Inflazione, Padova tra le 10 città più care
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fonte:
- Il Mattino di Padova
Padova, tra le città con più di 150 mila abitanti, è tra le dieci più care d’Italia. E in Veneto, quella Padovana, è la seconda provincia per livello dell’inflazione. Lo certificano uno studio dell’Unione Nazionale Consumatori e i dati raccolti dagli uffici di Palazzo Moroni. La città di Giotto è al nono posto per costo della vita con un +1, 5% d’inflazione in Italia. Questo significa che una famiglia media subirà un rincaro annuale di 379 euro, che diventano 558 euro per una famiglia di quattro persone. Sono le conseguenze economiche del Covid-19 e si leggono anche nei numeri dell’inflazione, pubblicate dal Comune per il mese di giugno. Secondo Palazzo Moroni in cima alla lista degli aumenti ci sono il gasolio e il riscaldamento (+20,2%), seguono energia elettrica (+16, 9%), fotocamere e videocamere (+ 16, 7%), carburante (+15, 9%), ancora servizi con il gas (+13, 5%) e poi biciclette (11, 7%), piccoli elettrodomestici (+9, 6%), raccolta acque di scarico (+9, 1%), corsi di lingue (+7, 7%) e strumenti musicali (+7, 3%). Per quanto riguarda, invece, il paniere alimentare, non ci sono rincari significativi, considerando che l’unico segno “più” riguarda il pesce (+0, 5%). In particolare l’aumento del carburante si vede sulla colonnina dei distributori: la benzina costa tra 1, 493 euro e 1,688 euro, con una media di 1,579 euro e il gasolio tra 1,339 euro e 1,539 euro, con una media di 1,425 euro. Tuttavia secondo Adico Consumatori l’inflazione miete anche altre vittime nella nostra provincia.«In queste voci manca l’impennata dei servizi alla persona», rivela Carlo Garofolini, presidente Adico, «come parrucchieri, dentisti ed estetisti. Una pulizia dei denti è passata da 65 euro a 80 euro e una piega da 14 euro a 18 euro. Inoltre manca la ristorazione che ha aumentato il coperto di 50 centesimi e perfino 1 euro; mentre il caffè costa ormai 1-1,1010 euro e non lo si trova più a 90 centesimi». Va detto che c’è una generale speculazione in atto, visibile nell’aumento delle materie prime, che si ripercuote su tutta la filiera dei trasporti. Se l’alimentari è rimasto stabile è perché aveva già re-gistrato un incremento subito dopo la prima ondata del Coronavirus. «Per le famiglie», spiega ancora Garofolini, «questo significa perdita di potere di acquisto e maggiore esborso. Solo rispetto all’energia ogni famiglia padovana rischia di spendere 600-700 euro in più all’anno. Le azioni del Governo, una tantum e non strutturali, eviteranno gli aumenti all’inizio per poi risultare del tutto inefficaci dopo. Ci aspettiamo un autunno “bollente” perché è il periodo di ripresa per antonomasia:si ripresentano tutti i conti rinviati durante l’estate. Fino a Natale saranno tempi duri, temiamo la tredicesima verrà interamente assorbita dalle spese perché parliamo di +20% di spesa annua rispetto agli anni precedenti». Chi difende i consumatori,i loro stipendi che perdono valore e i salari decimati dalla cassa integrazione, invoca i controlli: «Le aziende», sottolinea Garofolini, «stanno cercando di riprendersi con gli interessi quello che hanno perso a causa della pandemia. Ma questo non è possibile e non è giusto perché ci ab-biamo perso tutti, indistintamente. Sono mesi che denunciamo le segnalazioni dei consumatori,ma mancano i controlli». Sergio Taurini, presidente regionale Adoc consumatori, membro della Commissione prezzi del Comune e consigliere della Camera di commercio, aggiunge: «L’inflazione tra le più al-te d’Italia è una situazione che ci contraddistingue da tempo – spiega- I numeri però vanno letti e interpretati. Per quanto riguarda, per esempio, il carburante, l’aumento reale è del 3%. I numeri che vediamo nel report del Comune infatti risentono del rimbalzo tra il 2020 e il 2021, che aveva sì raggiunto +18%, dunque bisogna considerare la differenza, appunto circa un +3%. Un discorso simile riguarda le biciclette e i piccoli elettrodomestici – come la macchina per il pane o l’impastatrice – che sono schizzata nelle vendite durante il lockdown dell’anno scorso e adesso stanno ritrovando il loro equilibrio in un mercato che torna alla normalità». Che le letture siano più o meno pessimiste, una cosa è certa: «Il dramma si consumerà nei portafogli delle famiglie», sottolinea l’avvocato Marco Locas, di Codacons. «La crisi si annida nei bisogni che non potranno essere soddisfatti». — ELVIRA SCIGLIANO
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