L’Italia cresce già a inizio anno. Draghi: l’attività si rafforza
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fonte:
- Milanofinanza.it
di Francesca Gerosa Inaspettata e importante revisione al rialzo da parte dell’Istat delle stime del pil nel primo trimestre del 2021. Nel periodo gennaio-marzo il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,8% rispetto ai primi tre mesi del 2020. Le stime preliminari diffuse il 30 aprile scorso indicavano una variazione congiunturale del pil del -0,4% e di quella tendenziale del -1,4%.
Il primo trimestre di quest’anno ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente, ha sottolineato l’istituto di statistica, e una giornata lavorativa in meno rispetto al primo trimestre del 2020. La variazione acquisita per il 2021 è pari a +2,6%. Il governo stima una crescita quest’anno del 4,5%, dopo la flessione dell’8,9% registrata nel 2020 a causa della pandemia da Covid-19. Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali hanno registrato una diminuzione dell’1%, mentre gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,7%. Le importazioni sono aumentate del 2,3% e le esportazioni sono scese dello 0,1%.
Il moderato recupero dell’attività produttiva, ha spiegato l’Istat, è sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria e di una contrazione del terziario che in alcuni comparti ha risentito ancora degli effetti delle misure di contrasto dell’emergenza sanitaria. Il quadro della domanda è caratterizzato da una spinta della componente interna, alimentata dal recupero degli investimenti e dal nuovo contributo positivo delle scorte, mentre un contributo negativo è venuto dall’estero per la crescita delle importazioni a fronte di una sostanziale stazionarietà delle esportazioni.
Più nel dettaglio, le ore lavorate sono diminuite dello 0,2% in termini congiunturali, mentre i redditi pro capite sono aumentati dell’1,5%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla crescita del pil: -0,7% i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private, -0,1% la spesa delle amministrazioni pubbliche, +0,7% gli investimenti. La variazione delle scorte ha contributo positivamente per 0,8 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è stato negativo per 0,6 punti percentuali. Si sono viste crescite congiunturali del valore aggiunto di agricoltura e industria pari, rispettivamente, al 3,9% e all’1,8% mentre i servizi hanno segnato un calo dello 0,4%.
In particolare, per l’agricoltura, secondo un’analisi della Coldiretti, si tratta della migliore performance tra tutti i settori produttivi con l’agricoltura che cresce dell’1,3% anche rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “L’emergenza globale provocata dal Covid ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza”, ha commentato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. “Proprio per cogliere l’opportunità storica del Recovery Plan abbiamo elaborato progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare, dai settori produttivi a quello dei biocarburanti, con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni”, ha concluso Prandini.
Come ha detto ieri il Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, l’attività produttiva nel Paese si rafforza. Gli indici di fiducia delle imprese sono ai massimi da oltre tre anni. “Gli imprenditori pianificano investimenti, segno che sono tornati a essere ottimisti. Le famiglie sono per ora un po’ più caute, ma anche qui ci sono forti segnali di miglioramento”, ha commentato il premier, Mario Draghi, nel corso del suo intervento a Fiorano Modenese, al termine della visita nel complesso produttivo del distretto ceramico di Sassuolo. “L’Ocse ha appena rivisto al rialzo le sue previsioni per l’Italia (ipotizza che il pil segni un +4,5% quest’anno, dal +4,1% visto a marzo, e un +4,4% da +4% nel 2022, ndr)”, ha aggiunto, sottolineando che “il merito è dei tanti distretti produttivi nazionali come il vostro, che in questi mesi difficili hanno sostenuto l’economia e oggi sono protagonisti della ripresa. Qui si produce circa il 90% della ceramica italiana. Nel primo trimestre di quest’anno, questa industria è cresciuta di quasi il 9%, molto di più della produzione manifatturiera”.
Il segreto di distretti come questo, ha proseguito Draghi, “sta nella stretta collaborazione tra le imprese, nell’internazionalizzazione, nell’innovazione. Nel 2018 questo settore ha fatto investimenti per quasi il 10% del fatturato. “È un esempio virtuoso: in media, le imprese italiane spendono intorno al 3%. Ed è un leader nel mondo: la produzione italiana di ceramica viene esportata per l’85%, per un valore di oltre 4,5 miliardi di euro, e copre circa un terzo del commercio internazionale del prodotto”, ha osservato. Il tutto mentre gli enti internazionali stanno correggendo al rialzo le previsioni sull’economia italiana, ha indicato ancora il presidente del Consiglio. “Anche il tasso di occupazione è in crescita, questo è molto importante perché siamo solo all’inizio e vediamo che l’occupazione sta crescendo”, ha aggiunto Draghi.
