Pietra tombale sul Dieselgate: archiviazione definitiva
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fonte:
- Corriere del Veneto
Adesso è definitivo, senza altre possibilità di impugnazione o ricorso: in Italia l’affaire Dieselgate si chiude senza colpevoli né condanne.Da ieri la vicenda è finita in un cassetto senza che sia mai stato celebrato un processo. Il sesto anniversario dell’esplosione dello scandalo Dieselgate in Italia è decorso il 18 settembre 2021, ma da 24 ore sull’intera inchiesta estesa a tutta la penisola sotto il coordinamento della Procura scaligera è calata la pietra tombale dell’archiviazione. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Verona Raffaele Ferraro che ha rigettato tutte le richieste di riapertura delle indagini e ha invece dato ragione alla Procura che ad aprile 2020 aveva chiesto l’archiviazione delle quinquennali indagini per frode contro Volkswagen. Nell’autunno 2019 la magistratura veronese aveva già dismesso la parallela causa per l’ipotesi di reato ambientale, con minaccia alla salute pubblica, che è invece valsa una condanna negli Usa nel 2017. Restava in ballo l’unica contestazione di frode in commercio, ma alla luce dell’ordinanza appena depositata dal gip Ferraro neppure su tale accusa si celebrerà alcun processo nei confronti dei 6 manager indagati.A illustrarne il motivo è lo stesso giudice Ferraro nelle dieci pagine del provvedimento di archiviazione appena depositate e in cui sottolinea che «appare evidente l’insostenibilità dell’accusa in giudizio per difetto di dolo». Secondo il gip, «è del tutto plausibile ritenere che gli amministratori di VW Italia spa non siano stati in alcun modo coinvolti nella decisione relativa alla manipolazione del software delle vetture, né nella divulgazione di tale informazione evidentemente “top secret”». Nero su bianco, inoltre, il magistrato rimarca il fatto che «per nessuno degli indagati (ciascuno dei quali era amministratore appresentante di VW Italia spa nel periodo considerato) è stata acquisita la prova sufficiente riguardo alla consapevolezza del “defeat device” nelle vetture commercializzate». In tre si erano opposti alla archiviazione della vicenda-scandalo tra cui spiccava l’associazione dei consumatori Codacons: ma nessuna delle loro rimostranze ha trovato accoglimento da parte del gip, che ha sancito in via definitiva che «l’insufficienza di elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio – si conclude l’ordinanza – comporta che il procedimento nei confronti degli attuali indagati debba essere archiviato». Senza processi né condanne né, tantomeno, colpevoli. La. Ted.
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