In breve
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fonte:
- La Sicilia.it
Stando alle multe elevate dai vigili urbani nel 2006 per violazioni del codice della strada, nelle casse del Comune sarebbero dovuti entrare ben 10.104.598 euro. In realtà, ne sono entrati 5.432.087, quindi poco più della metà. Nel 2005 i soldi realmente incassati furono 5.824.878, più dell’anno scorso, ma in percentuale inferiore poiché le contravvenzioni superavano i 12 milioni di euro. Queste cifre sono state fornite dall’ispettore Salvo Torrisi, responsabile dell’Ufficio integrato notifiche della Polizia municipale, il quale ha spiegato che la cifra non incassata dal Comune è destinata a crescere, perché, fatta eccezione per i ricorsi che saranno vinti dai cittadini, chi pagherà con ritardo dovrà aggiungere interessi e mora. Solo per il 2006, ha detto Torrisi, "abbiamo messo a ruolo altri 12 milioni di euro per i verbali ancora non pagati". Ieri il "Sole 24 ore" ha pubblicato un’inchiesta secondo la quale i Comuni incassano dalle multe 1,25 miliardi di euro all’anno. Catania compare al 74° posto di questa classifica, stilata in base al rapporto percentuale tra le multe accertate e le imposte locali riscosse: il rapporto, per il capoluogo etneo, è 4,63%; le multe, divise per abitante, ammontano a 10,30 euro pro capite. Il Codacons, associazione che tutela i consumatori, alla luce di questi dati, chiede agli enti locali: "Che fine fanno questi soldi?". Perché, si legge in una nota, "per il Codice della strada (art. 208) il 50% dei proventi delle multe, ossia 625 milioni di euro, dovrebbe essere destinato al miglioramento della circolazione, al potenziamento della segnaletica e all’educazione stradale. Non solo, ma almeno il 10% dei proventi dovrebbe essere destinato alla tutela degli utenti deboli: bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti". "Non ci risulta sia così – dice Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons – altrimenti le strade siciliane non sarebbero allo sfacelo come invece sono. Non si capisce perché i cittadini debbano rispettare il codice della strada e i Comuni no". L’inchiesta del "Sole 24 ore", inoltre, "dimostra che i Comuni esagerano e utilizzano le multe per fare soldi facili e risanare i conti, invece che per aumentare la sicurezza – aggiunge Tanasi – Che per gli italiani il codice della strada sia un optional, è spesso vero, ma sono troppi i trasgressori e le sanzioni per immaginare che siano tutti pirati della strada. Non a caso ogni anno sono migliaia le multe che vengono annullate dai giudici di pace". Tanasi fa un esempio. "L’ultima invenzione introdotta da alcuni Comuni per incassare soldi si chiama "Semavelox", uno strumento che consente di fotografarti se passi con il rosso. Ovviamente siamo per punire severamente chi non rispetta i segnali di un semaforo. Ma la realtà è che spesso i Comuni, una volta installato il semavelox, riducono drasticamente la durata del giallo, approfittando del fatto che il codice non stabilisce una durata standard. Il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di minimo un secondo durante il quale, se uno viaggia anche solo a 50 km/h, percorre già 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo. Poi bisogna aggiungere lo spazio di frenata. L’art. 41, comma 10, stabilisce che con il giallo occorre fermarsi, a meno che ci si trovi così prossimi, al momento dell’accensione della luce gialla, che non ci si possa più arrestare in condizioni di sufficiente sicurezza. In tal caso si deve sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza. È evidente che se un Comune fa durare il giallo solo 2 secondi, sarà molto probabile che gli automobilisti passino con il rosso. Ma si tratta effettivamente di pirati della strada o di un modo per incassare soldi facili?". Il Codacons chiede al governo di modificare l’art. 41 del codice della strada, stabilendo una durata del giallo uguale in tutta Italia, ad esempio 5 secondi.
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