“Non esiste un focolaio collegato agli studenti”
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fonte:
- la Repubblica
di Antonio Di Costanzo Le gravi difficoltà menzionate dalla Regione sugli ospedali e sul sistema sanitario non giustificano lo stop alla scuola, anzi, “dimostrano piuttosto la carente previsione di adeguate misure preordinate a scongiurare il rischio, ampiamente prevedibile,di collasso anche sul sistema trasporti”. È uno dei passaggi più duri del decreto della presidente della quinta sezione del Tar, Maria Abbruzzese, che sospende, dopo poche ore dall’entrata in vigore, l’ordinanza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca che aveva deciso di non aprire le scuole materne, elementari e medie e di conseguenza aveva spedito in Dad, davanti a un computer, gli studenti fino al 29 dicembre. Una bocciatura netta quella che arriva dal Tribunale amministrativo. Accolto il ricorso di alcuni genitori, rappresentati dagli avvocati Giacomo Profeta e Luca Rubinacci, e quello dell’avvocatura di Stato, schierata dal premier Mario Draghi e dai ministeri dell’Istruzione e della Salute per far valere la volontà del governo. A giudizio del Tar per contrastare il Covid e la variante Omicron, l’Esecutivo ha emesso una “dettagliata normativa, di rango primario” che esclude altri interventi. A partire da quello firmato dall’ex sindaco di Salerno: per il giudice è in palese contrasto “rispetto alle scelte politiche operate a livello di legislazione primaria, peraltro incidente,in maniera così evidentemente impattante sui livelli uniformi (a livello nazionale) di fruizione di servizi pubblici tra i quali quello scolastico”. De Luca non aveva il potere di emanare il suo provvedimento. Anche perché, sottolinea Abbruzzese, “la Campania non è in Zona Rossa e dunque non è nella fascia di maggior rischio pandemico e che il solo dato dell’aumento dei contagi neppure specificatamente riferito alla popolazione scolastica e peraltro neppure certo non radicano la situazione emergenziale”.E ancora il decreto afferma che “a ulteriore sostegno della complessiva non ragionevolezza della misura, non risulta siano state assunte misure restrittive di altre attività, il che riporta alla omessa considerazione dell’assoluta necessità della generalizzata misura restrittiva, incidente, allo stato e nonostante la dichiarata esigenza di tutela collettiva, sulla sola frequenza scolastica rispetto alla quale, difformemente dalle scelte legislative, è stata privilegiata l’opzione ‘zero'”. Tra l’altro il Tar scrive che “non esiste alcun focolaio collegato alla popolazione scolastica”.La trattazione collegiale sui ricorsi è stata fissata per il prossimo 8 febbraio, ma la decisione del giudice Abbruzzese è immediatamente esecutiva e comporterà l’apertura degli istituti scolastici già da questa mattina.Ma ci sono ancora le ordinanze di chiusura emanate dai singoli sindaci.A loro scriveranno i prefetti delle cinque province, con Anci e direzione regionale scolastica, per invitarli a rivalutare la propria posizione alla luce del decreto del Tar. Il decreto non è stato commentato da De Luca. Per giustificare la legittimità dell’ordinanza, ieri mattina la Regione aveva inviato una documentazione aggiuntiva su richiesta del tribunale. Atto con cui Palazzo Santa Lucia ribadisce la situazione di “massima gravità” con rischio di saturazione dei posti letto in ospedale “in assenza di immediate e drastiche misure”. La Regione, inoltre, sostiene che “l’ordinanza, tiene conto anche della diffusione straordinaria della variante Omicron, dei focolai registrati prima della chiusura natalizia nelle fasce della popolazione giovanile e dell’impossibilità di poter eseguire i tracciamenti”. Ma Abbruzzese sconfessa completamente e sospende l’ordinanza. Esultano così le associazioni “no Dad”, alcuni genitori, il Codacons e persino un bar che attraverso la società Djanco Srl si è presentato al Tar lamentando un calo di clienti causa chiusura scuole. «Davvero non ho capito questa ordinanza della Regione. Lo dico prima da genitore e poi da avvocato – spiega l’avvocato Profeta – non volevo più vedere i miei figli costretti a restare per un a mattinata davanti a un monitor e poi magari vederli passare dal monitor della Dad a quello della Playstation. Non ha senso chiudere le scuole se poi si lasciano aperti i centri commerciali e le palestre».
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