I “dolori” del 118, chiesto lo stop al recupero dell’indennità regionale
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Affonda le sue radici in un periodo del tutto precedente alla pandemia il nodo del Servizio di emergenza-urgenza 118. Negli anni il depauperamento in termini di figure professionali legato alla scarsità delle retribuzioni, che ha colpito i medici convenzionati, ha portato alla demedicalizzazione di diverse postazioni territoriali, complicando la stessa copertura dei turni. E ancora adesso le prospettive non sono delle migliori, considerando che a breve lasceranno il posto anche diversi medici reclutati con avviso dinamico (a 50 euro all’ora), in quanto entreranno a seguire altri percorsi di specializzazione. Il discorso sui presunti assenteisti durante la pandemia culminato nei recenti avvisi di garanzia e in alcuni sequestri di denaro nei confronti di alcuni medici si inserisce in un contesto già delicato. Ma al riguardo saranno gli accertamenti giudiziari ad avere l’ultima parola. In questa fase, invece, tornano a farsi sentire le organizzazioni di categoria, con il sindacato autonomo Saues,e l’associazione consumatori Codacons che dai rispettivi punti di vista sollevano diverse questioni. Il Saues, attraverso i referenti Maria Rita Foresta ed Emilio Leuzzi, punta dritto al nodo dell’indennità regionale per prestazioni aggiuntive ormai sospesa (a differenza di Reggio, Cosenza e Vibo dove viene erogata) da oltre un anno: in questo ambito l’Asp ha anche avviato un’attività di recupero delle somme erogate negli ultimi dieci anni, con richieste che in alcuni casi superano anche i centomila euro. Nel frattempo gli emolumenti Antonella Scalzi Un confronto tra trasportatori, Azienda sanitaria provinciale e primari dei reparti di Nefrologia per dipanare il groviglio che trasforma il tragitto casa-centro dialisi di molti ammalati di reni in un vero e proprio calvario. Mentre resta ancora irrisolto il caso della dializzata catanzarese che non può andare a fare dialisi in autonomia, ma non presenta condizioni di salute talmente gravi da dover essere accompagna in ospedale con l’ambulanza, le associazioni di volontariato che gestiscono il trasporto stanno provando così a fare rete. La mobilitazione potrebbe presto sfociare, dunque, in una richiesta formale da presentare all’Asp per incardinare un tavolo che, seppur al fine di portare avanti un ragionamento più complessivo, sarebbe gradito anche all’associazione nazionale emodializzati. In effetti, il presidente regionale nonché numero due nazionale dell’Aned, Pasquale Scarmozzino, è già al lavoro per ottenere la di-sponibilità al confronto del direttore generale dell’Asp, Ilario Lazzaro. Intanto,in prima linea restano proprio i trasportatori che a Catanzaro fanno capo a una decina di associazioni di volontariato e che appaiono ormai decisi a far valere le proprie ragioni mettendo a nudo la disperazione di chi non vuole far ricadere il problema sui pazienti, ma sa di non poter più andare avanti così. Sullo sfondo questioni sanitarie, problemi sociali e diatribe economiche che si incastrano tra rimborsi irrisori e automezzi sostitutivi sostanzialmente non contemplati. Il caso della settantacinquenne catanzarese che non ha ancora una soluzione al suo problema, imbrigliata com’è in un certificato che cristallizza i fatti, ma non sbroglia la matassa ha così acceso i riflettori su una categoria, quella dei trasportatori, intenzionati a dire basta a una gestione limitata alle ambulanze che prende in carico soltanto 33 pazienti e ne La cancellazione della delega all’incasso rischia di penalizzare il servizio Sarà possibile prenotare in farmacia già da domani la terza dose del “booster” del vaccino.A darne notizia è Federfarma Calabria, dopo il via libera da parte della Regione che ha autorizzato le farmacie alle prenotazioni e alle somministrazioni della terza dose. Un passo volto a dare attuazione a quanto concordato nel protocollo del 16 aprile scorso. La dose “booster” altro non è che una dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, somministrata dopo almeno sei mesi dall’ultima dose. Il tipo di vaccino che dovrà essere Defilippo (Federfarma): «Si punta su di noi per una diffusione capillare» Alcuni grammi di sostanza stupefacente nel reparto detentivo di alta sicurezza della casa circondariale “Caridi” e cinque telefoni cellulari tra gli indumenti dei detenuti. A fare la scoperta gli agenti della Polizia penitenziaria che ha condotto l’operazione supportata dall’Unità cinofili della Guardia di finanza. Un risultato che mostra come, nonostante le misure di sicurezza esistenti in un carcere, sia comunque complicato riuscire a “filtrare” tutti i possibili contatti che i detenuti hanno con il mondo esterno. In questo caso, se già la presenza dello stupefacente nel reparto di massima sicurezza getta una luce inquietante, ancor più può rivelarsi preoccupante il ritrovamento di telefoni cellulari, attraverso i quali i detenuti magari legati ad associazioni della criminalità organizzata potrebdei medici convenzionati risultano anche ampiamente ridotti. Per il Saues, la decisione dell’Asp «ha depotenziato il sistema 118 mettendo in fuga medici mortificati e frustrati nella lroo dignità professionale,al punto che la problematica ha avuto risonanza nazionale richiedendo l’intervento del governo e del Parlamento». il riferimento è alla legge di conversione del decreto Sostegni nella quale è stato inserito un articolo ad hoc (il 24 bis) in base al quale le somme corrisposte fino al 31 dicembre 2020 «a seguito di prestazioni lavorative rese in esecuzione di accordi collettivi nazionali di lavoro o integrazioni regionali… non sono ripetibili … salvo casi di dolo o colpa grave». Il Saues afferma che «il comportamento del medico del 118 è stato sempre all’insegna della correttezza e della buona fede nel percepire l’indennità regionale, econdo direttive regionali e accordo aziendale». Ecco perché chiede al commissario ad acta, al prefetto e al direttore generale dell’Asp di «adeguare le delibere aziendali n° 2 e 407 del 2020 e interrompere la procedura di ripetizione alla luce della legge in oggetto, in quanto nessun reato è stato posto in essere altrimenti la vicenda dovrebbe assumere un profilo penale, non di ripetizione civile».Il Codacons punta l’indice contro «la gogna mediatica alla quale è esposto il personale del 118» invitando ad attendere gli sviluppi giudiziari della vicenda e ricordando, invece, l’impegno dei medici del Seu durante la pandemia «portando avanti un’azione di deospedalizzazione per evitare che il fragilissimo sistema calabrese saltasse del tutto». Peraltro, evidenzia il vicepresidente Francesco Di Lieto, anche senza dispositivi di protezione personale né linee guida. Sulle indennità, il Codacons ritiene sia stata fatta confusione «e i luminari nominati dai governi nazionali per mettere i conti in ordine hanno creato ancora più danni». Ad avviso dell’associazione «negare quanto pattuito, e chiedere ai medici di restituire parte degli stipendi, è la cartina di tornasole della serietà dei vertici della sanità calabrese». Per il Codacons, oggi bisognerebbe spiegare «i motivi per cui il 118 sta andando a rotoli, le responsabilità di chi non garantisce la presenza di un medico sulle ambulanze, sul progressivo smantellamento della medicina territoriale».
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