patologici. Anzi, si affermava che al di sotto di una certa frequenza non c’era nessun effetto dovuto all’esposizione ai cem. Oggi, a rimorchio della ricerca oncologica, sappiamo anche qualcosa sugli effetti non cancerogeni: per esempio, che i cem possono avere effetti cardiologici, effetti sulla fertilita’, ecc… sebbene i piu’ importanti rimangano sempre quelli cancerogeni.
Merita forse raccontare com’e’ nata la prima ricerca, che data del 1979: quella della Wertheimer, una dottoressa impegnata in una ricerca di tutt’altro tipo. Cercava infatti un fattore determinante che poteva essere responsabile dell’insorgenza della leucemia in certi bambini piuttosto che in altri. Esaminando stati di salute, cartelle cliniche, condizioni dei genitori, influenze subite, ecc. mise a confronto per un anno migliaia di dati di due gruppi di bambini: uno colpito da leucemia e uno sano. Non trovo’ nulla di nulla. Nessuna differenza rilevante, perche’ – come disse lei stessa – aveva considerato solo parametri dannosi noti e non quelli ancora da scoprire. Rifatta la ricerca, al colmo dello scoramento, una bella sera, recandosi casualmente presso la famiglia di uno dei bambini leucemici, salendo le scale vide la nicchia di un trasformatore che, come spessissimo accade negli Usa, sono installati nell’ambito dei caseggiati stessi. Fu cosi’ che gli torno’ in mente che lo aveva gia’ visto anche in altre case e questo la spinse a chiedersi se per caso non fosse proprio quello il fattore che cercava. Rifece da capo tutta la ricerca, esaminando la presenza o meno di sorgenti di cem e questa volta i suoi calcoli indicarono chiaramente che nei casi di bambini con leucemia, la presenza del trasformatore prevaleva a tal punto da costituire un dato statisticamente significativo. La comunita’ scientifica accolse la sua ricerca con scherno, dando la stura ad una serie di ricerche che tentarono di dimostrare che i dati della Wertheimer era infondati.
LA RICERCA CONFERMA
Qualche tempo dopo, vi fu un’altra conferma illustre. Dovendo costruire un grande elettrodotto per portare la corrente dall’estremo nord all’estremo sud del paese, il governo svedese, essendo venuto a conoscenza di queste ricerche negli Usa, incarico’ un responsabile della Sanita’ Pubblica, certo Tomenius, di analizzare la questione e di appurare se potevano derivare pericoli per la salute pubblica dalla realizzazione del progetto.
Tomenius rifece la ricerca della Wertheimer su bambini leucemici vissuti ad una certa distanza dagli elettrodotti. E anche lui noto’ la correlazione gia’ segnalata dalla Wertheimer tra rischio di leucemia, tumori del sistema nervoso centrale e esposizione ai cem. A queste due prime ricerche sono poi seguite una settantina di indagini epidemiologiche. Mai in tutta la storia della medicina in cosi’ poco tempo sono state eseguite cosi’ tante ricerche, e fra queste anche alcune ben fatte pur se non esaustive. Cosa ci dicono queste indagini? E su chi sono state fatte? Sono state fatte su bambini residenti vicino a sorgenti di cem, su adulti residenti e lavoratori primariamente esposti o operanti in ambienti pervasi da cem.
Il sunto delle ricerche e’ che: sopra un certo livello di esposizione i cem possono produrre leucemie, linfomi e tumori del sistema nervoso centrale sia nei bambini che negli adulti. Linfomi e tumori al sistema nervoso centrale sono una costante delle ricerche epidemiologiche, sebbene alcune segnalino pure aumenti di tumori mammari nell’uomo e, recentemente, pare, anche nella donna. Perche’ nell’uomo? Perche’ essendo il cancro mammario rarissimo nell’uomo un piccolo aumento attrae immediatamente l’attenzione, mentre essendo piu’ comune nella donna ci vogliono grandi numeri per rilevare differenze statistiche. Sembra poi che i cem siano correlati con un aumento di melanomi, di tumori ipofisari e, in poche ricerche che valutano i tumori nel loro complesso, anche dei tumori intesi in senso globale.
UNA RICERCA CHE MANCA
Quindi, oggi sappiamo che su base epidemiologica i cem a bassa frequenza generati dalla corrente elettrica possono produrre questa serie di tumori. Questo e’ ormai un dato inequivocabile: l’aumento dei tumori e’ una costante. Cio’ che non sappiamo ancora e’ quanto incidono i cem su tutti gli altri tipi di tumori. Perche’ le ricerche sono state mirate ad aumento di tipi rari di tumori e quindi relativamente facili da captare. Se uno si aspetta un tumore e ne vede 5 questo e’ indubbiamente significativo.
