Ogni ettaro bruciato costa alla collettività diecimila euro
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fonte:
- Il Quotidiano del Sud
COSENZA – Migliora la situazione degli incendi in Calabria anche se ci sono diversi roghi attivi in tutta la regione. Ancora è presto per fare la conta dei danni ma grazie alle immagini satellitari si è visto che 11mila ettari sono andati in fumo in tutta la regione. Secondo Coldiretti è di oltre diecimila euro a ettaro il costo per la collettività dell’emergenza incendi, con boschi e macchia mediterranea inceneriti dalle fiamme, animali morti, alberi carbonizzati, oliveti e pascoli distrutti e fiamme che arrivano a lambire le città. Sugli 11mila ettari distrutti in Calabria il costo per la collettività sarebbe al momento quindi di 110milioni di euro. «Ai costi immediati per le operazioni di spegnimento e ai danni su flora e fauna, attività agricole, ambiente e biodiversità – ricorda Coldiretti – vanno aggiunti quelli a lungo termine per la bonifica delle aree e per far rinascere tutto l’ecosistema forestale e tutte le attività umane tradizionali, dalla raccolta della legna a quella dei tartufi e dei piccoli frutti, dai ricerca dei funghi all’ecoturismo. Un percorso per il quale sono necessari circa 15 anni». Per contribuire allo spegnimento degli incendi che hanno interessato anche nella giornata di ieri diverse regioni italiane, sono stati 30 gli interventi effettuati dai Canadair e dagli elicotteri della flotta aerea dello Stato e la maggior parte delle richieste, 6, sono arrivate al Centro operativo aereo unificato (Coau) del Dipartimento della Protezione Civile dalla Calabria, lo stesso numero della Campania. Oltre agli alberi distrutti sono centinaia gli animali morti nelle fiamme che hanno ridotto i boschi della Calabria in un cumulo di cenere. È per questo che il Codacons Calabria chiede «alla luce dei drammi ambientali ed umani degli ultimi giorni» che «la regione Calabria annulli la stagione venatoria 2021-22». «In una regione martoriata da migliaia di roghi – continua – anche per gli animali è piena emergenza, uno scempio che ha un unico responsabile, l’uomo. Dati che impongono al governo regionale di annullare la stagione di caccia».A Codacons ha fatto eco Antonio Viscomi, deputato calabrese e capogruppo PD in commissione Lavoro alla Camera: «aver disposto l’apertura della caccia in Calabria dal primo giorno di settembre – dice – dopo tutti gli incendi di questi giorni è veramente cosa assurda e incredibile». Per Susanna Cenni, responsabile Pd Politiche agricole, alimentari e forestali «l’apertura anticipata della caccia» è «un atto incomprensibile ed irricevibile fuori da ogni logica di buonsenso e di corretta gestione della pratica venatoria, soprattutto dopo incendi di questa portata che, guarda caso, spingono la fauna nelle aree risparmiate Il co-portavoce di Europa Verde Calabria Giuseppe Campana, insieme al co-portavoce nazionale Angelo Bonelli e al componente della Direzione Nazionale Francesco Alemanni ricordano invece che «sono milioni gli animali selvatici arsi vivi negli incendi che stanno sconvolgendo l’Italia, soprattutto al Sud, soprattutto in Calabria». «Oggi – di-cono – apprendiamo che la Giunta Regionale calabrese ha deciso addirittura di anticipare al 1 settembre l’apertura della stagione della caccia, infliggendo il colpo mortale alla fauna selvatica del territorio. Non possiamo accettarlo». Anche Amalia Bruni, candidata del centrosinistra alla guida della Regione Calabria, reagisce con determinazione, alla delibera della Giunta regionale con la uale si anticipa l’apertura della caccia. «Io non ho parole, davvero. Stiamo da una settimana combattendo con le unghie e con i denti contro un fuoco assassino che ha mietuto vittime, bruciato case e aziende, ucciso milioni di animali – afferma Bruni – e qual è la risposta del duo Spirlì/Occhiuto? Anticipare l’apertura della stagione venatoria».
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