Processo abbreviato ambulanze della morte pm chiede 30 anni per Agatino Scalisi
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fonte:
- La Sicilia
CATANIA. È durata quasi due ore la requisitoria del pm Andrea Bonomo al processo (rito abbreviato) dell’inchiesta sulle cosiddette “ambulanze della morte” a Biancavilla, che vede imputato in questo troncone Agatino Scalisi, uno dei due barellieri accusati di avere provocato (tra il 2014 e il 2016) la morte di quattro pazienti terminali ai quali veniva insufflata aria nelle vene durante il trasporto in ambulanza dall’ospedale a casa. Una vicenda terribile che sconvolse l’opinione pubblica. Scalisi è accusato di avere provocato la morte di una delle quattro vittime. Per le altre tre, al termine del processo a rito ordinario, conclusosi nel maggio scorso, è stato condannato all’ergastolo dai giudici di Corte d’Assise, Davide Garofalo, per il quale lo stesso pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 30 anni. Scalisi, per il quale ieri in aula il suo legale Antonino Tomaselli ha chiesto l’assoluzione, è in stato di libertà dopo che su istanza del difensore venne scarcerato dal tribunale del Riesame che non ritenne sufficienti gli indizi di colpevolezza a suo carico. Nell’udienza di ieri sono intervenuti anche i rappresentanti delle parti civili (tra loro gli avvocati Carmelo Cali, per l’Asp e Carmelo Sardella per alcune associazioni, il Codacons tra queste). Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 14 ottobre per le eventuali repliche e la sentenza del Gup, Carla Valenti. L’inchiesta nacque dalle rivelazioni di Luca Arena che denunciò la vicenda al programma televisivo “Le Iene”. L’uomo, sotto protezione e da una località segreta, dichiarò che con il fratello comprarono le ambulanze alla fine del 2010, gestendole inizialmente. Nel 2012, poi, il via agli accordi con le associazioni mafiose attratte dal lavoro svolto in poco tempo, (nello specifico i clan di Paternò, Biancavilla e Adrano) e che imposero la propria gestione alle ambulanze e la presenza di Davide Garofalo e Agatino Scalisi quali operatori delle stesse. A causare la morte degli sventurati era un’iniezione d’aria nelle vene che portava al decesso per embolia gassosa. Ai familiari veniva poi detto che le morti erano avvenute per cause naturali. Obiettivo erano i 2-300 euro di “regalo” che la famiglia del defunto avrebbe dato per la “vestizione” della salma. I soldi sarebbero poi stati divisi con i clan mafiosi di Biancavilla e Adrano.
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