Se invece abbiamo 10.000 tumori di un tipo comune, in condizioni normali, sebbene vi sia un agente che provoca un aumento del 20 % e quindi noi ne vediamo 1200: tra 1000 e 1200 ci vogliono grandi numeri per dire che e’ statisticamente significativo.
Deve essere chiaro che le radiazioni non producono solo questi tumori. I cem sono cancerogeni e la loro cancerogenicita’ e’ stata evidenziata da indagini su questi tipi di tumori, ma non si puo’ dire che non ne producano altri. Lo potremo dire soltanto quando si saranno studiati a fondo. Per anni e anni si e’ detto che il benzene produceva leucemie. Grazie! Si studiavano soltanto le leucemie! Quando dicemmo invece che su animali da esperimento produceva 14 tipi diversi di tumore maligno, adesso che ci guardiamo attorno sappiamo anche che produce un aumento di tumori polmonari. A chi dice che i cem producono solo leucemie e tumori del sistema nervoso va risposto che non e’ vero: questi tumori sono stati la spia che i cem sono responsabili di tumori, ma l’indagine sugli altri mica e’ stata fatta.
SOTTOZERODUE
In definitiva, cosa sappiamo sulle soglie dei cem? Sappiamo che un aumento delle leucemie nei bambini e un aumento dei tumori del sistema nervoso nell’uomo e’ stato trovato a dosi che sono una frazione di microTesla. In altre parole, 0,1-0,2 microTesla, sulla base dell’evidenza epidemiologic a, sono sufficienti a determinare un aumento in certe popolazioni di leucemie o di tumori del tessuto nervoso. E’ un dato da tenere in puntuale considerazione, con cui dobbiamo rapportarci e che deve venire ulteriormente confermato e rifinito dalla ricerca sperimentale. Si debbono fare ricerche sperimentali per vedere quanti tumori sono prodotti, di che tipo e fino a che dose sono prodotti e, alle varie dosi, quanti ne sono prodotti: questo e’ quanto deve dire la ricerca sperimentale. La ricerca epidemiologica esiste gia’, non occorre nemmeno aspettare la fine delle ricerche sperimentali: bisogna cominciare il lavoro normativo che andra’ perfezionato quando arriveranno anche i dati sperimentali che speriamo possano aiutare ulteriormente. E poi bisogna prendere delle misure tecnologiche per abbassare i livelli, delle misure che non debbono essere riparatrici o modificative dei grandi assetti del passato. Se voi andate in certe zone d’Italia, come il trevigiano o vicino a Rimini, ad esempio, vedete il cielo attraverso le maglie di un mega reticolo: una linea che passa sotto l’altra che passa sopra un’altra ancora, ecc… tutto questo fatto come nell’Italia postbellica, senza nessun piano regolatore. In un Paese cio’ non e’ tollerabile, non si puo’ continuare a costruire con arroganza nello stesso modo: non deve piu’ essere ammesso. Per il passato, prima del ’69 non sapevamo niente; fino all’85 dobbiamo dare una moratoria, perche’ la scienza non era ancora consolidata: ma rifare questi sbagli oggi non e’ soltanto sciocco, ma criminale.
Per un problema cosi’ grande sul quale rimane ancora tanto da conoscere, bisognerebbe che la societa’ civile – i singoli cittadini, le istituzioni, i partiti politici, le associazioni – riconoscessero un po’ di piu’ il ruolo che la ricerca puo’ avere nel risolvere questi problemi mentre invece viene sempre dato per scontato che ci sia chi fa tutto questo comunque.
Ma come comunque? Lo stato non finanzia, le industrie interessate non finanziano, le Regioni dicono e’ compito del Paese, il Paese dice ma perche’ dobbiamo risolvere il problema delle correnti elettriche quando e’ un problema megagalattico: ci pensera’ l’Onu o l’Oms. Allora chi e’ che ci pensa?
In conclusione, se la ricerca ha un significato, ebbene e’ quello di dare origine alle normative, ai provvedimenti tecnologici e non invece il contrario: proprio in questo senso dovrebbe avere anche nel nostro immaginario maggiore considerazione.»
Un passo avanti… uno indietro
Il dibattito sulla problematica dell’inquinamento elettromagnetico ha conosciuto nei giorni scorsi due eventi particolarmente significativi.
