7 Ottobre 2023

FEDEZ: PROCURA DI ROMA CHIEDE CHE RAPPER SIA PROCESSATO PER CALUNNIA AI DANNI DEL CODACONS. RISCHIA FINO A 6 ANNI DI CARCERE

 

GIP DI ROMA ORDINA IMPUTAZIONE COATTA DEL RAPPER PER LE “FAKE NEWS” INVENTATE CONTRO IL CODACONS

Nuova vittoria legale del Codacons contro Fedez. Il Gip del Tribunale di Roma, Annalisa Marzano, accogliendo in pieno le richieste avanzate dal Codacons, ha infatti disposto l’imputazione coatta del rapper per il grave reato di calunnia ai danni dell’associazione dei consumatori, con la conseguenza che Fedez dovrà ora sostenere un processo penale e rischia, in caso di condanna, fino a 6 anni di carcere.
Il caso riguarda la “fake news” creata ad arte dal rapper nel 2020 per screditare il Codacons, quando cioè Fedez – incapace di accettare la denuncia dell’associazione circa la raccolta fondi avviata dai Ferragnez e che portò alla sanzione dell’Antitrust verso Gofundme per pratiche commerciali scorrette – diffuse dei contenuti sui social network nei quali accusava lo stesso Codacons di aver pubblicato sul proprio sito un banner ingannevole relativo ad una raccolta fondi sul coronavirus. Una accusa che però il tribunale ha rispedito al mittente, ritenendo assolutamente corrette e trasparenti le informazioni rese dal Codacons sul web.
Un boomerang per Fedez che ora, per quelle stesse accuse, dovrà rispondere per ordine del Gip del reato di calunnia. Scrive infatti il Gip Marzano nel suo provvedimento:
“Il Giudice rileva, dai banner presentati agli atti e dalla lettura degli stessi, che non vi sia alcuna pubblicità ingannevole, rilevando che nei banner si faceva esplicito riferimento al supporto del Codacons per la battaglia dei cittadini sul Coronavirus, rilevando, appunto, che tale è l’oggetto e la destinazione dell’associazione […] Il Giudice ritiene che emergono gli elementi strutturali del delitto di calunnia in capo al Lucia (Fedez, ndr), ritenendo sorretto anche l’elemento soggettivo anche alla luce dei tempi con i quali il Lucia si determinava a sporgere querela nei confronti del Codacons”.
Per questi motivi ordina al PM di formulare l’imputazione coatta nei termini di legge. Ora il Procuratore della Repubblica, Stefano D’Arma, ha formulato l’accusa che dovrà passare al vaglio del Gip Marisa Mosetti all’udienza del 12 febbraio 2024.
Ecco il capo di accusa completo mosso a carico del rapper: “accusava falsamente il Rienzi di aver pubblicato un messaggio ingannatorio sul sito internet del Codacons con il quale si faceva credere che la raccolta fondi promossa sulla pagina internet www.codacons,.it nel mese di marzo del 2020 fosse destinata alla battaglia contro il Coronavirus nell’ambito della situazione pandemica all’epoca in essere, così inducendo un numero indeterminato di utenti ad aderire alla suddetta campagna, al fine di procurarsi donazioni che invece venivano impiegate a vantaggio esclusivo del Codacons; nella stessa denuncia-querela, il Lucia accusa falsamente il Rienzi di aver utilizzato espressioni lesive della propria reputazione, nell’ambito di un comunicato stampa del 24.3.2020 e di diversi video pubblicati su Youtube, in cui Rienzi rivendicava la correttezza del proprio operato”.

Si aprirà ora l’udienza preliminare e si andrà verso un nuovo processo che, in caso di condanna, potrebbe valere a Fedez fino a 6 anni di reclusione, così come previsto dal nostro ordinamento.
E il Codacons non esista a togliersi qualche sassolino dalla scarpa e a chiedere scuse formali da parte di Fedez, della stampa e della politica:
“Nei giorni caldi della battaglia tra Fedez e il Codacons schiere di giornalisti “leccapiedi” e politici affamati di like come Carlo Calenda o l’attuale ministro Guido Crosetto, si sono schierati dalla parte del rapper senza nemmeno prendersi la briga di andare sul sito del Codacons e leggere cosa c’era scritto sul nostro banner – spiega l’associazione – Il tempo è galantuomo e il tribunale romano ci ha dato ragione, riconoscendo la correttezza del nostro operato e contestando quello di Fedez. Speriamo che Fedez venga assolto dinanzi ai giudici da ogni accusa, e nell’attesa ci aspettiamo delle scuse formali non solo da parte del rapper, ma anche dal mondo della stampa e della politica, che troppo spesso cavalca o occhi chiusi le assurdità degli influencer al solo scopo di ottenere consensi e visibilità” – conclude il Codacons.

 

 

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