CHIEDEVANO SOLDI PROMETTENDO UN LAVORO COME GUARDIA GIURATA, MA IL TRIBUNALE DI ROMA FA PRESCRIVERE IL REATO
ASSURDA VICENDA DI “MALAGIUSTIZIA” CHE FINISCE ORA AL VAGLIO DEL CSM E DEL MINISTRO NORDIO. CENTINAIA DI VITTIME DOPPIAMENTE BEFFATE
Grazie alla scadenza dei termini per avviare il processo penale, i presunti truffatori che avevano chiesto soldi dietro la promessa di un lavoro come guardia giurata, la faranno franca. A denunciare l’episodio è il Codacons, che rende noto un clamoroso caso di “malagiustizia” italiano, finito ora al vaglio del Csm e del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
I fatti risalgono al 2020 quando il Codacons, per conto di una pluralità di cittadini, presenta una querela alla Procura della Repubblica di Roma in merito ad un raggiro perpetrato da alcuni soggetti che avevano coinvolto centinaia di cittadini dietro promessa di un lavoro come guardia giurata, chiedendo loro il versamento di somme a titolo di “garanzia” variabili da 500 a 2.500 euro, creando addirittura gruppi WhatsApp mediante i quali venivano inoltrate comunicazioni relative a colloqui e fittizi iter burocratici.
La magistratura capitolina avvia le dovute indagini penali che vengono prorogate nel 2021, con accertamenti e acquisizione dei tabulati telefonici svolti dalla Polizia Giudiziaria, che ne comunicava l’esito il 12 giugno 2021. Tuttavia qualcosa si inceppa: dall’esame del fascicolo delle indagini preliminari, sembrerebbe non scorgersi ulteriore attività investigativa per quasi due anni, fino 27 gennaio 2023. Questo totale stallo si è interrotto soltanto l’8 giugno 2026, data in cui è stata formulata la richiesta di archiviazione del procedimento, comunicata alle parti lo scorso 8 luglio, motivata esclusivamente dall’intervenuta prescrizione del reato. Estinzione che – denuncia oggi il Codacons – è maturata proprio a causa del tempo lasciato colpevolmente scorrere dopo la chiusura delle indagini.
Eppure dallo stesso avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dal PM titolare, emergeva un quadro indiziario ed accusatorio di macroscopica chiarezza e gravità, in cui venivano puntualmente cristallizzati gli elementi a carico degli indagati per il reato di truffa aggravata. Se l’Ufficio avesse agito con la tempestività imposta dai doveri di legge, l’azione penale sarebbe stata esercitata ben prima della scadenza, interrompendo tempestivamente i termini e salvaguardando il processo, ed evitando l’enorme danno subito dalle vittime della truffa, ora doppiamente beffati.
Per tali motivi il Codacons ha presentato un esposto al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, al Csm e al Ministro della Giustizia, chiedendo di disporre gli opportuni accertamenti e le verifiche ispettive sulla gestione del procedimento penale della Procura di Roma, valutando la sussistenza di profili di responsabilità disciplinare, negligenza inescusabile o ritardo colpevole a carico dei soggetti che saranno ritenuti responsabili di quanto occorso.
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