Il primo fatto di portata quasi storica! ha come protagonista l’Istituto Superiore di Sanità (Iss). In occasione del congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Radioprotezione (Airp), tenutosi a Trieste dal 26 al 30 settembre ’95, l’Iss per bocca di uno dei suoi piu’ autorevoli rappresentanti, il dr. Comba, ha ufficialmente ammesso che esiste un’associazione tra esposizione ai campi elettromagnetici a 50 Hz ed alcuni tipi di tumore e che, quindi, vi e’ la necessita’ di intraprendere, oltre ad ulteriori ricerche sperimentali ed epidemiologiche, anche azioni preventive tese alla riduzione delle esposizioni – in particolare per asili, scuole, abitazioni e luoghi di lavoro – predisponendo campagne di monitoraggio e di conseguente bonifica, nonche’ attivazione di processi partecipativi dei principali soggetti sociali coinvolti e della pubblica opinione attraverso un’estesa campagna di informazione. Il secondo evento e’ invece di segno negativo. Il Governo Dini, gia’ distintosi per altri attacchi all’ambiente, con l’emanazione del recente Dpcm 28 settembre ’95 "Norme tecniche procedurali di attuazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 aprile 1992 relativamente agli elettrodotti ha annullato l’unica misura di cautela esistente (voluta dal ministro Ruffolo nel Dcpm precedente) che obbligava gestori della rete elettrica a risanare quelle situazioni dove gli elettrodotti da 500 Kv erano a meno di 28 metri dagli abitati. Un risparmio netto per l’Enel valutabile in 20.000 miliardi: le privatizzazioni evidentemente impongono estesi processi di deregulation della tutela della salute pubblica! Tutto questo conferma la necessita’ di proseguire ed intensificare la battaglia di civilta’ contro l’inquinamento elettromagnetico, iniziata dal Conacem cinque anni fa e appoggiata pienamente dalla rivista, e volta ad ottenere normative piu’ avanzate che tutelino realmente la salute del cittadino e dei lavoratori esposti a campi elettromagnetici.
VARCHI MAGNETICI
Nel mese di maggio 1995, alcuni quotidiani pubblicarono degli articoli sulla presunta pericolosita’ dei sistemi elettromagnetici per la rivelazione delle presenze del personale nei vari ministeri italiani, in seguito, il personale di molti uffici pubblici chiese la disattivazione delle apparecchiature ritenute dannose, in attesa che gli enti preposti alla tutela della salute pubblica intervenissero sulla questione, dichiarandosi disposti ad accettare qualsiasi altro metodo di rivelazione delle presenze di provata sicurezza.
Alcuni uffici, evidentemente piu’ sensibili al problema sollevato dai propri dipendenti, disattivarono questi cosiddetti "varchi magnerici mentre altri ritennero sufficientemente rassicuranti le considerazioni gia’ formulate dall’Istituto Superiore di Sanita’ nel marzo del 1993 e condivise recentemente dal Ministero della Sanita’ – Dgfsip: div VII – che escludono di fatto elementi significativi di ordine sanitario per il personale nell’attraversare i varchi per il rivelamento elettronico degli accessi in occasione del convegno di Sana, sono intervenuti due ricercatori dell’Ispesl (Istituto per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro), il dr. Maurizio Vignati e il dr. Livio Giuliani, che, dopo un’accurata esposizione delle considerazioni scientifiche sul problema dei varchi magnetici, riferendosi ad una ricerca scientifica svolta dal Dipartimento di Genetica Medica e dall’istituto Nazionale di Sanita’ Professionale svedesi che giunge a considerazioni nettamente in contrasto con quelli formulate soprattutto dall’istituto Superiore di Sanita’ italiano, hanno evidenziato che: "… il lavoro scientifico citato dimostra come l’intermittenza dell’esposizione ai campi elettromagnetici… produce aberrazioni cromosomiche nelle cellule ammniotiche umane. Quest’azione avviene con campo dell’ordine di quelli esistenti nei varchi anche a frequenze di 50 Hz invece che 100 kHz e con tempi di interruzione simili. Vi sono inoltre evidenze sperimentali che fanno escludere una dipendenza del fenomeno dalla frequenza… In conclusione, per maggiore valutazione del rischio derivante dalla radiazione generata dai varchi magnetici, e’ necessario un approfondimento della ricerca e la ripetizione degli esperimenti, in condizioni simili a quelle che si verificano nell’attraversamento dei varchi da parte degli umani". Le conclusioni dei due ricercatori dell’Ispesl rendono dunque piu’ che legittime le richieste di disattivazione da parte dei lavoratori interessati che temono di contrarre le gravi patologie che hanno gia’ colpito loro colleghi come tumori, ingrossamento tiroidei, cisti e noduli.
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