Dunque, l’Italia ha “davanti una fase nuova, di ripresa e fiducia”, ha continuato Draghi, parlando di un’Italia “viva, forte” che ha tanta voglia di ripartire. Certo, i mesi della pandemia sono stati molto duri per i lavoratori e per le imprese. “Ma, grazie ai sacrifici degli italiani e alla forte accelerazione della campagna vaccinale, abbiamo davanti una fase nuova. Una fase di ripresa e fiducia, su cui costruire un Paese più giusto e più moderno. E liberare le energie che sono rimaste ferme in questi mesi, e direi anche in questi anni”.
Detto questo, ha ammonito, l’Italia non deve limitarsi a tornare alla situazione pre-pandemia, perché la crescita del paese era comunque bassa. “Questa opportunità che ci viene data oggi non è quella di tornare a una costruzione istituzionale che era quella prevalente prima della pandemia. Perché prima della pandemia crescevamo molto poco”, ha precisato il premier: “il grande timore è che finita la pandemia e avviata una forte ripresa, questa non sia duratura e torniamo a un tasso di crescita molto modesto”. L’importante è che il paese sia “unito” in questa fase di ripartenza. Serve un’Italia “unita nel desiderio di tornare a crescere e credere nel suo futuro”, ha concluso Draghi.
Anche per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, “abbiamo iniziato la strada della ripresa” e le imprese sono tornate a investire dopo il 2020, l’anno della grande crisi e “abbiamo imboccato la strada giusta anche qui, ma non dobbiamo fermarci e abbiamo necessità di grandi stimoli, stimoli importanti nella speranza che quel rimbalzo sia superiore al 4% che tutti stimano”, ha incalzato, ritenendo Roma “fondamentale per il Paese, la ripartenza del Paese passerà da Roma” perché la Capitale “è trainante anche per il Mezzogiorno”.
L’importante revisione effettuata dall’Istat sull’andamento del pil nel primo trimestre è un dato che consolida le aspettative di una ripresa che potrebbe superare quest’anno il 4,5%, ha commentato l’Ufficio Studi di Confcommercio. Al momento il recupero appare affidato agli investimenti in costruzioni e mezzi di trasporto. Invece, la a domanda delle famiglie continua a mostrare un’evoluzione negativa, soprattutto per i servizi. Ed è da questa componente, che rappresenta quasi il 60% del pil, che dovrà generarsi nei prossimi mesi la spinta per un recupero più significativo dei livelli produttivi e occupazionali.
Bene, quindi, che ci sia una revisione al rialzo rispetto alle precedenti stime e che si passi, seppur in modo impercettibile, in territorio positivo, ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. Nel primo trimestre l’Italia era ancora in lockdown, “dunque scontato che il terziario trascini in basso il pil. Non per niente a calare maggiormente sono i servizi come il commercio, alloggio e ristorazione, -2,3% il congiunturale e -7,7% il tendenziale e le attività artistiche, rispettivamente -1,7% e -12,3%. Dal lato della domanda, poi, a crollare più di ogni altra cosa è la spesa delle famiglie residenti: -1,2% e -4,2%. La scommessa è il rimbalzo che riusciremo ad avere ora, in questi settori, con le riaperture”, ha detto l’Unc. “Se alla fine del lockdown si aggiungerà anche una riforma fiscale capace di ridare capacità di spesa ai ceto meno abbienti, allora il boom potrà essere assai maggiore”, ha concluso Dona.
Ma il Codacons avverte: il primo trimestre del 2021 si chiude con una vera e propria debacle sul fronte dei consumi, che calano dell’1% rispetto al trimestre precedente, e del 2,7% su base annua. La mancata ripresa dei consumi nel 2021 “è un dato preoccupante, con la spesa che risulta ben al di sotto delle attese”, ha osservato il presidente, Carlo Rienzi. In effetti, analizzando i numeri forniti oggi dall’Istat, si scopre che la spesa delle famiglie residenti in Italia è diminuita dell’1,2% nel primo trimestre del 2021 rispetto al periodo precedente, è addirittura del -4,2% rispetto al 2020. “Numeri sconfortanti determinati non solo dalle misure restrittive legate al covid, ma anche dal generale impoverimento delle famiglie causato dalla crisi sanitaria che continua ancora oggi ad avere effetti negativi sui consumi degli italiani”, ha concluso Rienzi. (riproduzione riservata).
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