Le toghe colpiscono ancora A processo i tesorieri di Carroccio e Italia Viva
-
fonte:
- Libero
Finisce alla sbarra il “Sistema Parnasi”, il meccanismo di tangenti ai partiti politici messo in piedi, secondo i magistrati, dal costruttore romano Luca Parnasi. Il giudice Annalisa Marzano ha rinviato ieri a giudizio, oltre a Parnasi, 12 persone, tra cui l’onorevole Giulio Centemero, tesoriere della Lega,e Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd ed ora senatore di Italia viva. L’indagine, condotta dalle pm della Capitale, Luigia Spinelli e Giulia Guccione, è uno dei filoni della maxi inchiesta della Procura di Roma sulla realizzazione dello stadio giallorosso a Tor di Valle. Fra le accuse, autoriciclaggio, finanziamento illecito ai partiti, corruzione, traffico di influenze, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli inquirenti,in particolare, ritengono che Parnasi, in grandi difficoltà economiche, abbia cercato sponde presso i partiti finanziandoli con decine di migliaia di euro. Dagli atti risulta che 250 mila euro sono stati elargiti da Parnasi all’associazione ‘Più Voci’, il cui rappresentante legale è Centemero. Soldi poi finiti nelle casse di ‘Radio Padania’, la storica antenna del Carroccio, per pagare un paio di aziende fornitrici e gli stipendi dei dipendenti. FONDAZIONE PD I versamenti, in due tranche da 125mila l’una, erano avvenuti tra il 2015 e il 2016, gli anni dall’inchiesta della Procura di Genova sui 49 milioni di euro di rimborsi elettorali.E 150mila euro, invece, erano stati destinati alla fondazione Eyu, vicina al Pd. Parnasi,a proposito della costruzione della stadio della Roma, era stato arrestato nel 2018. L’investimento, poi andato in fumo, era di un miliardo per la struttura e 300 milioni per le infrastrutture. Goldman aveva finanziato con 30 milioni la sola progettazione. Il nuovo stadio avrebbe rappresentato per il gruppo Parnasi la classica ciambella di salvataggio: la capogruppo, Parsitalia, era all’epoca sotto una montagna di debiti. Con UniCredit, il principale finanziatore di Parnasi, l’esposizione aveva raggiunto la cifra di 450 milioni. Dietro UniCredit l’altro grande creditore era Mps seguito da Aareal bank. In totale 600 milioni di debiti. Ad essere rinviato a giudizio anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma del M5s5, Marcello De Vito, adesso passato in Forza Italia. Il leghista Centemero si è difeso: «Nel corso del processo imostrerò con precisione e metodo la mia totale innocenza». Bonifazi, interrogato dai magistrati, aveva sempre respinto ogni addebito. «Nessuno dei 150mila euro versati da Parnasi è finito al Partito democratico», disse l’ex tesoriere dei dem. «Ci vedemmo ad una cena e parlammo. Lui voleva finanziare con 250 mila euro il partito per le elezioni del 2018 ma io gli dissi c’era il limite fissato di 100 mila euro», aggiunse Bonifazi, suggerendogli così la Fondazione Eyu, di cui all’epoca era presidente del consiglio di indirizzo, precisando «che si trattava di un ente autonomo che nulla c’entrava con il Pd e che si finanziava attraverso liberalità o fornendo servizi». «Quando in-contravo imprenditori anche di centrodestra», ricordò Bonifazi, «presentavo Eyu». PARTI CIVILI Il processo inizierà il prossimo 21 dicembre. Si sono costituiti parte civile la Regione Lazio, il Comune di Roma, il Codacons. L’inchiesta romana è un’altra tegola per Matteo Renzi già nel mirino della Procura di Firenze sempre per una storia di finanziamento illecito. L’inchiesta in quel casa riguarda la Fondazione Open. I vertici del Pd, in quel caso, avevano preso le distanze dalla gestione dell’ex Rottamatore. «Nessun finanziamento illecito», si è difeso Renzi, sottolineando, come Bonifazi, che Open non è un partito e dunque non soggetto alle leggi sul loro finanziamento.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
-
Tags: Luca Parnasi, stadio della Roma
