I mufloni (per ora) sono salvi al Giglio stop agli abbattimenti
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fonte:
- il Tirreno
ISOLA DEL GIGLIO.I mufloni gigliesi sono salvi, anzi no: lo sono solo per ora. Sono momentaneamente in posizione verticale le canne dei fucili dei tiratori scelti approdati il 22 novembre sull’Isola del Giglio con il mandato – affidato loro dal Parco dell’Arcipelago Toscano – di abbattere le pecore dalle corna da ariete perché lì non possono più stare: sarebbero una minaccia per la biodiversità e un progetto di status europeo – Life LetsGo Giglio – ne prevede l’eradicazione. Dopo la campagna nazionale contro la condanna a morte delle miti pecore selvatiche, partita pochi giorni fa e condotta a tamburo battente dall’associazionismo animalista e non solo – anche l’Ordine nazionale dei biologi è sceso in campo – l’ente Parco comunica che – per ora – si è preso l’impegno di «sospendere gli abbattimenti». La decisione è stata ufficializzata ieri, tramite una nota che corregge il tiro rispetto a quella dal tono più ottimistico inviata poco prima da Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli Animali e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. Intorno alle 10 di ieri Brambilla annuncia che, alla luce di un «risolutivo confronto diretto con il presidente del Parco Giampiero Sammuri», è giunta «la decisione di fermare gli abbattimenti»,«e di risparmiare la vita dei mufloni adottando soluzioni alternative», ovvero, «il trasferimento degli animali in aree faunistiche o la creazione di una riserva chiusa sull’isola, dove potranno restare e trascorrere la vita». Nella nota si parla di «confronto» e di «accordo» con il presidente Sammuri: sembra tutto risolto con un’ipotesi che accarezza persino l’idea che i mufloni possano rimanere al Giglio. Ma intorno alle 13 giunge la nota del Parco con cui si «precisa rispetto al comunicato» della parlamentare: «L’impegno che al momento ci siamo presi- legge – è quello di sospendere gli abbattimenti, mentre per parlare di accordo sarà necessario un approfondimento con le associazioni animaliste».E poi: «Presupposto fondamentale per sviluppare il dialogo – conclude Sammuri – è che le associazioni animaliste convengano sull’obiettivo che il muflone sia completamente rimosso dal Giglio». Piovono gli interventi delle associazioni pro mufloni. Enpa e Oipa si complimentano per lo stop all’abbattimento. Il Codacons informa di aver presentato un esposto alle procure della Repubblica di Livorno e Grosseto e alla Corte dei Conti della Toscana perché si valuti «la sussistenza di eventuali ipotesi penalmente rilevanti»e per «accertare un eventuale spreco di soldi pubblici derivante dal progetto LetsGo Giglio», delle cui attività chiede «la cessazione immediata» «fi-no a quando studi appropriati non potranno essere eseguiti e valutati scientificamente». L’associazione Vitadacani – che si era offerta di portare via a proprie spese i mufloni dell’isola per ospitarli in rifugi – punta il dito sul fatto che «Lunedì (domani, ndr) il Parco ha convocato le associazioni animaliste,ma non Vitadacani, Rete dei Santuari, Save Giglio e il ricercatore Kim Bizzarri, che a febbraio avevano reso pubblica la decisione di abbattere i mufloni». Intanto il comitato gigliese Save Giglio sottolinea che «accordi ufficiosi e negoziazioni private condotti dietro porte chiuse non sono sufficienti a garantire che l’ente Parco riveda gli obiettivi del progetto Life LetsGo Giglio». Erano gli Anni ’50 quando i mufloni furono introdotti sul Promontorio del Franco che chiude la baia di Giglio Campese; dimoravano all’interno di recinti su terreni privati della famiglia Balducci; negli anni, però, avrebbero saltato i recinti e adesso transiterebbero dal Promontorio del Franco al Capel Rosso, ovvero lungo, per lo più, la fascia ovest dell’isola.La loro colpa è di essere un po’ come i cinghiali: rovinerebbero, soprattutto, i muretti a secco, i terrazzamenti, tipici della viticoltura “eroica” del Giglio, ma la gran parte della comunità è affezionata ai mufloni, tant’è che ieri c’è stato chi sull’isola – insieme al comitato Save Giglio – ha sfilato contro il Parco. Ormai ne sono rimasti una cinquantina di esemplari: dal 2009 al 2020 ne è stato abbattuto un centinaio, secondo i dati del Parco. Nel corso del 2021 si sarebbe proceduto solo a catture finalizzate al trasferimento dall’isola in rifugi. Poi, all’improvviso, la notizia dell’abbattimento massivo. E da qui la battaglia.
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