Crollo del Morandi, nelle carte tutti i lavori promessi e mai eseguiti
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fonte:
- la Repubblica
Ci sono i parenti delle 43 vittime della tragedia. Poi le persone ferite, fisicamente e psicologicamente, da quel crollo immane. Infine le associazioni come Assoutenti, Adoc e Adiconsum e Codacons: 357 parti offese che si presenteranno il 15 ottobre per la prima udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 59 persone, più le società Autostrade per l’Italia e Spea, nella mega indagine sul crollo di ponte Morandi.
Certo non tutte diventeranno parte civile nel futuro processo, a cominciare da quei familiari che sono stati risarciti da Autostrade dopo il 14 agosto 2018, la stragrande maggioranza. E poi toccherà al giudice per le indagini preliminari, Paola Faggioni, pronunciarsi sull’ammissibilità delle associazioni o di altre singole posizioni.
Nelle oltre 2300 pagine firmate dai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, oltreché dall’aggiunto Paolo D’Ovidio e dall’ormai ex procuratore capo Francesco Cozzi (è andato in pensione da due settimane), la Procura fra le altre cose riporta anche tutti gli interventi “promessi” dall’allora Aspi guidata da Giovanni Castellucci per mettere a posto gli stralli della pila 9 poi crollata, e mai realizzati nonostante ” un intervento di rinforzo strutturale degli stralli della pila 9 analogo a quello eseguito sulla pila 11 avrebbe evitato, con certezza assoluta, il verificarsi del crollo”.
La Procura ricorda un intervento “avviato da Pisani nel 2011”, “inspiegabilmente abbandonato per essergli stato preferito un modestissimo, e ben più economico, intervento di mero ripristino conservativo, peraltro anch’esso sempre rinviato e mai realizzato”. Importo del primo: 23 milioni e 800mila euro. Importo presunto del secondo: 150mila euro.E ancora “un intervento di rinforzo strutturale degli stralli della pila 9 analogo a quello eseguito sulla pila 11, il cui progetto, affidato a Bernardini nel 2014, era stato nuovamente e inspiegabilmente abbandonato all’inizio del 2016”.
Infine il noto intervento “di rinforzo strutturale degli stralli della pila 9 analogo a quello eseguito sulla pila 11, il cui progetto, solo nel luglio 2017, era stato affidato a De Angelis- Giacobbi e, trasmesso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per la necessaria approvazione in data 31.10.2017, era stato approvato con decreto in data 11.6.2018, solo un paio di mesi prima del crollo”.
Tirando le somme di un lavoro durato quasi tre anni l’accusa scrive: “I problemi cui il processo deve dare risposta sono, semplificando al massimo, soltanto due: un buon gestore/ manutentore (cosiddetto agente modello) avrebbe potuto/dovuto accorgersi – a prescindere dalle cause che le avevano determinate – delle condizioni in cui versavano i cavi (o, ciò che è equivalente, rendersi conto della impossibilità di conoscere quelle condizioni) ed intervenire tempestivamente per interrompere il traffico e porvi rimedio, oppure il disastro era inevitabile?”.
“La risposta fornita dalle indagini svolte è affermativa: era cioè possibile, e quindi doveroso, evitare il disastro, se solo fossero state acquisite le conoscenze tecnico- scientifiche disponibili, se fosse stato acquisito un adeguato livello di conoscenza dell’opera, se l’opera fosse stata tenuta sotto adeguato e costante controllo, se fossero state utilizzate, a tal fine, tutte le tecnologie disponibili e sviluppabili, se fossero stati correttamente valutati i margini di incertezza e i limiti di affidabilità propri delle tecnologie impiegate a tal fine, se fossero stati adeguatamente considerati i plurimi segnali d’allarme”.
Mentre per la Procura “sono responsabili del crollo (ovviamente in misura e diversa e con diversa gravità) tutti coloro che, tra la fine dei lavori degli anni ‘ 90 e il 2018, hanno ricoperto, in Autostrade o Spea, incarichi e ruoli di vario livello implicanti la titolarità di una posizione di garanzia e che non hanno fatto tutto quanto possibile e doveroso “. Infine “sono altresì responsabili tutti coloro11 che, tra la fine dei lavori degli anni ’90 e il 2018 hanno ricoperto, in Anas e nel Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, incarichi e ruoli di vario livello nel settore della vigilanza”.
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