8 Giugno 2021

Per ballare si va a San Marino

San Marino come Las Vegas? Si balla, ci si diverte fino a notte fonda, si va in discoteche e pub. I ragazzi arrivano a frotte e non solo da Romagna e Marche, le regioni confinanti. Alle agenzie di viaggio assicurano che la voglia di divertirsi in libertà calamita giovani (e meno giovani) da tutta la Penisola e perfino dall’estero. Tanto che il piccolo Stato sta vivendo, dopo anni di crisi, un boom del turismo. Infatti accanto alla disco-vacanza c’è la vaccino-vacanza. Il pacchetto prevede il soggiorno in hotel per tre notti (prezzo a seconda del numero di stelle) e la somministrazione di una dose di Pfizer o Sputnik (costo 50 euro) con diritto a ricevere, nei tempi stabiliti, il richiamo. Per non creare problemi, l’offerta è riservata, per ora, a chi non risiede nell’Ue. Le dosi non mancano e dopo avere vaccinato gran parte della popolazione, è stato deciso di aprire ai turisti.

Un decreto delle autorità esonera dall’uso della mascherina (sia all’aperto che al chiuso) chi è vaccinato o ha già avuto il Covid. Anche per questo c’è libertà di ballare ed è in corso pure l’organizzazione di due maxi-eventi: un veglione studentesco per 1.200 persone il 12 giugno e una serata con dj di fama internazionale il 19 giugno, inizio ore 21 e fino alle 5 del mattino, con 3.000 partecipanti. Le misure di sicurezza prevedono la presentazione all’ingresso del certificato (cartaceo oppure on line) di avvenuta vaccinazione o che comprovi il possesso degli anticorpi contro il Covid o ancora l’esito di un tampone realizzato entro le 48 ore precedenti (il tampone potrà essere eseguito anche in un apposito spazio, in loco). Poi vi saranno postazioni con distributori di prodotti sanificanti e direzioni separate per uscita e accesso. 60 steward controlleranno che le regole vengano rispettate.

Dice Federico Pedini Amati, ministro al Turismo di San Marino: «Da giorni abbiamo zero casi e zero ospedalizzazioni. Perché dobbiamo tenere i ragazzi ancora chiusi in casa?» L’evento, intitolato The vice in on (L’atmosfera è accesa), è organizzato da Musica Riccione, con 8 hotel convenzionati, e questo rende nervosi i discotecari romagnoli che invece hanno i locali chiusi, o quasi, poiché potrebbero trasformare le piste da ballo in ristoranti ma (ovviamente) si rifiutano. Dice Maurizio Pasca, presidente del Silb, l’associazione dei discotecari: «Se entro il 21 giugno, data dell’eliminazione definitiva del coprifuoco, il governo non si esprimerà anche per la riapertura delle discoteche, decideremo di riaprire indistintamente le nostre attività dal primo luglio. Sono disponibile a mettere a disposizione di ministri e tecnici decine di video dove già si balla nei bar o negli stabilimenti balneari, mentre invece il 30% delle nostre attività ha già chiuso definitivamente: le nostre aziende stanno morendo». E questo mentre a San Marino, dove di fatto non esiste frontiera, le luci sfavillano e la dance musica spopola.

Gianni Indino è il presidente Silb dell’Emilia-Romagna, 274 discoteche, 8.500 dipendenti, 100 milioni di fatturato: «Siamo rimasti gli unici ancora chiusi. Ci trattano come appestati mentre abbiamo dato la disponibilità a vaccinare i giovani nei locali contribuendo in modo determinante a convincere i ragazzi». Elenca: i tifosi sono tornati sugli spalti degli stadi e al traguardo del Giro d’Italia, cinema e teatri hanno ripreso a programmare spettacoli, l’Arena di Verona riapre con un concerto dei Volo, invece niente mazurke nelle balere e niente balli nelle cattedrali del liscio, con gli officianti dj fuggiti a Ibiza (o San Marino). «Ho parlato con diversi dj», aggiunge Indino, «che sarebbero disponibili a fare in modo che i giovani si possano ritrovare in discoteca e creare momenti di socializzazione prima della somministrazione del vaccino. Noi offriamo collaborazione e ci chiudono la porta in faccia».

Così gli animatori della notte minacciano la disobbedienza civile: locali aperti dall’1 luglio per sfidare il governo. Tanto che il Codacons è subito insorto, temendo una deregulation, e ha minacciato di chiedere il sequestro dei locali se non sarà individuato un rigoroso protocollo anti-Covid per l’ingresso. Però aggiunge in un suo documento: «Riteniamo abbia ragione il Silb nel denunciare come molti bar e stabilimenti balneari siano stati trasformati in discoteche abusive, in barba alle leggi».

La discoteca Praja è tra le più note, si trova a Gallipoli, in provincia di Lecce, avvolta nella quiete del parco naturale di Punta Pizzo. Può contenere 3.500 persone. A gestirla è Pierpaolo Paradiso: «Lo scorso anno abbiamo dimostrato che le discoteche possono aprire in sicurezza, anche se si sono scatenate le polemiche per un solo caso di contagio, ma adesso con i vaccini potremo lavorare in maniera molto più tranquilla. Credo che le autorità stiano sottovalutando la situazione che potrebbe venirsi a creare in estate. Senza i locali da ballo dove vanno i giovani? A ballare sulle spiagge con gli stereo portatili? In Croazia, a Ibiza, a Mykonos e così perderemo l’opportunità per la ripartenza di un settore importante dell’economia?».

Nel nostro Paese erano in attività, prima del Covid, 3.500 tra discoteche e locali da ballo. È difficile quantificare il fatturato (che si aggirerebbe sui 500 milioni) e la dimensione del popolo della notte (sarebbero 5 milioni i giovani che entrano almeno una volta l’anno in una discoteca). «Il provvedimento del governo di consentire l’apertura delle discoteche solo come bar e ristoranti», dice Indino, «è una presa in giro. Aprire le discoteche senza ballare è come andare al cinema, pagare il biglietto, entrare e ti fanno ascoltare solo il sonoro». Insomma i gestori sono in trincea contro un’altra estate senza musica.

Per ora gli è arrivata solo una piccola apertura da parte del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa: «Il mese di luglio può essere un obiettivo ragionevole per la ripartenza delle discoteche e quindi delle sale da ballo. Devono aprirle per poter ballare, non può esserci il limite del distanziamento, bisogna trovare un metodo che consideri capienza e tracciamento, magari permettendo l’entrata solo con il green pass. Ma è necessario che su questi temi ci sia una condivisione tra governo e Regioni, un percorso condiviso che, come con i ristoranti, ha dato buon esito».

Un primo risultato i discotecari lo hanno comunque raggiunto. Oggi alle 19 al ministero della Salute si discuterà del problema. L’accordo potrebbe trovarsi sugli ingressi filtrati dal green pass. Il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, dice: «Io non sono un tipo da discoteca, ma se abbiamo il green pass dobbiamo crederci, perché ti da accesso a maggiore libertà e quindi bisogna arrivare al punto in cui si potrà tornare a ballare avendo a disposizione il green pass». Concorda Pasca: «Siamo d’accordo sulla riapertura in totale sicurezza, chiedendo all’ingresso il green pass. I locali da ballo diventerebbero delle bolle di sicurezza». In attesa, San Marino continua a macinare decibel e business.

© Riproduzione riservata

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