11 Agosto 2021

“Perché lo Stato vuole censurare il libro di Palamara sulle toghe?”

«U  attacco  alla  libertà  di  espressione».E,  di  conseguenza,  allo  Stato  di  diritto.  Rappresenterebbe  questo,  secondo  14  europarlamentari  italiani,  la  richiesta  di  risarcimento  di  un  milione  di  euro  avanzata  dall’Avvocatura  dello  Stato  carico  di  Luca  Palamara,  ex  presidente  dell’Anm.  Una  richiesta  formalizzata  nel  corso  dell’udienza  preliminare  conclusasi  nelle  scorse  settimane  con  il  rinvio  giudizio  dell’ex  pm  romano,  durante  la  quale  l’Avvocato  dello  Stato  ha  sottolineato  il  «danno  per  le  Istituzioni»  legato  al  libro  scritto  dall’ex  magistrato  dal  giornalista  Alessandro  Sallusti,  dal  titolo  “Il  Sistema”,  «presentato  anche  sulle  spiagge».  Un  libro  che,  di  fatto,  racconta  una  realtà  ancora  incontestata,  spiegando  il  meccanismo  delle  correnti  la  gestione  delle  nomine  nelle  procure  più  importanti  d’I-talia,  un  vero  proprio  scandalo  che  l’indagine  su  Palamara  aveva  soltanto  lasciato  intravedere.  La  richiesta  dell’Avvocatura  era  arrivata  un  anno  dopo  la  pubblicazione  di  quel  libro,  ormai  campione  di  vendite  conosciuto  menadito  dagli  addetti  ai  lavori.  Una  sorta  di  “manuale”  che  lo  Stato  non  ha  però  gradito,  puntando  sulla  censura  per  far  recuperare  credibilità  alla  magistratura.  La  scelta  non  è  però  piaciuta  agli  europarlamentari  Sabrina  Pignedoli  (Ni),  Antonio  Tajani  (Ppe),  Salvatore  De  Meo  (Ppe),  Chiara  Gemma  (Ni),  Carlo  Fidanza  (Ecr),  Nicola  Procaccini  (Ecr,  Raffaele  Fitto  (Ecr),  Giuliano  Pisapia  (S&D),  Dino  Giarrusso  (Ni),  Alessandro  Panza  (Id),  Raffaele  Stancanelli  (Ecr),  Nicola  Danti  (Renew),  Sergio  Berlato  (Ecr)e  Massimiliano  Salini  (Ppe),  che  hanno  presentato  un’interrogazione  bipartisan  alla  Commissione  con  richiesta  di  risposta  scritta,  partendo  dalla  risoluzione  del  Parlamento  europeo  del  25  novembre  2020  sul  rafforzamento  della  libertà  dei  media.I  parlamentari  hanno  dunque  evidenziato  come  «questo  Parlamento  ha  condannato  “l’uso  delle  azioni  legali  strategiche  tese  bloccare  la  partecipazione  pubblica  al  fine  di  mettere  tacere  intimidire  giornalisti  mezzi  di  informazione  di  creare  un  clima  di  paura  in  merito  alle  notizie  riguardanti  determinati  temi”»,  sottolineando  anche  come  «i  problemi  della  magistratura  italiana  sono  molto  sentiti  dall’opinione  pubblica  che  per  la  prima  volta  l’Avvocatura  dello  Stato  agisce  contro  la  pubblicazione  di  un  libro».  Da  qui  la  richiesta  di  chiarire  se  la  Commissione  «non  ritiene  che  l’azione  dell’Avvocatura  dello  Stato  si  possa  configurare  come  una  azione  temeraria  “utilizzata  per  spaventare  giornalisti  affinché  interrompano  le  indagini  sulla  corruzione  su  altre  questioni  di  interesse  pubblico”,  come  afferma  la  risoluzione  del  Parlamento»e  se  «la  libertà  di  stampa  di  espressione  in  Italia  siano  contrastate  da  un  organo  dello  Stato,  che  dovrebbe  tutelare  questi  diritti,  configurandosi  come  un  rischio  per  lo  Stato  di  diritto».  La  notizia  era  stata  accolta  con  non  poco  stupore  dai  due  autori.  Per  Sallusti  si  tratterebbe  di  «un  tentativo  di  estorsione  dello  Stato  nei  miei  confronti  di  Palamara»,  mentre  l’ex  consigliere  del  Csm  si  è  detto  «turbato  dalla  richiesta  di  censura  del  libro  da  parte  dei  rappresentanti  dell’Avvocatura  dello  stato:  vogliono  forse  silenziarmi?».  Contro  la  richiesta  dell’Avvocatura  – che  ha  anche  invocato  il  sequestro  del  libro  – si  è  ribellato  anche  il  Codacons.  «Si  tratta  di  un  gravissimo  attentato  alla  libertà  di  espressione  di  una  azione el  tutto  paradossale  – aveva  evidenziato  in  una  nota  -. Il  libro  riporta  infatti  gli  scandali  del  sistema  giudiziario  italiano  che  lo  Stato  non  ha  saputo  impedire,e  porta  cittadini  conoscere  cosa  accade  nel  settore  della  giustizia  attraverso  un  lavoro  di  ricostruzione  dei  fatti.  Se  è  vero  che  lo  Stato  chiede  soldi  due  scrittori  liberi  di  esprimersi,  gli  stessi  Sallusti  Palamara  devono  ora  agire  contro  lo  Stato  in  via  riconvenzionale  chiedendo  10  milioni  di  euro  di  danni  per  non  aver  saputo  prevenire  ed  impedire  la  guerra  tra  bande  nella  magistratura  italiana  – proseguiva  l’associazione  -. In  tal  senso  il  Codacons  offre  il  proprio  staff  legale  per  sostenere  due  autori  del  libro  contestato  difenderli  in  questo  vergognoso  giudizio». 

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