La ripresa fa salire l’inflazione
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fonte:
- Il Piccolo
Le pressioni sui prezzi accomunano l’attuale fase congiunturale di Stati Uniti e Italia. Secondo i dati diffusi dal governo americano i prezzi al consumo sono aumentati del 5,4% nel mese luglio rispetto all’anno precedente, lo stesso ritmo di giugno e il livello annuale più alto dal 2008. Su base mensile, tuttavia, l’inflazione ha mostrato un rallentamento, con un rialzo dello 0,5% da giugno a luglio rispetto al +0,9%segnato da maggio a giugno. Il raffreddamento è dovuto a problemi di approvvigionamento legati alla pandemia oltre alle incertezze sui consumi legate ai nuovi aumenti di contagi da variante Delta che stanno frenando alcune attività commerciali. Il cosiddetto indice dei prezzi “core”, quello che esclude le categorie più volatili come alimenti ed energia, è cresciuto del 4,3% rispetto su base annuale, rispetto al +4,5% di giugno. Su base mensile l’aumento è stato dello 0,3% a luglio, anch’esso in forte calo rispetto all’aumento medio dello 0,8% nei tre mesi precedenti. In Italia l’inflazione ha segnato in luglio un +1,9% dal +1,3% del mese precedente. A spingere i rincari sono i prezzi dei beni energetici, che registrano un aumento a doppia cifra, trainati dall’impennata delle tariffe. Numeri che preoccupano i consumatori,i quali prevedono una “stangata” in arrivo per le famiglie.I dati definitivi diffusi dall’Istat evidenziano a luglio un aumento dei prezzi al consumo dello 0,5% rispetto a giugno e dell’1,99%, su base annua, con una revisione al rialzo rispetto alle stime preliminari (+0,4% e +1,8%). È da gennaio che il tasso di inflazione – dopo otto mesi di variazioni negative – continua progressivamente a crescere, fino a quest’ultimo balzo di sei punti percentuali. La «forte accelerazione di luglio», spiega l’Istat, è «di nuovo dovuta ai prezzi dei beni energetici, in particolare di quelli regolamentati, che registrano così la crescita più alta dal 1996», cioè da quando viene registrato questo aggregato. I prezzi dell’energia segnano infatti a luglio un +18,6% su base annua, spinto soprattutto dalla componente regolamentata, ovvero dalle bollette, che volano al +34,2% (dal +16,9% di giugno). Subiscono di conseguenza un’accelerazione anche i prezzi di abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+9,1% da +5,9%), seguiti dai trasporti (+5,2%). L’inflazione a questi livelli si tradurrà in una “stangata vacanze”, avvertono le associazioni dei consumatori: il Codacons stima +584 euro annui per la famiglia tipo, l’Unione consumatori +691 euro per una coppia con due figli. Ma non ci sono fondate ragioni per essere allarmati, osserva Nomisma, facendo notare che l’inflazione continua ad essere spinta dalla componente volatile, mentre la componente di fondo cresce solo dello 0,6%. «Quello che preoccupa maggiormente gli investitori non è l’inflazione in quanto tale, ma il tapering: il timore che la Bce rallenti l’attuale politica monetaria espansiva», spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma: le rassicurazioni sono state date, ma ora si guarda alla Germania, che proprio oggi ha diffuso l dato sull’inflazione a luglio (+0,9% mensile e +3,8% annuo) e che «potrebbe innescare pressioni sulla Bce per anticipare un’azione di contrasto all’inflazione». Riflessione equivalente vale per la Federal Reserve che potrebbe pronunciarsi in materia a settembre. Tra i governatori della Banca centrale Usa rimane tuttavia la convinzione che l’aumento dell’inflazione rifletta fattori “transitori”, dovuti al fatto che la gente è tornata da alcuni mesi a vivere una certa normalità con una veloce ripresa dei consumi con un balzo della domanda che mette alla prova le forniture.
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